È boom di prostituzione cinese, viaggio nei bordelli Made in China

È boom di prostituzione cinese, viaggio nei bordelli Made in China



A letto i cinesi sono nazionalisti. Almeno così sembra dalle innumerevoli indagini sui bordelli del Dragone rosso scoperti dietro l’insegna di centri per massaggi. Sui registri sono stati trovati i nomi di clienti di varie nazionalità, però non di clienti con gli occhi a mandorla. E ci sarebbe anche una regola non scritta: le prostitute orientali che vanno con gli italiani (anche con le lesbiche, o con altri stranieri) non possono andare pure coi cinesi. La separazione sembra netta. Pare che sotto le lenzuola la questione non sia solo di pelle, forme e odori. Ma di sangue, geni e ricerca dell’amplesso incontaminato. Una sorta di “sesso di razza”. Qualche asiatico dà una spiegazione intimista. Dice: “Non c’è alcuna discriminazione, è solo una questione di riservatezza. Il cinese non vuole farsi vedere dall’italiano. Non va nei centri estetici ma in case private che non hanno l’aspetto di locali aperti al pubblico”. Sarà, ma tempo addietro nella zona periferica della Casilina la Squadra mobile romana ha “censito” lucciole cinesi richieste solo da loro connazionali.


Da dove arrivano

Stando agli investigatori (che hanno a che fare con la proverbiale omertà cinese) adesso c’è una novità: le prostitute vengono dalla megalopoli Shanghai, sulla costa centrale della nazione asiatica. Però non tutte. Parecchie giovani trovate nei locali a luci rosse - da Nord a Sud passando per il Lazio - sono risultate originarie dell’area più a meridione, di Zhenjiang (terra natale della maggior parte dei cinesi nel Belpaese): è la ricca patria di molti imprenditori mandarini che fanno affari in Europa e in Italia. Eppure, ripete chi viene da quelle parti e parla della sua gente: “Le loro donne non potrebbero mai dedicarsi alla prostituzione perché hanno troppi parenti e conoscenti in Italia e temono il giudizio dell’intera comunità” (dati Cnel).


Belle e dannate

L’età delle lucciole va dai venti ai trent’anni, carine, tutte con regolare permesso di soggiorno di lavoro. Guarda caso risultano assunte proprio dal centro dove vengono sfruttate. Vivono in due-tre in un appartamento sovente intestato a italiani (situato in quartieri periferici), procurato dal giro di amici o malavitosi. Sempre a sentire polizia e carabinieri, in Cina le ragazze non verrebbero vendute e poi schiavizzate coi riti magici del vudù come avviene per le nigeriane, o ingannate come succede alle slave.


Il rapporto degli 007

Comunque lo scenario è sempre fosco. Qualche tempo fa in un rapporto dell’intelligence della Finanza era scritto che “il costo del viaggio è enorme. È la famiglia che garantisce il pagamento. Se anche l’immigrato non è in grado di pagare, l’organizzazione può rifarsi nei confronti dei parenti”. Addirittura, “alcuni hanno dichiarato di essere impossibilitati perfino al suicidio perché la condizione debitoria della famiglia non cambierebbe di una virgola”. E si era fatto riferimento pure alla leggenda dei morti cinesi occultati dalla loro comunità: “I documenti dei defunti – si spiegava - sarebbero spediti in Cina dentro libri con le pagine tagliate e lì sarebbero assegnati ai nuovi emigranti. Per fare questo, sarebbero utilizzate le grandi compagnie internazionali che offrono servizi postali in tutto il mondo”.


Gatto a luci rosse

Centro estetico che vai gatto che trovi. Non può mancare. È una statuetta di varia grandezza messa sul bancone all’entrata. Rappresenta un felino che saluta con la zampa: l’alza e l’abbassa senza sosta. È interamente dorato e per i cinesi è un portafortuna. Quasi sempre il resto dell’appartamento è arredato in modo squallido: chiaramente il letto in ogni stanza, preservativi e tanti fazzoletti o rotoli di carta a disposizione.


Il piacere è denaro

Il piacere rende bene. Le inchieste delle forze dell’ordine dicono che gli introiti si aggirano sui tre-quattromila euro al giorno. Le tariffe vanno dai venti euro per una masturbazione fino ai cento per un rapporto completo. Le ragazze si mettono in tasca il 20% della prestazione concordata. L’80% finisce al capo.


Dal ristorante al bordello

Di solito a tenere i conti è una lei che viene dal Paese della Grande muraglia, com’è donna oltre la metà dei quasi ventimila cinesi residenti nella Capitale (Istat 2018). Non è una ex del mestiere. Può aver scelto l’attività come primo lavoro, oppure può essere un’imprenditrice, magari la titolare di un lussuoso ristorante etnico nel centro storico di Roma, com’è davvero successo poco tempo fa.


Città del sesso

Roma e Milano si contendono la vetta della classifica delle città più viziose e con il più alto numero di centri estetici orientali, inseguite da alcuni centri toscani. A volte le inchieste svelano il lato “hard” di realtà inaspettate, come Brescia: di recente la Dia ha confiscato case e negozi a due coppie cinesi accusate di sfruttare la prostituzione di connazionali nei locali da loro gestiti. Ma è Roma a fare scandalo. Un bordello è stato trovato a due passi dal Vaticano. Oppure, in zona San Paolo si sono offerti tre incontri al prezzo di due. Chi miete cifre da record è la Compagnia carabinieri “Piazza Dante”, nel rione multietnico dell’Esquilino: una sezione del Nucleo operativo si occupa anche di indagare sugli affari sporchi del Dragone. Negli ultimi due anni ha collezionato una ventina di operazioni. E non è finita.


di Fabio Di Chio

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