Abruzzo al voto, i partiti guardano ai risultati in chiave nazionale ma la sfida è tutta locale



Che regione è l’Abruzzo


La terra d’Abruzzo, che Gabriele D’Annunzio definiva “forte e gentile”, domenica vota per le elezioni regionali. Alle urne andranno poco più di un milione di cittadini per eleggere presidente della Giunta e Consiglio regionale. L’Abruzzo, che vive a metà tra gli Appennini e il mare Adriatico, è grande e bello, ma scarsamente popolato. Si dovrebbe trattare di una ‘normale’ elezione regionale, invece è il primo test elettorale dalle Politiche del 4 marzo. Lo saranno anche le elezioni regionali in Sardegna del 24 febbraio e, ovviamente, le elezioni europee del 26 maggio, ma il primo test politico, per la maggioranza, è l’Abruzzo.

L’Abruzzo è composto da quattro province, ben diverse tra loro: L’Aquila, città di tradizione millenaria, capoluogo di regione arroccato sugli Appennini, nel cuore del Gran Sasso, e ancora ‘scossa’ dal terribile terremoto del 2009; Pescara (la città più industrializzata e commerciale della regione, ma anche la più nuova, nata agli inizi del ’900, il nome fu scelto da D’Annunzio), che è adagiata sul mare; Teramo (media provincia abruzzese, un tempo unica isola ‘rossa’ nel ‘bianco’ Abruzzo); Chieti (che veniva definita la ‘camomilla d’Abruzzo’, ma ebbe un sindaco di fede Msi). Se si dovessero trasferire i risultati ottenuti, in Abruzzo, alle scorse elezioni politiche, non ci sarebbe partita. L’M5S parte dal 39,8%, il centrodestra dal 35,5%, il Pd dal 20,2%. Ma di acqua ne è passata, in un anno, sotto i ponti e gli abruzzesi, gente tosta, fiera, usano pensare con la loro testa.


Le ragioni del voto anticipato


L’Abruzzo va al voto, peraltro, prima del tempo, perché, alle Politiche del 4 marzo 2018, il presidente della Regione, Luciano D’Alfonso, è stato eletto senatore nelle fila del Pd. Dopo un discreto, ma lungo, tergiversare, D’Alfonso si è dimesso da presidente della regione il 9 agosto (la carica di parlamentare e di governatore sono incompatibili per legge) e quindi, dopo aver ricoperto, per circa tre mesi, il doppio – incompatibile – incarico, il vicepresidente della Regione, Giovanni Lolli (Pd), è diventato presidente vicario al suo posto e si è potuto finalmente procedere nell’indire nuove elezioni che sono state fissate, appunto, al 10 febbraio. Alle precedenti regionali, D’Alfonso era riuscito a riportare il centrosinistra alla guida della Regione, stracciando con il 46,26% dei voti il governatore uscente di centrodestra, Giovanni Chiodi, fermo al 29,26%, mentre il M5S ottenne il 21,41% sempre con Sara Marcozzi come candidata. Ma alle Politiche del 4 marzo 2018 la situazione si è del tutto rovesciata, con l’M5S che, in Abruzzo, ha preso il 39,85%. A seguire veniva poi il centrodestra, con il 35,53%, e dopo ancora, molto più staccato, il centrosinistra, con il 20,2%.


I sondaggi sono, ovviamente, vietati, in questi giorni, ma estrapolando il dato dell’Abruzzo dalla media degli ultimi sondaggi nazionali il quadro sembra sul filo di lana tra il centrodestra, che è partito come il favorito, il M5S che insegue, non lontanissimo, e il centrosinistra in recupero.


Quattro candidati e tante liste. Chi corre con chi


I candidati alla carica di governatore sono quattro, ma tre sono quelli principali e ognuno con chanches di vittoria: Giovanni Legnini, ex vicepresidente del Csm, di fede Pd, per il centrosinistra (otto le liste a sostegno: Pd, Mdp, lista per Legnini presidente, +Abruzzo, Democratici e Popolari per l’Abruzzo, Abruzzo Insieme, Abruzzo in comune, Avanti Abruzzo), Marco Marsilio, senatore di FdI, per il centrodestra (cinque le liste a sostegno: Lega, Forza Italia, Fratelli d’Italia, Udc-Dc-Idea, Popolari per l’Italia), Sara Marcozzi, consigliere regionale uscente pentastellata, per l’M5S (con, ovviamente, solo la lista dell’M5S a sostegno). Poi c’è un candidato manifestatamente ‘minore’, Stefano Flajani per CasaPound (sola, omonima, la lista a sostegno). Ad oggi, le liste – 15 in totale a livello regionale ma che devono presentare, per legge, sette consiglieri ciascuno per ognuna delle cinque province abruzzesi (L’Aquila, Sulmona, Teramo, Chieti, Pescara) – vedono ben 440 i candidati presenti in tutte le liste, di cui 232 per Legnini.


Tre campagne elettorali molto diverse tra loro


Il centrodestra ha improntato una campagna tutta di risulta rispetto ai temi nazionali: il candidato governatore è di FdI, quindi la Meloni tiene molto al suo risultato, Salvini viene in Abruzzo un giorno sì e l’altro pure da settimane, e vuole una forte affermazione per la sua Lega; Berlusconi ha vinto stanchezze e dissapori e si è catapultato pure lui in Regione. Ma il ‘patto dell’arrosticino’, tra i tre leader, non è stato siglato e la conferenza stampa congiunta dell’altro giorno non ha dato i risultati sperati a nessuno dei suoi tre leader. Peraltro, il centrodestra abruzzese è molto litigioso: dopo molti ‘strappi’ locali, Salvini, Berlusconi e la Meloni hanno deciso di puntare sul senatore Marsilio (che è di FdI), ma il deputato leghista Bellachioma è accusato di non aiutarlo, mentre l’Udc ha creato molte tensioni mettendo in lista un paio di nomi che si erano candidati, in precedenza, col Pd.


I 5 Stelle hanno individuato il loro candidato tramite il metodo delle consuete regionarie: con 1.032 voti è stata designata l’attuale consigliere regionale Sara Marcozzi, già aspirante governatrice nel 2014, ma sconfitta già allora. La Marcozzi – compagna dell’ex deputato dell’M5S Giorgio Sorial, ancora oggi un fedelissimo di Di Maio - si ‘appoggia’ molto al vicepremier e ai ministri pentastellati, che hanno compiuto un tour de force asfissiante tra tutte le province abruzzesi, ma gode anche di un radicamento (e una personalità) suo, fatto di molte battaglie in Consiglio. E’ Legnini, però, la vera sorpresa. I candidati alla segreteria del Pd, non invitati, per sua fortuna non si sono fatti vedere, e Legnini ha azzeccato le liste e i suoi tanti (232) candidati, tra cui amministratori locali e sindaci stimati quanto lui che potrebbero aiutarlo in una rincorsa fino a ieri disperata, data l’estrema debolezza in cui versa il Pd e la sinistra locale.


Come si vota in Abruzzo


Quello abruzzese è un sistema elettorale proporzionale, con soglia di sbarramento al 4% per le liste non coalizzate e del 2% per quelle invece inserite all’interno di una coalizione. In base ai voti ottenuti, al governatore eletto sono attribuiti tra il 60% e il 65% del numero dei seggi disponibili (da 17 a un massimo di 19, ma non oltre, sui 31 totali disponibili). L’elettore vota sia per il candidato alla Presidenza della Regione che per una qualunque delle liste circoscrizionali collegata al candidato presidente. E’ possibile esprimere uno o due voti di preferenza. Nel caso di due preferenze, devono riguardare candidati di sesso diverso, ma della stessa lista, pena l’annullamento della seconda preferenza. Vietato il voto disgiunto: il voto a un candidato Presidente e per una lista diversa da quelle a lui collegate è nullo.


di Ettore Maria Colombo

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