Anche il ministro Savona nella morsa dei magistrati: indagato per «atto dovuto»
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Anche il ministro Savona nella morsa dei magistrati: indagato per «atto dovuto»



«Questo governo non s'ha da fare, né domani né mai». Chissà se avranno sentenziato così i "bravi" Manzoniani per intercessione del Don Rodrigo del Quirinale, nel disperato tentativo di bloccare la nascita dell'esecutivo più discusso degli ultimi tempi (sicuramente degli ultimi eletti), arrivando a porre il famoso veto sulla nomina a via XX Settembre del vituperato professor Paolo Savona. Ma alla fine, seppur con qualche deroga al piano iniziale, il governo s'è fatto e l'Italia per quel che ci risulta non si è spostata di un centimetro e nessun cataclisma ci ha per ora cancellato dalle cartine geografiche. Una sconfitta, quella del Colle, piegatosi all'evidenza che un'interferenza di tale portata nella politica attiva del Paese avrebbe assunto i connotati di un tradimento ai propri doveri, che non è però passata inosservata a chi di dovere.


E allora eccoli, sguinzagliati con insospettabile tempismo i bravi, quegli altri, quelli con le toghe larghe, a porre subito rimedio all'incidente. E così, pur senza evidenti responsabilità, Paolo Savona, ad oggi ministro per gli Affari europei, è finito risucchiato nella morsa di un'indagine in cui l'iscrizione del suo nome nell'elenco degli indagati risulta un «atto dovuto». Sicuramente un po' di pubblicità negativa per il ministro più chiacchierato dell'esecutivo Conte, un assist troppo invitante per non essere accolto dalla Procura di Campobasso, che, nella figura del pm Rossana Venditti, indaga in una vicenda di usura bancaria ai danni della Engineering srl, società facente capo ai fratelli Pietro ed Angelo Santoro, attiva nel settore della realizzazione degli impianti eolici. Un atto dovuto appunto perché Savona, al tempo dei fatti in questione, era ai vertici di Unicredit, seppur senza alcuna competenza sui tassi di interesse oggetto del contenzioso.


Un altro attacco trasversale al governo che poco piace dalle parti di Bruxelles, dove si vocifera che giochino a freccette con la foto del professore di area leghista che a ottant'anni suonati deve subire anche questa onta su un'illustre carriera e solo a causa delle sue malcelate idee non conformiste. Il nome del ministro è divenuto pubblico in seguito alla richiesta della Procura di una proroga delle indagini preliminari, un atto, su un faldone risalente a quasi quindici anni fa, che sa tanto di pretesto per gettare un po' di coltre fumosa su un personaggio altrimenti inattaccabile.


«Eravamo a conoscenza dell'indagine» ha chiosato il vicepremier pentastellato Luigi Di Maio a chi lo interpellava riguardo la vicenda. Un «lo sapevamo» che tra le righe sa tanto di «ce lo aspettavamo».

Iscrizione n° 144/2017       del 28/09/2017 del Registro della Stampa;        Tribunale di Roma

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