Aiga, De Angelis: «La nostra mission favorire una giovane avvocatura specializzata»

Aiga, De Angelis: «La nostra mission favorire una giovane avvocatura specializzata»



Eletto per acclamazione, sabato 19 ottobre 2019 durante il Congresso Nazionale di Messina, presidente dell’Associazione Italiana Giovani Avvocati, Antonio De Angelis racconta a Spraynews quali sono i progetti e quale la mission di questa giovane associazione che tutela i diritti della giovane avvocatura e che ha partecipato oggi, 16 gennaio, al tavolo ministeriale sulla forma del processo civile, costituito dai rappresentanti, tra gli altri, del Cnf, Ocf, Unic, e Anm.


Di cosa si occupa l’Associazione Aiga di cui è neo presidente nazionale?

«L’ Associazione ha come scopo principale la tutela della giovane avvocatura quindi tutto ciò che concerne le istanze e le problematiche che riguardano i giovani avvocati e nello specifico le nostre battaglie, quelle che abbiamo intenzione di combattere».


Di quale battaglie vi occuperete, quali gli obiettivi che vi siete prefissati?

«Riguardano in particolare il problema dell’accesso alla professione, come diventare avvocati, noi crediamo che si debba andare verso un percorso di semplificazione, anzitutto a partire dall’università perché l’università oggi insegna materie, mi riferisco naturalmente alla facoltà di giurisprudenza, che non servono a nulla, a nessuno scopo professionale, molte materie storiche, umanistiche come storia del diritto romano, storia del diritto italiano, sono i interessanti, ma non spendibili su un piano professionale. Crediamo che il corso di studi di giurisprudenza debba avere corsi di studio come il diritto delle nuove tecnologie. Poi va semplificato il percorso della pratica, introducendo un esame di abilitazione diverso da quello attuale, quindi non più tre prove scritte, ma una prova scritta ed una orale per diventare avvocati. Il problema di oggi è che i laureati in giurisprudenza scelgono di non lavorare in modo autonomo e prediligono i concorsi pubblici a discapito della libera professione. L’avvocato non vuole farlo più nessuno».


Quindi la vera mission quale è?

«Favorire la diffusione di un avvocato moderno, un avvocato specializzato in una materia e non un generalista che si occupi di tutto: civile, penale, amministrativo, uno che scelga una specializzazione e quella porti avanti. Un avvocato che sappia raccogliere la sfida di nuove tecnologie e mi riferisco all’intelligenza artificiale, alla giustizia predittiva, cioè di tutto ciò che da qui ad una quindicina di anni sarà destinato a sconvolgere il mondo della giustizia laica. Chi più dei giovani avvocati è adatto a raccogliere queste sfide?».


Che tipo di intervento è stato fatto dall’Aiga al tavolo ministeriale di questo pomeriggio?

«Oggi era un tavolo ministeriale, un incontro con il ministro Bonafede, relativo alla riforma del processo civile. Il ministro incontra periodicamente i rappresentanti dell’avvocatura insieme all’Anm (Associazione Nazione Magistrati), abbiamo fatto il punto sulla situazione apprezzando lo sforzo di condivisione da parte del ministro che applica questo metodo anche per altre cose e abbiamo evidenziato delle criticità di carattere tecnico sul disegno di legge che è stato approvato da governo a fine novembre».


Di quali criticità parliamo?

«C’era una questione legata al fatto che la negoziazione assistita, uno strumento alternativo di risoluzione delle controversie, tipo mediazione per le materie di diritto del lavoro non era previsto che potesse essere fatta da pare degli avvocati e noi abbiamo evidenziato questa criticità e poi alcune preclusioni, ovvero alcune decadenze particolari, che sono introdotte nelle facoltà degli avvocati di produrre prove e quant'altro, sono un pò aumentate in questa riforma e incontrano il disappunto dei giovani avvocati in particolare, ma dell’avvocatura tutta in generale».


di Camilla Taviti

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