70mila studenti in piazza, a Torino bruciati manichini dei 2 vicepremier, Salvini: «Uno schifo»

70mila studenti in piazza, a Torino bruciati manichini dei 2 vicepremier, Salvini: «Uno schifo»



Anno nuovo corteo nuovo. A meno di un mese dal suono della prima campanella per l'anno scolastico 2018-19, quasi in «settantamila studenti sono scesi in oltre cinquanta piazze della penisola per manifestare il loro disappunto contro il governo (o contro l'imminente interrogazione?) e contro i tagli all'istruzione e i mancati incentivi allo studio nella manovra fiscale. Le manifestazioni, promosse e coordinate su scala nazionale dalle reti di studenti Uds, Rete conoscenza e Link, hanno toccato quasi tutti i principali centri, dal nord al sud e la minaccia è quella di uno stato di agitazione perenne contro il «finto governo del cambiamento», a detta dei promotori, «in netta continuità con il passato, perché è assente un progetto di rilancio dello sviluppo sostenibile per il nostro Paese».


La situazione più calda si è registrata a Torino, dove in centinaia hanno aderito alla protesta, sfilando da piazza Arbarello sino a Piazza Castello. Durante il percorso il corteo si è fermato prima davanti alla sede del Miur, dove è stata incendiata una finta telecamera di cartone, per protestare contro la decisione del ministero dell'Interno di introdurre la videosorveglianza nelle scuole, e sono stati in seguito posti sul manto stradale dei mattoni a simboleggiare la fatiscenza delle strutture scolastiche pubbliche. Traffico in tilt e disagi per tutto il corso della manifestazione, culminata con il raggiungimento di piazza Castello, dove alcuni manifestanti hanno posto al centro due manichini raffiguranti i due vicepremier Di Maio e Salvini, prima bersagliati dal lancio di pietre e uova e infine dati alle fiamme tra cori da stadio e tanta confusione. Due ragazze di 18 e 17 anni sono state denunciate per vilipendio alle istituzioni e l'accensione di fumogeni. Poco dopo l'accaduto sono arrivate le reazioni dei due interessati le cui immagini sono state date alle fiamme. Duro l'intervento social del leghista Matteo Salvini, che si è scagliato senza remore contro i «"democratici" studenti coccolati dai centri sociali e da qualche professore» che a suo dire «necessiterebbero di molte ore di educazione civica. Forse capirebbero che BRUCIARE in piazza il manichino di Salvini, e di chiunque altro, o appenderne ai lampioni le immagini è una cosa schifosa». Più morbida la reazione del capo politico grillino, che ha incoraggiato gli studenti a manifestare, ricordando gli anni di attivismo quando era capo dei rappresentanti degli studenti, ma ha altresì invitato i promotori della protesta a un confronto perché, a suo dire, «non è vero che tagliamo a scuole e università».


A Roma qualche migliaio di studenti, molti dei quali con indosso una bandana con su scritto "Agitiamoci", sono partiti da piazzale Ostiense per raggiungere la sede del Ministero dell'Istruzione a viale Trastevere. Durante il tragitto, di fronte alla Piramide Cestia, il corteo a dato vita a un flash mob ispirato alla serie televisiva "La casa di carta". Molti ragazzi hanno indossato la maschera di Dalì e in seguito è stato eretto un muro fantoccio con delle scatole di cartone, buttato poi giù in un gesto metaforico che doveva raffigurare l'abbattimento del muro di paura e razzismo eretto dal governo.


Al sud la manifestazione ha trovato maggior risalto a Napoli, dove un corteo composto da migranti e da studenti ha sfilato diretto verso la Prefettura, scortato dagli agenti delle forze dell'ordine mobilitati per l'evenienza. Molti anche qui i cori e gli striscioni contro la Lega e contro la stretta a danno dei migranti attuata dal governo gialloverde. Altri cortei si sono registrati in Puglia, a Bari, a Catanzaro e a Palermo. Edilizia scolastica, diritto allo studio e facilitazioni per i giovani, questi i temi preponderanti che all'unisono hanno risuonato nelle proteste. I 100 milioni di tagli, che Di Maio nega categoricamente, non sono piaciuti alle associazioni e ai comitati che si sono mobilitati contro un governo che per ora «condona agli evasori fiscali e taglia le tasse ai ricchi». Insomma, dalle parti della scuola, il cambiamento sembra ancora lontano.



di Alessandro Leproux

Iscrizione n° 144/2017       del 28/09/2017 del Registro della Stampa;        Tribunale di Roma

Direttore Responsabile:      Monica Macchioni

Editore: Ultra! S.r.l.-Via E. Gianturco 5-Roma

                         P.I.: 13394291002