Accoglienza congiunta: vittoria politica di Salvini che chiede all'Ue dichiarare sicuri porti Libia
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Accoglienza congiunta: vittoria politica di Salvini che chiede all'Ue dichiarare sicuri porti Libia


«Una vittoria politica». Si gode, almeno per un giorno, la piacevole sensazione del successo il ministro più discusso del neogoverno "pentaleghista". Direttamente da Mosca, dove ieri ha visto il presidente Macron perdere il contegno nell'esultanza per la nazionale francese campione del mondo, Matteo Salvini può finalmente tracciare una linea su questi primi due mesi di operato e magari, chissà, concedersi un sorriso. Sono tutti a terra, sbarcati nella notte a Pozzallo, i 450 migranti ripartiti fra le due navi militari Protector e Monte Sperone, ma la notizia è che l'accoglienza sarà davvero congiunta, così come a lungo invocato dal capo del Viminale che, mentre era in mezzo al fuoco incrociato di chi lo tacciava come razzista e senza cuore e chi non credeva realmente che la sua intransigenza sugli sbarchi fosse a tempo indeterminato, può candidamente affermare di aver prestato fede a quel patto siglato con gli elettori da quando si trova a gestire gli Interni.


Il via libera per lo sbarco dei 450 recuperati dalle navi militari a largo di Pianosa mentre erano a bordo di un vecchio peschereccio è arrivato poco prima della mezzanotte e l'operazione si è conclusa nel giro di poche ore. Una volta fatti scendere dalle navi e ricevuta l'assistenza di primo soccorso, il carico umano è stato ripartito, così come d'accordo con i "volenterosi", tenendo fede al patto di sussistenza abbozzato nel Consiglio europeo di fine giugno. E allora a seguire Francia e Malta, i primi ad aderire, sono stati la Germania di frau Merkel, che è ancora in contenzioso con l'Italia sulla spinosa questione dei movimenti secondari, la Spagna, il Portogallo e per ultima si è aggiunta oggi l'Irlanda, che ne accoglierà venti. Un successo sbandierato con entusiasmo dal premier italiano Giuseppe Conte, ma figlio dei lunghi colloqui privati con il leader e vicepremier leghista, vero portabandiera della nuova politica di difesa dei confini che ha fatto storcere il naso ai benpensanti ma che sta ottenendo i primi, significativi risultati dopo anni.


Ultimo scoglio e argomento all'ordine del giorno della fitta agenda del capo del Viminale è quello relativo ai rapporti da rilanciare e rinsaldare con i paesi del Nord Africa, Libia su tutti, per dar vita davvero al progetto di riqualifica delle economie e delle democrazie di quelle nazioni che si affacciano sul Mediterraneo, da cui scaturirebbero nuovi accordi commerciali e soprattutto le vere soluzioni al dramma dei flussi migratori. Andando infatti a operare direttamente all'origine del problema, non solo diminuirebbe il numero dei partenti, ma si creerebbero le condizioni per consentire a chi tenta di scappare dalla fame di potersi creare una vita nei luoghi da cui proviene. «Dobbiamo cambiare la normativa e rendere i porti libici porti sicuri. C'è questa ipocrisia di fondo in Europa per cui si danno soldi ai libici, si forniscono le motovedette e si addestra la Guardia costiera ma poi si ritiene la Libia un porto non sicuro. È un bipolarismo che va superato», il pensiero con cui il leader del Carroccio ha ribadito la propria visione di come poter sradicare un fenomeno che non può più essere contenuto con soluzioni ad hoc basate sulla generosità dei "volenterosi".

Dalla Commissione europea, però, filtra ancora molto scetticismo in merito alla sicurezza dei porti libici e sulla reale capacità del bacino nordafricano di poter far fronte alla gestione di coloro che tentano la sorte attraversando il mare. Secondo quanto riportato da un portavoce dell'organo esecutivo Ue, infatti, «nessuna operazione europea o nave europea fa sbarchi in Libia perché noi non consideriamo la Libia un porto sicuro». Non è chiaro però perché le stesse violazioni dei diritti umani se avvengono a pochi chilometri delle coste africane possano essere tollerate, spesso con la connivenza delle intoccabili Ong, lasciando a scafisti e trafficanti di vite umane uno spazio di manovra che fa sfociare tutta la situazione nel limite dell'ipocrisia più spregevole, perché sulla pelle di persone indifese, spesso donne e bambini vittime di questa tratta.


È intanto notizia di giornata l'incontro a due fra il ministro degli Interni Salvini e il suo omologo russo, Vladimir Kolokoltsev. Al centro del dibattito c'è una rilanciata collaborazione tra Italia e Russia nel contrasto del terrorismo internazionale e dell'immigrazione irregolare, fenomeni troppo spesso correlati l'un l'altro. «Condivisione di buone pratiche, e banche dati, scambio di informazioni e competenze tecniche, fino all'istituzione di pattuglie miste tra Forze dell'ordine italiane e russe. Ho anche avuto modo di complimentarmi per la perfetta gestione dei Mondiali di calcio, che hanno dato un'immagine di freschezza, efficienza e sicurezza in tutto il mondo», il pensiero del capo politico della Lega affidato a un post su Facebook.


Un colloquio che segue il vertice di Innsbruck e quello informale con i ministri dell'Interno tedesco e austriaco e che conferma l'intenzione di Salvini di riaprire vecchie strade da anni ormai non più battute dai precedenti esecutivi italiani, nella certezza che riallacciare i rapporti con nazioni da qualcuno considerate di "serie b" o politicamente non inclini a chinare il capo a ogni diktat di Bruxelles possa essere il percorso migliore e più efficace per cambiare davvero i rapporti di forza all'interno della Comunità europea e rilanciare il ruolo cardine dell'Italia, culla del Mediterraneo, agli occhi del mondo.

Iscrizione n° 144/2017       del 28/09/2017 del Registro della Stampa;        Tribunale di Roma

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