Amatrice due anni dopo il terremoto: tra luci e ombre, la città riparte, anche con le tradizioni

Amatrice due anni dopo il terremoto: tra luci e ombre, la città riparte, anche con le tradizioni



Quanto panico si sviluppò in quel terribile giorno. Ebbe tutto inizio alle 03:36. Nella notte, una come tante, la terra iniziò a tremare, e tutta la città cominciò a svegliarsi. No, non tutta. Una parte degli abitanti non ebbe modo di vedere il nostro mondo un'ultima volta, sommersa dalle macerie che già nelle prime ore delle scosse si stavano portando via un enorme patrimonio culturale, storico, ma soprattutto case, ricordi e vite. Vite intere che sono state sgretolate, sia direttamente che indirettamente. Una città che ha visto il suo punto più basso, e che non smetterà mai di piangere coloro che quella notte non sono riusciti a districarsi tra le rovine, o che sono morti ancora prima di potersi svegliare. Oltre trecento scosse, tutte poco distanti fra loro. L'hotel Roma, dove albergavano più di settanta ospiti. La decenne estratta viva dopo diciassette ore dalla prima scossa. Una fonte di luce e speranza, che però non è riuscita a fare miracoli. Non per tutti. Le costanti urla strazianti di bambini che chiedevano aiuto da chissà dove, in cerca della propria madre, padre o nonni. Nella maggior parte dei casi già morti, o in fin di vita. Il campanile che è crollato su una delle poche case resistenti al pericolo sismi, i soccorritori che sono arrivati a scavare con le loro stesse mani pur di raggiungere la fonte di quei terribili «aiuto», per poi ritrovarsi con un corpo senza vita. La madre che si era trasferita ad Ascoli memore del disastro che aveva già colpito l'Aquila, ma che è stata perseguitata dalla catastrofe, che questa volta si è pure portata via sua figlia.


Morti su morti che emergevano ora dopo ora. Le poche pareti o edifici rimasti in piedi che, uno ad uno, crollavano. La fine di una città, polverizzata da madre natura. O forse no? Diciamo che ognuno fa il possibile. La situazione è ancora molto difficile, e la strada da fare per tornare a una condizione simile a quella precedente al 24 agosto 2016 è ancora lontana. Ma ciò nonostante qualcosa si sta muovendo. La città è sempre più deserta, ma alcuni suoi amanti non la tradiscono, nostalgici di affetti e ricordi che vogliono ritrovare, e tornano proprio per la vacanze estive. Tende, camper, case mobili da poter prendere in affitto... ci si inventa di tutto pur di poter restare, almeno un po', nel luogo che si ama. Purtroppo, però, Amatrice registra ancora un forte calo di turisti e visitatori. «Vedere Amatrice così, ancora in difficoltà è molto triste» dice Simonetta Salvi, romana, che ha affittato per un anno una casetta mobile nella frazione di Villa San Lorenzo. La gente arriva per vedere le macerie, resta e se ne va. E le poche attività rimaste faticano ad andare avanti, se non i ristoranti. Amatrice è come una grande piazza ormai, e il problema non sono solo le macerie, ma anche il fatto che «non si sta muovendo nulla», come affermano alcuni cittadini. «Dire che non è stato fatto niente è sbagliato, ma che sia stato fatto bene proprio no. Andremo avanti così ancora 5-6 anni», riportano alcuni suoi abitanti. Un vero e proprio turismo "mordi e fuggi", dove nessuno sembra mostrare un vero interesse nel riportare subito questa città al suo splendore iniziale. Più ottimista Sandro, proprietario di una gioielleria dell'Area Triangolo, ospite di una casetta di legno: «Certo la vita è cambiata ma stiamo andando verso il meglio, i negozi si stanno dando da fare, c'è la volontà di far rinascere Amatrice. La mia attività va male, ma è comprensibile visto gli articoli che propongo, vanno meglio i ristoranti e chi vende prodotti locali. Ma non tutto è imputabile al terremoto. Vedo anche la gente che sta tornando. Le cose stanno andando nel verso giusto».


Il presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini, ha parlato oggi a Foligno davanti al personale e ai volontari della protezione civile regionale che si sono riuniti per ricordare i due anni esatti dalla prima scossa di terremoto che sconvolse il Centro Italia: «In questa giornata», ha detto, «il mio pensiero va a tutte le vittime del terremoto e in particolare a Barbara Marinelli e a Matteo Gianlorenzi, i due giovani orvietani che persero la vita ad Amatrice la notte del 24 agosto 2016». Alla cerimonia, tra gli altri, hanno preso parte anche il neo prefetto di Perugia, Claudio Sgaraglia, l'assessore regionale Antonio Bartolini, il responsabile della Protezione civile umbra, Alfiero Moretti e Giuliano Santelli, presidente della consulta regionale dei volontari Protezione civile. La memoria c'è, l'impegno pure, ma non è ancora abbastanza.


Il punto sul pericolo sismico

L'Ordine dei geologi della Marche punta il dito verso la necessità di «redigere una normativa univoca che consenta di disciplinare gli interventi consentiti» nelle aree instabili. A due anni dal sisma del Centro Italia, infatti, evidenzia in una note «l'urgente necessità di completare gli studi di microzonazione sismica di 3/o livello per la corretta individuazione, lo studio e la regolamentazione pianificatoria delle aree instabili». L'Ordine si è anche offerto disponibile a collaborare e a identificare «la metodologia più opportuna da adottare per sanare una carenza legislativa che sta rallentando un rapido svolgimento degli studi». Il presidente Piero Farabollini constata suo malgrado che, ancora oggi, la fase emergenziale non è ancora formalmente conclusa, e la ricostruzione, sia fisica che del tessuto economico e sociale, non è omogenea. E finché gli organi decisionali non chiariranno un progetto normativo attuabile che tenga conto delle specificità geologico-strutturali, morfologiche, paesaggistiche, del contesto urbanistico e del tessuto socio-economico del territorio marchigiano, la ricostruzione non potrà essere attuata.


Lo sviluppo dell'agricoltura e dell'allevamento fatica ancora a riprendersi

Altrettanto poco ottimista è la Coldiretti, che registra un calo del settanta per cento nelle vendite nelle aree terremotate. «Nelle zone terremotate è ancora lontano il ritorno alla normalità. Il risultato è un crollo delle vendite dei prodotti locali che gli agricoltori, a prezzo di mille difficoltà, sono comunque riusciti a salvare dalla macerie garantendo la continuità produttiva e, con essa, una speranza di ripresa in un territorio a prevalente economia agricola». Sono in difficoltà più di venticinquemila aziende agricole e stalle censite nei centotrentuno Comuni terremotati di Lazio, Marche, Umbria e Abruzzo. Gli allevamenti sono massicci, e ci sono oltre centomila animali tra mucche, pecore e maiali. Dal monitoraggio condotto è comunque segnalata una lenta ripresa anche per i quattrocentoquarantaquattro agriturismi che secondo le elaborazioni Coldiretti su dati Istat operano nell'area dei quali quarantadue in Abruzzo, quaranta nel Lazio, duecentoquarantasette nelle Marche e centoquindici in Umbria.


Un impegno costante da parte della Regione Lazio

Nicola Zingaretti, presidente della Regione Lazio, al suo arrivo ad Amatrice per la messa in ricordo delle vittime del sisma del 24 agosto 2016, si è espresso così: «Siamo ovviamente ancora oggi qui, coscienti che l'importante è non essere in questi luoghi solo in occasione delle ricorrenze, ma trecentosessantacinque giorni l'anno con un impegno che ci ha portato, dal 24 agosto di due anni fa, a non dimenticare mai le esigenze delle persone. Dopo l'emergenza e la ricostruzione provvisoria ora siamo nel vivo di una fase ugualmente complessa ma diversa del ritorno alla vita. Questo ha voluto dire: sostegno alle Pmi, riapertura di una politica per lo sviluppo economico e turistico; ha voluto dire inaugurare la nuova scuola definitiva di Amatrice e aprire presto il cantiere del nuovo Alberghiero. Ogni giorno, di fronte a un passo, c'è una difficoltà, ma non abbiamo mai avuto paura e non ne avremo mai. Andremo avanti come abbiamo promesso quella mattina di due anni fa, fino a quando sarà tutto ricostruito».


Il pensiero del sindaco

Filippo Palombini, dall'ufficio che fu di Sergio Pirozzi nella sede provvisoria del Comune di Amatrice, guarda fuori verso il grande spazio vuoto dove una volta c'era la scuola Romolo Capranica come volesse trovare in quell'assenza una risposta: «Il primo anno c'è il dolore. E l'adrenalina. Il secondo ricostruisci tutto quello che puoi, per ripartire. Ma il terzo anno è il momento peggiore, quello in cui capisci che ci vorrà tempo, tanto tempo. Allora ti chiedi: e adesso cosa faccio?». Lui sa di essere tutto sommato fortunato, perché è il sindaco dell'unico paese che è davvero tornato a vivere tra quelli del cratere del terremoto: Accumuli, Arquata e Pescara del Tronto, così come le frazioni distrutte da quella prima infernale scossa, oggi sono borghi morti e domani chissà. Ma anche lui fatica a individuare nel presente un futuro per la sua gente. Eppure i segnali di rinascita ci sono, eccome se ci sono. Alcune attività hanno ripreso a girare, come negozi e ristoranti riaperti nei centri commerciali. Da settembre nuove scuole provvisorie verranno ricostruite, e le strade rimesse a posto. Il problema? Il tempo. Gli anni, almeno sei se tutto va bene, che ci vorranno per rivedere questi paesi ricostruiti, sempre che l'impegno rimanga costante. «Le cose le stanno facendo ma se continuano a mettere strutture provvisorie è inutile parlare di rinascita», dice Vinicio Buzzoni. Il suo laboratorio per la realizzazione di infissi in alluminio è ancora tra le macerie di piazza Sagnotti, dove sono crollate le case popolari uccidendo oltre venti persone. Sarebbe inagibile, ma non ha un altro posto dove andare. «Esci? e dove vai? Quando l'inverno fa buio alle cinque ci spariamo. Qua è tutto provvisorio». Amatrice in effetti è un paese appeso, tra quel che è oggi e e quel che sarà domani. La vita è ripresa tutta attorno ai centri commerciali e all'area food, ma la vera buona notizia è che le macerie, finalmente, piano piano, stanno sparendo. Non c'è più niente della vecchia scuola, se non i disegni delle mani dei bambini sul muro accanto al cancello, della caserma dei carabinieri è rimasta solo l'insegna. Quasi tutto l'intero lato sinistro di quello che era il paese, per chi arriva da Roma, è completamente spianato: dell'hotel Roma non c'è neanche più il basamento, al posto del convento delle suore hanno messo un enorme macchinario che tritura pietre e cemento, dove c'era l'ospedale c'è oggi un gran buco. Sul lato destro invece, dove c'è quel che resta della chiesa di San Francesco, qualche palazzo è ancora in piedi, ma il sindaco conta di aver spianato anche quello per dicembre. Dice Palombini: «Entro il 2019 dovremmo aver fatto la progettazione, per poi partire con i cantieri. Ma entro primavera voglio vedere le gru ad Amatrice, se le vedi vuol dire che stiamo ripartendo. Io per tirarmi su faccio così, vado a l'Aquila e guardo la miriade di gru. Quello è il simbolo della rinascita, se ne parte una partono tutte». Della vecchia Amatrice resteranno cinque simboli: il Museo Civico, la chiesa del Purgatorio, San Francesco, Sant'Agostino e la torre civica, che oggi è tenuta insieme e nascosta da travi di legno e tiranti d'acciaio: hanno coperto anche l'orologio, fermo alle 3,36 di quel 24 agosto. E' attorno a loro che nascerà il borgo nuovo. «Dobbiamo essere franchi», continua Palombini, «quel che potevamo fare l'abbiamo fatto: le case, i negozi, la scuola, la microzonazione sismica. Ora dobbiamo migliorare la vita nelle casette. Perché i prossimi anni saranno precari e noi dobbiamo essere bravi e uniti».

Non c'è solo Amatrice

Ma se Amatrice è precaria ma viva, tutto il resto del cratere sembra morto. Da Sant'Angelo a Saletta fino a San Lorenzo a Flaiano le frazioni sono un concentrato di niente: le uniche macerie tolte sono quelle che rendevano pericoloso il transito sulla strada principale, non c'è un operaio al lavoro, le casette spuntano all'improvviso in mezzo al nulla. All'ingresso di Accumuli un posto di blocco dell'Esercito controlla che i documenti di chi entra. Ma poi, una volta nel paese, tutto è immobile. «Prima me ne andavo a spasso per il paese, ora se ci entro mi si crepa il cuore», racconta Mario Marotta mentre dietro la sua casetta si occupa del piccolo orto, «Io non cambierei Accumoli neanche con Roma o New York, ma qui non c'è proprio più nulla. Prima il tempo volava, ora non passa mai e quando piove ti rimbambisci dentro casa». Stessa la sensazione dei sopravvissuti di Pescara del Tronto, che deambulano nel villaggio delle Sae costruito sulla Salaria, sotto il paese. Lassù non ci tornano neanche loro. Non ci torna più nessuno perché tutti sanno che Pescara non rinascerà più lì. E poi non c'è nulla da vedere, se non un enorme cratere pieno di macerie. Un mondo morto per sempre».


Le tradizioni mantengono la speranza e permettono di distrarsi un po'

Un simbolo della ripartenza di Amatrice però è la Sagra degli spaghetti all’amatriciana. Costretta a fermarsi per oltre settecento giorni, è finalmente tornata. Il piatto capace di stregare il Centro Italia torna sulle tavole degli italiani, pronto ad essere festeggiato e gustato due anni dopo il sisma di cui ricorre l’anniversario, con il tradizionale appuntamento. 

Riprendendolo da dove si era interrotto, ovvero dalla cinquantesima edizione che allora non ci fu, della quale rimasero solo i manifesti che la annunciavano accartocciati fra i cumuli di macerie. La voglia di rialzarsi e di tornare a nutrirsi di forchettate di energia positiva si concretizzerà dal 31 agosto al 2 settembre lungo la strada statale per Campotosto n.577, nell’area che va dal complesso Don Minozzi fino all’ Anpas. L’intera zona sarà totalmente pedonale per tutti i tre giorni. 

L’accesso sarà libero per i residenti e gli operatori, mentre per gli ospiti attesi da fuori, da ogni parte d’Italia e oltre, è prevista una prenotazione online da fare sul sito del Comune di Amatrice: www.comune.amatrice.rieti.it/sagra-degli-spaghetti-allamatriciana/. 

È qui sulla pagina dedicata a quella che viene considerata, e a ragione, una vera e propria eccellenza del territorio, che si può leggere la presentazione della manifestazione che a ben guardare è un invito a pranzo bello e buono: «Spaghetti, guanciale, pecorino, pomodoro, sono i semplici ingredienti di una ricetta storica, famosa in tutto il mondo. È la nostra ricetta, la nostra salsa, che torna in questa Edizione 2018 della Sagra degli Spaghetti all’Amatriciana a perpetuare una antica tradizione. La genuinità dei prodotti che costituiscono la materia prima della nostra Sagra è garantita da un simbolo, un Cavallo e la scritta Fidelis Amatrix, la moneta del XIV secolo recante lo stemma della Città: è il marchio De.Co.,la Denominazione Comunale, che impreziosisce e valorizza le specialità del nostro territorio. Tornare a celebrare questa antica e nobile tradizione, nata mezzo secolo fa è stata una scelta fatta con il cuore: nonostante le difficoltà, nonostante tutto. Una scelta fatta perché questa città vuole tornare a vivere e a guardare al futuro, mantenendo ben salde le radici nel passato e nella nostra storia, una storia che passa anche per le nostre tradizioni più belle. Amatrice torna così a riaprire le sue porte a chi le vuole bene. E in cambio dell’affetto e della solidarietà giunta qui da ogni dove, vuole donare qualcosa anche lei: i profumi e i sapori della tradizione, i suoni e i colori di un nuovo giorno, con lo sguardo al domani, senza dimenticare ciò che è stato ieri». Il sindaco Palombini si è espresso anch'egli su questo evento, apparentemente non di rilievo ma che in realtà racchiude un grosso incentivo a far ripartire la città: «Credo che la storia di un popolo passi anche e soprattutto per le sue tradizioni, che sono imprescindibili e vanno tutelate e sostenute con ogni mezzo spiega La Regione Lazio sta dando un supporto importante al Comune e alla nostra Pro Loco, che per mezzo secolo ha organizzato la sagra e che quest’anno è pronta a dare il suo insostituibile supporto alla tre giorni che ci apprestiamo a vivere tutti insieme. È vero che nulla sarà come prima e che per sempre ci sarà “un prima e un dopo” quel 24 agosto. Non abbiamo ancora voglia di “festeggiare” ma abbiamo bisogno di iniziare “il dopo”». Che la ripartenza abbia inizio, dunque, e che i fornelli non smettano mai più di essere accesi. E che la città inizi il suo lungo viaggio di ripresa, che sarà faticoso e stancante, ma anche pieno di soddisfazioni e nuove possibilità. È un nuovo inizio per Amatrice.


di Alessio La Greca

Iscrizione n° 144/2017       del 28/09/2017 del Registro della Stampa;        Tribunale di Roma

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