Caulonia come Genova, ma anche stavolta nessuno fa niente: storia di un ponte problematico

Caulonia come Genova, ma anche stavolta nessuno fa niente: storia di un ponte problematico



Certo, è normale che ponte Morandi abbia la priorità mediatica date le numerose perdite di vite umane e la posizione dell'incidente, all'interno di un capoluogo. Ma questo non vuol dire che non ci si debba preoccupare anche di altri viadotti. È infatti meno conosciuta la storia del ponte Allaro, altrettanto grave. La vicenda dai risvolti preoccupanti prende luogo nella Locride, un'area della città metropolitana di Reggio Calabria sul versante jonico della Calabria. Una zona piuttosto grande, che ricopre una superficie di oltre 1300 chilometri quadrati, con oltre 130 mila abitanti in quarantadue comuni. In particolare, in quest'area si trova l'Allaro, un'importante fiumara calabrese che dà il nome a tutta la vallata nella quale scorre: la Vallata dell'Allaro. Il fiume scorre adiacente al comune di Caulonia, di circa settemila abitanti. Ebbene, tra il 1951 e il 1953 Caulonia, come altri paesi della Calabria, subì il fenomeno delle esondazioni dei corsi fluviali adiacenti ai paesi, nel suo caso proprio dell'Allaro. Il disastro arrecato dall'alluvione diede vita a Caulonia Marina, di fatto spostando parte della popolazione nel nuovo centro abitato. Nel 1972, per di più, Caulonia subì un'altra volta l'esondazione dell'Allaro. Proprio nella cittadina sul mare si erge un ponte al di sopra dell'Allaro, il ponte di Caulonia o ponte Allaro, che però non ha mai avuto una vita semplice. Nel novembre 2015, durante l'alluvione che colpì la Locride, la piena della fiumara causò la caduta di una corsia del ponte sulla strada statale 106 (E90). Il 6 novembre 2015 viene demolito il ponte definito "monarchico", in cui il senso di marcia veicolare porta a Caulonia. Ma i lavori si fermarono quasi subito, e il 16 luglio 2016, dopo una settimana dalla protesta per far ripartire i lavori di ricostruzione dei cittadini di contrada Focà, frazione di Caulonia, venne creata una strada sterrata alternativa nel letto della fiumara che porta da Focà stessa in via Genovese a Caulonia, per evitare il passaggio del senso alternato del ponte molto trafficato nel periodo estivo. A giugno 2017 cominciarono i lavori di ripristino che consentirono di attivare però solo una corsia, quella giacente sul ponte "repubblicano". Il finanziamento stanziato fu di un milione e duecentomila euro. I lavori sarebbero dovuti terminare per la primavera del 2018, ma qualcosa bloccò il tutto. A causa del ritrovamento di acqua salata negli scavi per costruire i nuovi piloni che avrebbero dovuto sorreggere la struttura, infatti, le operazioni vennero interrotte. Il 14 aprile 2018 i cittadini di Caulonia manifestarono per il rallentamento dei lavori sul ponte una seconda volta. A inizio maggio anche i sindaci della Locride manifestarono contro la negligenza degli operai, ma con scarsi risultati. Il 12 maggio 2018 venne segnalata all'Anas una presunta inclinazione del ponte, che ne verificò lo stato dichiarando che non c'è nessun pericolo per la viabilità. Dal 2 luglio 2018 ha iniziato a indagare anche la procura di Locri con un'inchiesta sui cedimenti del ponte sull'Allaro, e il 6 luglio 2018 è stato presentato il cronoprogramma dei lavori per ricostruire il ponte definito il "monarchico" e per il "repubblicano" attualmente in uso con l'obiettivo di concludere i lavori per l'estate 2019. La sicurezza del ponte viene però rimessa in discussione dallo stesso ente che ne aveva assicurato la viabilità, dato che dal 31 agosto 2018 l'Anas vieta il passaggio sul ponte ai TIR superiori alle 7,5 tonnellate in quanto le pile cinque e sei del ponte si sono abbassate ulteriormente. A questi veicoli suggerisce il percorso alternativo per chi va in direzione nord la strada statale 106 variante B che si immette sulla strada statale 682 verso l'A2 fino allo svincolo di Lamezia Terme verso la Strada Statale 280 (Autostrada dei due mari) e riimissione finale nella Strada Statale 106. Per chi va in direzione sud la stessa alternativa ma al contrario.



Il giorno primo settembre Michele Di Bari, prefetto di Reggio Calabria, ha compiuto un sopralluogo sul ponte. Al termine dell'incontro, i sindaci di Leocride hanno diramato una nota stampa, nella quale sottolineano l'inadeguato operato dell'Anas, che non fa altro che limitare sempre di più l'utilizzo già rischioso del ponte bloccando di fatto la viabilità a tutti cittadini di Leocride. Vietando il passaggio di TIR sul ponte, infatti, l'attività commerciale e di trasporto pubblico risulta enormemente penalizzata. Non esiste nemmeno un itinerario alternativo: è tutto bloccato. Le richieste dei sindaci, proprio in merito alla messa in opera di un sistema alternativo fino a che il ponte non verrà messo nuovamente in funzione, sono state ignorate. I primi cittadini hanno perseguito sempre soluzioni istituzionali che risultassero condivise ed efficaci, ma ANAS sembra avere i tappi alle orecchie. Per questo rivolgono al ministro delle Infrastrutture la richiesta di prendere in mano la situazione. Così facendo, sarebbe possibile istituire un ponte sostitutivo che farebbe ripartire la viabilità e lavorare seriamente sul ponte di Caulonia.


Abbiamo quindi un ponte per metà distrutto e per metà pericolante, sul quale però continuano a transitare veicoli. Non solo, ma in tre anni non è stato costruito un percorso di emergenza capace di sopperire alla mancanza del viadotto, paralizzando quasi del tutto la zona ed escludendola dal resto dell'Italia. È un pericolo imminente, sul quale bisogna operare il prima possibile. I risultati della negligenza e della burocrazia si sono visti a Genova. Questa volta non ci sono scuse, si può e si deve agire prima che il copione si ripeta.


di Alessio La Greca

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