"6 morti sul lavoro in un giorno. Draghi ha una barca di soldi, ma per la sicurezza neppure un euro"



Ferrero, sei morti sul lavoro in un giorno. Il segretario della Cgil Maurizio Landini ha chiesto la chiusura delle aziende che non rispettano le norme di sicurezza. Dubito che accadrà…


Ci sono a monte problemi diversi, che si sommano e si intersecano. La prima causa dei morti sul lavoro, è l’idea generale, condivisa anche dal Governo in carica, secondo la quale la competitività è l’unico dogma da rispettare. Bisogna cambiare registro. Le gente deve lavorare per vivere, non per morire. Bisogna mettere al centro le persone, l’uomo, come direbbe il Papa. E la donna, aggiungo io. Dal Pd alla Lega e alla Meloni, per tutti, al centro c’è la competitività. E finché al centro di tutto c’è la competitività, ci becchiamo i morti e quelle, che vengono versate, sono lacrime di coccodrillo. C’è, poi, una ragione più strettamente politica. In questi anni sono stati distrutti i servizi di vigilanza, per cui la possibilità che un’impresa venga visitata dall’Ispettorato del lavoro è una su un miliardo. La mancanza di ispettori del lavoro, non è, però, conseguenza del caso…


Se non è un caso, che cosa è? Una scelta scellerata?


Non sono stati fatti i concorsi e non sono state assunte le persone. I servizi di vigilanza sono stati svuotati. E’ come se fossero venuti a mancare gli agenti di polizia, i carabinieri, i vigili urbani e poi ci si lamentasse che in giro c’è più delinquenza. Questa della mancanza degli ispettori è una scelta politica, è una scelta voluta, di cui questo Governo è l’ultimo dei responsabili in ordine di tempo. Un metro di ghiaccio non si scioglie in una notte. Il Governo Draghi ha, però, un’aggravante…


E’, quindi, dal punto di vista della responsabilità politica peggio degli altri?


Questo Governo, a differenza di quelli precedenti, ha una barca di quattrini. Ha potuto spendere duecento miliardi, ma alla sicurezza sul lavoro non ha destinato neppure un euro. Draghi da una parte continua a regalare soldi agli imprenditori, che sono quelli che non rispettano le regole, e a inneggiare alla competitività. Dall’altra non fa nulla per combattere i comportamenti criminali che considerano la sicurezza un’opzione secondaria.


Non ha ancora commentato le parole di Landini che vorrebbe chiudere le aziende che non rispettano le norme di sicurezza…


Io sono completamente d’accordo con Landini, ma non capisco come pensi si possano beccare le aziende non in regola. Per mettere dentro chi ti ha rubato la macchina, devono vederlo mentre la ruba. Se nessuno lo vede, come si fa a metterlo in galera? Qui ci sono tutti i giorni quelli che rubano le macchine e i motorini, ma non c’è nessuno che lo verifichi e lo sanzioni.


Che cosa si dovrebbe fare?


Bisognerebbe spostare il potere del controllo. Da un lato lo Stato dovrebbe fare il suo mestiere, dall’altro i lavoratori, che nelle aziende sono deputati a vigilare sulla sicurezza, devono avere il potere di obbligare le aziende a rispettare le regole. Occorre uno spostamento di potere dalla aziende, che oggi fanno i loro porci comodi, ai delegati alla sicurezza per conto dei lavoratori.


Morti Inutili, anche queste ultime sei, che suscitano solo parole di circostanza e lacrime di coccodrillo, come ha detto anche lei…


Dire inutile è sbagliato perché una morte è sempre inutile. Morti normali. Morti causate dal lato più disumano del funzionamento del capitalismo, che va corretto. Le lotte operaie sono sempre servite a correggere l’elemento totalmente disumano del capitalismo. Quando metti al centro il mercato, il dover correre e il non c’è tempo, alla fine anche il piccolo proprietario sta, più o meno, nella stessa condizione del lavoratore dipendente. Questo è un meccanismo disumano che riguarda chiunque lavori, a prescindere se sia un artigiano un contadino o il lavoratore a busta paga. Se uno tira in ballo lo schiavismo, sembra un’esagerazione, ma almeno gli schiavi il padrone aveva interesse a che non morissero perché altrimenti doveva comprare un altro. Qui, invece, se ne fottono perché tanto ce ne è sempre un altro a prendere il posto di chi il lavoro ha ucciso.


di Antonello Sette

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