Alitalia: Fs si offre per far decollare Alitalia ma Lufthansa e banche si sfilano

Alitalia: Fs si offre per far decollare Alitalia ma Lufthansa e banche si sfilano



Ora Di Maio può tirare un sospiro di sollievo. Il dossier Alitalia sembra aver trovato una soluzione. Siccome di capitani coraggiosi non se ne vedono e le compagnie straniere hanno posto condizioni capestro per accollarsi il vettore italiano zavorrato dai debiti, non resta che il solito salvataggio pubblico. In questo caso mascherato da grande operazione industriale di sinergia tra trasporto aereo e quello su rotaia. Dal cda delle Fs è arrivata un’offerta vincolante per l’acquisto della compagnia, e precisamente dei rami d'azienda delle società Alitalia-Società Aerea Italiana e Alitalia Cityliner. Ma la partita non si chiude qui. Occorre trovare un partner internazionale. Secondo il vicepremier Di Maio i candidati non mancano e ha lasciato trapelare che si starebbe lavorando molto con Delta, EasyJet. Quanto a Lufthansa ieri l’amministratore delegato ha detto chiaro e tondo che l’unica soluzione possibile è un accordo commerciale sul tipo di quello che la compagnia ha con altri vettori. Niente di più.

Il semaforo verde delle Fs arriva dopo una giornata contrassegnata da una serie di No da parte di altri probabili candidati ad una partnership con la compagnia.


Le banche e Leonardo si sono sfilati. Il presidente dell’Acri, l’associazione delle Casse di risparmio, Giuseppe Guzzetti, ha issato un muro contro l’operazione. Le fondazioni di origine bancaria che sono azioniste della Cassa Depositi e Prestiti si opporranno a un eventuale investimento su Alitalia della Cdp, ha detto senza mezzi termini. «Sul punto siamo rigidissimi, in Alitalia la Cdp non deve mettere un euro». Guzzetti ha sottolineato che «Siccome le votazioni sono a maggioranza qualificata, il sistema delle fondazioni mi ha già dato mandato di dire che noi non voteremo investimenti nella compagnia aerea». Anche Leonardo ha chiarito, a fronte di alcune voci che lo avevano tirato in ballo, che “non prevede di avere alcun ruolo” nel dossier Alitalia. Stessa precisazione è arrivata dall’Eni, anch’essa chiamata in causa da indiscrezioni stampa. I tempi per mettere Alitalia sul giusto binario stringono. Oggi, 31 ottobre, scade il termine per la procedura di vendita. Dopo va definita l’operazione con l'ingresso del partner industriale internazionale. C’è poi la scadenza del 15 dicembre che è una tagliola. Entro questa data va restituito il prestito ponte che è un tema che la UE sta seguendo con grande attenzione. Secondo i piani del governo verrebbe creata una newco con un capitale di almeno 2 miliardi con il Mef, le Fs e un partner internazionale, e l'aiuto di Cdp per il rinnovo della flotta. Ma come abbiamo visto le Fondazioni bancarie sono contrarie al coinvolgimento della Cdp.


Intanto l’ex ad di Fs, Renato Mazzoncini, ha messo in guardia dai rischi che le nozze con Alitalia potrebbero creare all’azienda ferroviaria.

Fermo restando che dal punto di vista commerciale, l’integrazione aereo-treno è una buona opportunità, non mancano però conseguenze pericolose per questa operazione. Innazitutto già il fatto che il link con il trasporto ferroviario non riguarderebbe tutte le compagnie aeree che arrivano in Italia, è un limite. Ma ci sono altri aspetti che andrebbero approfonditi per le ricadute negative che rischiano di avere sul sistema dei collegamenti su rotaia.

Le Fs secondo la relazione semestrale 2018 ha una posizione finanziaria netta, quindi un debito, di 6,6 miliardi. Per acquistare i treni regionali Trenitalia dovrà spendere tra il 2019 e il 2023 circa sei miliardi mentre un altro miliardo e mezzo servirà a rinnovare i vecchi Frecciarossa. Il matrimonio con Alitalia richiederebbe l’emissione di nuovi bond che con i corsi attuali dello spread sarebbe più oneroso. «Il rischio che vedo, ha detto Mazzoncini, è che se Fs acquistasse una quota di maggioranza in Alitalia, vedrebbe peggiorare drasticamente tutti gli indicatori del proprio bilancio di Gruppo, bruciando anni di lavoro».

Per far quadrare i conti potrebbe essere costretta a sacrificare gli investimenti sulle linee ordinarie, quelle ad alto traffico dei pendolari. A quel punto sarebbero questi a dover pagare il conto Alitalia.

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