Al via la corsa per Copasir e vigilanza Rai
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Al via la corsa per Copasir e vigilanza Rai


Dopo il via libera dell'Aula di Montecitorio alla risoluzione di maggioranza al Def, si riapre la partita delle presidenze delle commissioni parlamentari. Al di là di quelle permanenti, dove tutto lascia supporre saranno rispettati gli equilibri tra le forze di governo, resta il nodo relativo alle commissioni di vigilanza le cui presidenze toccano alle opposizioni, per prassi nel caso di quella per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi (cd Vigilanza Rai) e per esplicita disposizione di legge per quanto riguarda il Copasir (Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica).


Circa la vigilanza Rai sembra assodato quanto pacifico che la presidenza vada a un esponente di Forza Italia, un senatore considerato che nella XVII legislatura l'incarico è stato ricoperto da Roberto Fico, un deputato. I nomi in lizza sono quelli di Maurizio Gasparri e Paolo Romani, fedelissimi del Cavaliere. Entrambi sono stati titolari del dicastero delle Comunicazioni, poi assorbito dal Ministero dello sviluppo economico nel 2008, rispettivamente nei governi Berlusconi bis e quater ed entrambi hanno ricoperto il ruolo di presidente del gruppo parlamentare azzurro al Senato. Una partita che dunque Forza Italia gioca tutta in casa e che ad ascoltare i rumors vedrebbe leggermente avvantaggiato l'ex An.

Più intricato il fascicolo Copasir. Anche in questo caso la presidenza sarà affidata a un deputato dal momento che nella scorsa legislatura è stata detenuta dal senatore della Lega Giacomo Stucchi. In questa corsa si è però inserita anche Giorgia Meloni, chiedendo lo scranno più alto dell'organo di controllo sull'operato dei servizi segrati per Fratelli d'Italia. Una richiesta che ha suscitato più di un mal di pancia, sia perché i 5 Stelle, si apprende da fonti interne al movimento, preferirebbero una guida Pd, sia perché non è ben chiara la reale collocazione di Fratelli d'Italia che si è astenuto in occasione del voto di fiducia all'esecutivo targato Conte. Inoltre, Fratelli d'Italia ha anche ottenuto una vicepresidenza della Camera in quota di maggioranza, quella inizialmente affidata al leghista Lorenzo Fontana, poi nominato ministro. Una posizione politica troppo ambigua quella del partito di Giorgia Meloni che rischierebbe di confliggere con precise disposizioni di legge che come detto affidano la presidenza del Copasir a una forza di opposizione. Circa la collocazione di Fratelli d'Italia rispetto all'attuale governo, negli ambienti parlamentari si ricorda inoltre come l'attuale ministro Ministro per la pubblica amministrazione, Giulia Bongiorno, nel corso della XV e della XVI legislatura sia stata compagna di partito e di gruppo della Meloni, prima in An e poi nel Pdl, fino al luglio del 2010 quando ha seguito Gianfranco Fini in FLI.


Non va poi dimenticato che la puttaglia parlamentare del partito democratico consta di 111 deputati e 52 senatori, a fronte dei 50 iscritti in totale ai gruppi di Fratelli d’Italia nei due rami del Parlamento, il che rende difficile immaginare che al Nazareno possano accettare di buon grado di dover cedere il Copasir. In pole per il Pd ci sarebbe Lorenzo Guerini, anche se c’è chi fa notare che Marco Minniti, deputato per quattro legislature, è stato nuovamente eletto alla Camera dopo un solo mandato al Senato. Un nome certamente forte quello dell’ex ministro dell’Interno del governo Gentiloni che prima di approdare al Viminale è stato sottosegretario alla presidenza del Consiglio proprio con delega ai servizi, sia con Letta che con Renzi.


Ad ogni modo, sciolto il nodo delle commissioni permanenti e di quelle di vigilanza che dovrebbero essere formalizzate appena dopo i ballottaggi alle amministrative, sarà poi la volta delle altre bicamerali e di quelle di inchiesta, a seconda delle proposte, appunto di inchiesta, che giungeranno ai presidenti di Camera e Senato, sebbene queste ultime potranno formarsi in un qualsiasi momento della legislatura.


Giuseppe Ariola

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