Animal House e John Belushi, un successo che dura da quarant'anni

Animal House e John Belushi, un successo che dura da quarant'anni




Un “toga party” che dura da quarant’anni, quello di “Animal House” lo straordinario film di John Landis, che ha visto nascere l’astro, troppo presto spentosi, di un portentoso John Belushi nella parte del mitico Bluto Blutarsky, studente di un college più interessato alle folli serate che al conseguimento della laurea.


Chiunque abbia visto Animal House almeno una volta non lo può dimenticare, per l’irriverenza allora dirompente, l’umorismo sarcastico, il politicamente scorretto che non guarda in faccia a nessuno, tra paranoici e depravati moralisti della società americana della guerra del Vietnam. Chi invece non lo avesse ancora visto, è vivamente invitato a farlo se non vuole che qualcosa nella sua capacità di comprendere la vita, in futuro, gli manchi.


Un film realizzato con un piccolo budget ma che è diventato subito un blockbuster anche per gli incassi, grazie anche all’intelligente idea del regista di farvi prendere parte dall’intero cast del Saturday Night Live, che da qualche anno in tv riscuoteva un grandioso successo ma soltanto Belushi accettò trasportando subito il personaggio follemente geniale di Bluto Blutarsky verso un successo assoluto e ancora, forse, insuperato. Bluto, il “lanciacibo” ed altre formidabili invenzioni al limite del delirio lisergico è così subito divenuto il simbolo, l’archetipo di una gioventù ribelle e sregolata, che però ha ancora in sé i profondi valori dell’amicizia e della giustizia oltre che della libertà


Blutarsky, prima di diventare senatore del congresso americano (le sequenze finali del film narrano la sorte di ognuno dei personaggi dopo la festa di laurea), spacca chitarre in testa a melensi suonatori, sputa panini masticati sulla faccia dei compagni di corso, balla scatenato con l’alloro in testa al ritmo della soul music dopo essersi scolato un’intera bottiglia di whisky in un’unica sorsata.


Tra “hell’s angels” ante litteram, epigoni “on the road” di Jack Kerouac, Blutarsky e i suoi compagni della confraternita universitaria del loro college, sempre sotto punizione del rettore, la cui moglie lo tradisce con uno dei suoi studenti in una rivisitazione de “Il laureato” decisamente più ironica e divertente, maniaci militaristi e ragazze facili ma mai troppo e comunque dal cuore d’oro, splende il faccione malrasato di Belushi-Bluto, ancora saltellante al ritmo forsennato di: «Toga, toga, toga».



DPF

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