Altra notte di scontri in Val di Susa. Salvini: «sostengo le forze dell'ordine coi fatti»
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Altra notte di scontri in Val di Susa. Salvini: «sostengo le forze dell'ordine coi fatti»


Razzi e petardi illuminano il cielo notturno in Val di Susa. Non è l'incipit di un romanzo, né l'intro di qualche film d'autore. È l'ennesima notte di guerriglia nei cantieri della Tav Torino-Lione, un'altra nottata di scontri tra i manifestanti dei centri sociali, racchiusi sotto l'emblema dei No Tav e le forze dell'ordine chiamate a presidiare i luoghi oggetto degli attacchi scellerati e vigliacchi di chi, a volto coperto, minaccia l'incolumità del braccio armato dello stato.


Decine di bombe carta e altri ordigni fabbricati alla bell'e meglio lanciati con disprezzo sfruttando il buio e la fitta vegetazione, una pratica ormai consueta di chi, con l'ardire di voler difendere il territorio, combattendo una non meglio precisata battaglia di libertà, fa la guerra in nome della pace.

Erano in molti l'altra notte, tutti coperti da passamontagna o bandane, a tentare l'ennesimo assalto, questa volta al cantiere di Chimonte, dopo essersi radunati in una manifestazione non autorizzata nel campeggio di Lotta Popolare contro l'Alta Velocità. E non la passeranno liscia. La Digos ha infatti diramato alla Questura di Torino l'identità di almeno venticinque di loro, provenienti dal centro sociale Askatasuna e da fuori provincia. Sei di loro, addirittura, verrebbero da Catania.


«Nel corso delle due manifestazioni non autorizzate svoltesi nelle serate del 21 e del 22 luglio 2018, nell'ambito del Campeggio di Lotta Popolare contro l'Alta Velocità in Valle di Susa, in entrambe le circostanze gruppi di persone hanno dato luogo a ripetuti attacchi all'area di interesse strategico nazionale del Cantiere Tav di Chiomonte, con esplosione di grossi petardi, lancio di artifizi pirotecnici e getto di pietre ed altri corpi contundenti, all'indirizzo delle forze di polizia che erano dispiegate a protezione dell'area interdetta con ordinanza prefettizia. Per contenere e respingere le aggressioni, sono stati lanciati alcuni lacrimogeni". La questura di Torino prosegue dicendo che "le immediate indagini avviate dalla Polizia di Stato hanno permesso di riconoscere nella prima serata, una decina, e nella seconda occasione, una quindicina, di persone, che saranno deferite all'Autorità Giudiziaria per l'accertamento delle rispettive responsabilità penali», il contenuto del comunicato della Questura di Torino.


La vicenda ha avuto anche un suo seguito politico, visto l'attacco non celato da parte di Forza Italia, tramite diversi suoi esponenti, rivolto contro il governo, accusato di non aver proferito parola sulla vicenda e aver abbandonato al loro destino gli agenti di polizia in stanza per sorvegliare il cantiere assediato. Celere e pronta, come al solito, è arrivata la risposta del capo del Viminale Matteo Salvini, che ha fugato ogni dubbio riguardo il suo modus operandi, dichiarando che alle parole, lui, preferisce far parlare i fatti: «Il sostegno alle divise lo esprimo, da ministro, coi fatti. A qualche parlamentare di opposizione lascio volentieri le parole. Proprio stamattina ho ringraziato le forze dell'ordine per tutto il lavoro svolto negli ultimi giorni», ha aggiunto il vicepremier, «impegnandomi a rendere sempre più sicuro ed efficace il loro lavoro, ad esempio dotandoli di pistole elettriche e lavorando per mezzi e stipendi più adeguati».


Un'occasione troppo ghiotta per le opposizioni per scalfire la posizione di un governo che ancora non si regge in totale autonomia sulle sue gambe, ma che ha trovato pane per i suoi denti nella riposta di Salvini, che ancora una volta ha dimostrato con candida naturalezza che "con lui non attacca".

Iscrizione n° 144/2017       del 28/09/2017 del Registro della Stampa;        Tribunale di Roma

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