È giallo sul rimpatrio della figlia dell'ambasciatore nordcoreano a Roma in fuga da novembre

È giallo sul rimpatrio della figlia dell'ambasciatore nordcoreano a Roma in fuga da novembre



È diventato ormai un giallo dai risvolti inquietanti il caso dell'ex ambasciatore nord coreano a Roma, Jo Song-gil, di cui si sono perse le tracce da fine novembre scorso. A riaccendere i riflettori sulla vicenda la notizia, in attesa di conferme, secondo cui la figlia, una ragazza diciassettenne che viveva a Roma con la famiglia, sarebbe stata prelevata ieri da agenti segreti facenti capo a Kim e riportata contro la sua volontà in Corea del Nord. «Ora si trova in Corea del Nord sotto il controllo delle autorità», è l'ex vice ambasciatore a Londra di Pyongyang Thae Yong-ho, nel corso di una conferenza stampa a Seul, località in cui risiede in seguito alla sua diserzione dal regime, a rompere il silenzio. Seppur non abbia portato alcuna prova a sostegno della sua tesi, il diplomatico è convinto che la ragazza si trovi in Corea del Nord, dove sono tristemente note le ritorsioni, anche a danno dei familiari, contro chi diserta o comunque non si attenga ai rigidissimi protocolli imposti dal giovane dittatore. Secondo Thae, che sostiene di aver ricevuto l'informazione da fonti interne al Paese, la giovane sarebbe stata rapita prima di riuscire a ricongiungersi con i genitori in fuga. Un fatto, che se dimostrato, comporterebbe grande imbarazzo all'Italia, visto che la giovane è minorenne e di fatto si trovava sotto la custodia dello Stato italiano e per giunta in concreta situazione di rischio. Per ora non sono sopraggiunte né conferme né smentite dalla Farnesina, ma fonti interne affermerebbero che la ragazza sarebbe tornata in patria già il 15 novembre dopo aver espresso il desiderio di ricongiungersi con i nonni, richiesta esaudita da personale dell'ambasciata che l'avrebbe condotta in aeroporto dove si sarebbe imbarcata verso la Corea del Nord.


Un nuovo elemento che infittisce il caso dell'ambasciatore scomparso da novembre. Jo Song-gil, 47enne che parla fluentemente l'italiano, si trovava da un anno a Roma come ambasciatore in seguito all'espulsione da parte dell'Italia di Mun Jong-Nam come conseguenza dei test nucleari portati avanti dal dittatore Kim Jong-Un. Secondo fonti di Seul l'uomo sarebbe ora sotto la protezione dei servizi segreti italiani in attesa di espatriare in un Paese terzo che ne garantirebbe l'asilo. Secondo una ricostruzione del caso, Jo Song-gil avrebbe fatto perdere le sue tracce perché consapevole che sarebbe stato rimpatriato entro un anno o forse perché impaurito dalle epurazioni messe in atto in Corea del Nord nei confronti di alti funzionari di Stato e di cui avrebbe fatto le spese persino il fedelissimo di Kim, Han Song-ryol, esperto diplomatico che ha condotto le trattative con gli Stati Uniti, sparito nel nulla e probabilmente sotto custodia in un campo di rieducazione.


«Chiediamo al ministro dell'Interno di riferire in Parlamento e di fare chiarezza sulle notizie relative al rapimento e al rimpatrio forzato della figlia minorenne dell'ex ambasciatore nordcoreano da parte dei servizi di Pyongyang. Se i fatti fossero confermati sarebbero gravissimi, un nuovo caso Shalabayeva», è l'appello congiunto di senatori e deputati degli appartenenti alla Commissione Affari Esteri del Movimento 5 Stelle. Il riferimento è alla vicenda diplomatica del 2013 in cui Alma Shalabayeva, moglie del dissidente kazako Mukhtar Ablyazov, fu espulsa dall'Italia e ricondotta in Kazakistan in seguito a un fermo da parte di agenti della questura di Roma che le contestarono il possesso di un passaporto falso e di essere entrata illegalmente in Italia. Nell'occasione intervenne in prima persona anche l'allora Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e nell'aprile del 2014, dopo un susseguirsi di indagini con più ombre che luci, la donna e la figlia di sei anni ottennero lo status di rifugiate da parte dell'Italia.

Iscrizione n° 144/2017       del 28/09/2017 del Registro della Stampa;        Tribunale di Roma

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