Anzaldi, se il Governo non ce la fa il Pd deve essere pronto sulle cose concrete non sulle poltrone

Anzaldi, se il Governo non ce la fa il Pd deve essere pronto sulle cose concrete non sulle poltrone



“Franceschini ipotizza il dialogo con i Cinque Stelle? Per i renziani resta e resterà valido l’hastag #senzadime ”. Dei rapporti con i grillini, delle vicende Rai e infine anche dei “chiari-scuri” della pagina di Mani pulite, tornata alla ribalta con la morte di Francesco Saverio Borrelli, parla il deputato del Pd Michele Anzaldi, molto vicino a Matteo Renzi, esponente di punta del renzismo, vicepresidente della commissione di Vigilanza Rai.


Onorevole, Anzaldi, Renzi, pur dicendo che lui non lascerà mai il suo partito, però risponde alle aperture di Franceschini ai grillini che lui non starebbe mai in un governo con i Cinque Stelle. Nel governo si litiga, ma intanto va in scena l’ennesima divisione del Pd. Quale è la sua opinione?


Bisogna innanzitutto mettere in ordine le cose. Siamo quasi a un anno di governo e gli italiani hanno ormai capito che questo esecutivo è una vera e propria disgrazia, innanzitutto dal punto di vista economico, tra poco qui rischiamo di avere l’Iva al 25 per cento, l’economia è ferma, per i posti di lavoro è una tragedia, i nostri giovani hanno i problemi che sappiamo e c’è un divario tra Nord e Sud sempre più ampio. Loro non riescono a dialogare su nulla, i cantieri sono fermi, e poi basta vedere il pasticcio Alitalia. Sono in evidente difficoltà. Quindi, secondo me dobbiamo un attimo stare fermi, non pensare ad allearci con Casaleggio ma andare avanti con un’opposizione seria e dura, anche ricordando i risultati dei nostri governi. Se il Governo confessa agli italiani che non ce la fa e chiede aiuto, il Pd deve essere pronto sulle questioni concrete, non sulle poltrone. I primi passi devono farli loro.


Quindi, nessun dialogo con i Cinque Stelle, a differenza di quello che ipotizza Franceschini?


Ma prima di tutto, loro un’alleanza con noi la vogliono? Stavo, appunto, dicendo che sono loro che devono chiedere semmai: ci date una mano? Ma su fatti concreti. Ad esempio, uno dei fatti più inspiegabili, è che i Cinque Stelle abbiano negato l’accesso agli atti della Commissione di Vigilanza Rai sulla seconda votazione su Foa. Ecco, il partito dello streaming nega questo. Alla Camera si vota in due maniere: o con le palline di legno o con il cartaceo che viene conservato a vita. Ma se questo cartaceo non lo può visionare un parlamentare, un esponente di quella commissione, il segretario di quella commissione, il capogruppo, la magistratura, chi lo può vedere? E’ chiaramente un abuso, un atto di arroganza non far vedere le schede della votazione di Foa come presidente della Rai. Questo è uno di quei casi in cui loro devono tornare indietro e chiedere scusa. Questo è un esempio concreto. Così come, invece, ce ne è stato un altro di collaborazione sul caso del doppio incarico di Foa a Rai Com. Alla fine abbiamo votato con Cinque Stelle, con addirittura un atto di generosità facendo cadere la nostra risoluzione e votando quella dei Cinque Stelle, che era identica, nonostante noi l’avessimo presentata prima. Però sono loro che devono farsi avanti, sono loro che devono dire abbiamo sbagliato, siamo pronti a fare una cosa che sia a vantaggio degli italiani.


Franceschini dice che i Cinque Stelle sono meglio della Lega. Ma certo giustizialismo estremo grillino, che si è manifestato nelle leggi come la “spazzacorrotti”, certo votata anche dalla Lega, non crea qualche problema soprattutto a voi renziani che siete stati sempre ritenuti più aperti sul garantismo nel Pd?


Come abbiamo sempre detto, non è cambiato nulla, anzi le cose sono peggiorate. Noi eravamo per il #senzadime e saremo per il #senzadime. Sono arroganti, lavorano male, e hanno tanti punti opachi. Siccome non è cambiato niente, l’hastag #senzadime non cambia, resta sempre. Dopodiché vanno rimessi i puntini sulle “ì” su tutto e tutti devono fare il proprio lavoro, anche gli organismi di garanzia. Per esempio, l’Agcom ha sanzionato la Rai sia per le numerose violazioni del Tg2 e dovrebbe farlo anche per la delibera approvata all’unanimità in commissione di Vigilanza nella passata legislatura, sul conflitto di interessi tra conduttori, agenti, presentatori, per capirci il caso Fazio deve passare da li. A cominciare dall’Ordine dei giornalisti, tutti dovrebbero fare il proprio lavoro. E invece, a proposito di giustizia e garantismo, io l’altro giorno ho presentato l’esposto perché nei tre Tg del servizio pubblico sono state mandate le immagini dell’interrogatorio dei familiari di Renzi. Immagini di una fase del processo in cui la divulgazione è vietata. E l’Ordine dei giornalisti invece mi ha risposto che non procede a un richiamo perché le immagini sono sfocate e non riconoscibili. Ma come si fa a rispondere una cosa del genere quando c’è un servizio che dura dieci minuti con un sottopancia che dice: ecco l’interrogatorio dei genitori di Renzi?


Renzi e i renziani, al di là dell’episodio in questione, e seppur con le loro ragioni, sono però spesso accusati essere garantisti soprattutto per le cose che coinvolgono loro. Come risponde a queste critiche?


Sinceramente non mi pare che sia così. Lei pensi a tutti i ministri del governo Renzi che si sono dimessi solo per gli avvisi.


Forse però non andavano neanche sollecitati a dimettersi, visto che alcuni non erano neppure indagati. O No?


Dimettersi vuol anche dire avere meno impegni di governo e dedicarsi di più alla propria difesa oltre che alla vita del partito, non c’è solo il governo.


L’altro giorno c’è stata una frizione tra e lei il segretario del suo partito Nicola Zingaretti, a proposito di una polemica sulla Rai.


Il problema non era tra me e il segretario, ma c’è stato il senatore Gasparri (Fi) che ha detto che sarebbe opportuno che il Pd tappasse la bocca a me. Non è una cosa molto bella invitare a zittire qualcuno. Questo perché io avevo diffuso la risposta a una mia interrogazione, quindi un atto formale, su un’intervista rilasciata da una giornalista del Tg2 che diceva una serie di cose, a mio avviso offensive, tra cui anche al Pd. A quel punto ho chiesto alla Rai se l’intervista fosse stata autorizzata e la Rai dicendo che non l’aveva autorizzata ha fatto una raccomandazione al direttore della giornalista perché si attenesse alle regole. E lì è successo il parapiglia. Ma io ho pubblicato solo la risposta a un atto ufficiale. E da lì lo straparlare del senatore Gasparri e il problema di quella che io mi sarei aspettata una difesa dal mio partito al quale lo stesso Gasparri si era rivolto…


Insomma, lei non si è sentito difeso da Zingaretti?


Visto che era stato invitato dal senatore Gasparri a tapparmi la bocca, era il Pd che doveva dire: no, noi la bocca non la tappiamo a nessuno, non usare questi toni.


E invece?


Zingaretti, che secondo me non conosceva la vicenda, ha reagito praticamente dicendo: non lo conosco, però ha la mia solidarietà.


A volte però, onorevole Anzaldi, a lei viene contestato di non essere altrettanto severo e scrupoloso sul comportamento di giornalisti Rai considerati più vicini al Pd.


Innanzitutto mi si faccia un esempio concreto. Non ho mai fatto distinzioni, spesso attirandomi distinguo anche dalla mia stessa parte politica. Comunque ci sono centinaia di altri parlamentari, solo io lo devo fare?


Renzi resta o no? Come finirà la partita interna? Ci sarà la scissione?


Non c’è nessuna partita in corso. L’area renziana è quella del Pd che comunica di più per dare risposte ai cittadini. Ma tutto questo sempre con grande trasparenza. Nessuna scissione.


Pochi hanno notato che i renziani sono rimasti in silenzio sulla morte di Borrelli, mentre dal resto del Pd sono arrivati elogi che hanno sfiorato un po’ la santificazione.


Sono state giornate convulse sul fronte della politica. E comunque come tutte le pagine di storia dopo tanto tempo presenta dei chiari-scuri. E su quella pagina lo stesso Borrelli e lo stesso Di Pietro hanno fatto ampie riflessioni.


di Paola Sacchi

Iscrizione n° 144/2017       del 28/09/2017 del Registro della Stampa;        Tribunale di Roma

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