È morto Guido Quaranta, il fondatore del giornalismo politico moderno

È morto Guido Quaranta, il fondatore del giornalismo politico moderno


Guido Quaranta

«È morto Guido Quaranta, secondo me il fondatore del giornalismo politico moderno. Un maestro, un amico, un esempio per chiunque voglia fare seriamente questo mestiere. I suoi articoli, i suoi insegnamenti resteranno per sempre un modello per tutti». È il tweet commosso che Augusto Minzolini, ex direttore del Tg1, ex senatore di Forza Italia, oggi editorialista e firma di punta del "Giornale", dedica al suo "maestro". Lo scrive appartato in un angolo di quel Transatlantico di Montecitorio dove la "terribile" coppia Quaranta-Minzolini insieme ha descritto e immortalato per anni come una grande commedia anche umana la politica e i politici. Affrontati anche con una dose di sfrontatezza, e comunque sempre alla pari e con proprio punto di vista autonomo.


Perché secondo l'insegnamento di Guido e poi di Augusto, il suo allievo re del retroscena finito nella Treccani sotto il termine "minzolinismo", diventato a sua volta anche lui maestro di frotte di cronisti politici-parlamentari, il segreto era e resta sempre scoprire cosa succede nel chiuso di quella stanza dei bottoni (che Nenni però non trovò) sennò si passano veline. E non si danno le vere informazioni. Guido e Augusto insieme ne combinarono, per dire, quante Carlo in Francia. Chiedo a Minzolini quante "vittime" hanno sulla "coscienza". Augusto si illumina sorridendo ancora al ricordo di quando lui e Guido si misero grembiuli neri, facendosi passare per inservienti per introdursi a uno degli ultimissimi piani di Montecitorio, dove una volta c'era la stanza degli interpreti, per poter seguire in diretta la riunione dei gruppi democristiani sulla candidatura di Scalfaro al Colle. Ma prima ancora c'è chi ha narrato di aver visto la temuta coppia praticamente penzoloni su un davanzale di Palazzo Sturzo per poter intercettare in un'altra diretta "streaming", inventata da loro a proprio rischio e pericolo, un altro cruciale vertice della Dc. Ma l'episodio che più diverte ancora l'ex direttore del Tg1 è quando Guido si introdusse in un bagno all'hotel Raphael e senza pietà e ritegno alcuni osò fare una domanda a Bettino Craxi mentre stava facendo pipi. Racconta Augusto: «Craxi gli rispose in quella situazione a bruciapelo:avete rotto i coglioni. E Guido ci fece il titolo...». Racconta ancora Minzolini: «Una volta Franco Evangelisti (il dc di" A Fra' che te serve. ndr) gli mollò un pugno in pieno Transatlantico, Guido non reagì, rispettando le regole ferree dell'associazione stampa parlamentare. Però andò fuori Montecitorio incontro a Evangelisti che a quel punto pensava che Quaranta volesse fare ammenda e invece Guido gli restituì il pugno».


Di "birbate" la coppia ne fece anche ai danni di colleghi, ma con affettuosa ironia. E sempre a fin di bene, per spezzare un certo, un po' eccessivo clima paludato che però nascondeva scontri feroci anche tra giornalisti e testate. Insomma, accadde che il celebre giornalista televisivo Vittorio Orefice e il giornalista politico di Epoca Maurizio Marchesi ingaggiarono un bel duello. Andava avanti da giorni con l'uno più orgoglioso dell'altro. Alla fine Guido e Augusto decisero che la facessero finita. Scrissero due lettere formali di reciproche scuse spacciandosi uno per Orefice e l'altro per Marchesi. Risultato, il giorno dopo i duellanti si strinsero solennemente la mano. E scoppio d'improvviso la pace in sala stampa. «Ma loro credo che non abbiano mai saputo che il merito era di Guido e mio», sorride divertito Augusto. Che ricorda: «Guido paradossalmente tra i comunisti trovava le maggiori difficoltà, proprio lui uno che è stato da sempre dichiaratamente di sinistra. Era uno dei pochi che parlava con Aldo Moro, e a Craxi era simpatico perché alla fine Bettino lo assolveva cosi:si se la prende con me ma alla fine Quaranta è equanime:lui se la prende con tutti». Guido, come dice Minzolini, è morto lavorando mentre stava sentendo con le cuffie in tv i protagonisti di ora. A 91 anni, ancora in pieno servizio, per il suo giornale L'Espresso, in quella eterna "Commedia" politica e umana di Montecitorio.


di Paola Sacchi

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