Apre a Cremona la mostra Il Regime dell’Arte. Sgarbi: «Qualche fanatico non fa il Fascismo»



«I miei genitori erano fascisti. Se li riguardo oggi sinceramente non me ne vergogno», il suo intervento alla mostra Il Regime dell’Arte Vittorio Sgarbi lo chiude così, riassumendone intenti e spirito. Non rimuovere il fascismo, non obliarlo. Accettarlo, senza esaltarlo, come una fase della nostra storia, e della nostra storia artistica. D’altronde è un basilare consiglio degli psicoanalisti, quello di non rimuovere assolutamente niente, ma di elaborare con la giusta distanza tutto. E anzi qualsiasi contenuto rimosso dalla coscienza, direbbe Jung, viene potenziato nel profondo.


Lo scopo della mostra Il Regime dell’Arte, aperta da oggi fino al 24 febbraio, ospitata dal Museo Civico Ala Ponzone, a cura di Vittorio Sgarbi e Rodolfo Bona, è stato proprio questo. Non rimuovere ma, come ha detto Sgarbi nel suo intervento: «Guardare non tanto con coraggio, che presuppone un conflitto leale, ma con uno spirito di verità la storia».


La mostra vuole ripercorrere la storia del Premio Cremona, il concorso pittorico voluto da Roberto Farinacci nel 1939 allo scopo di sostenere l’idea dell’arte come celebrazione dei valori e delle imprese del fascismo, a sostegno, ovviamente, della propaganda del regime. La mostra permette di ricostruire con precisione un periodo storico e storico artistico, che rischiava l’oblio completo in virtù dei giudizi negativi chiaramente influenzati dal rapporto col ventennio. Sempre Sgarbi nel suo intervento, uno dei momenti clou dell’inaugurazione, ha detto: «Con questa presenza aliena da ogni esaltazione del fascismo, e invece racconto di momenti di vita, il Premio Cremona rientra nella storia di alcuni momenti essenziali della nostra vita civile di quegli anni, raccontati da maestri che erano stati dimenticati o rimossi per un grave peccato di presunzione della critica. Oggi Cremona ripara quella ferita».

Sgarbi ha anche duramente criticato la legge Fiano che, scagliandosi contro il Fascismo e i suoi simboli, se accettata metterebbe questa mostra fuorilegge.


Il percorso espositivo della mostra si apre con una grande istallazione di dodici Radio Balilla, il mezzo preferito per la diffusione dei messaggi politici e istituzionali durante il ventennio, per accogliere il visitatore con l’audio originale del comunicato con cui si annunciò l’istituzione del Premio Cremona, a cui vennero invitati a partecipare tutti gli artisti italiani. Il percorso continua e offre al visitatore la contemplazione di opere come l’Ascoltazione del discorso del Duce alla radio di Mario Biazzi e, indubbiamente una delle opere più rilevanti, Il Grano, di Pietro Gaudenzi, un grande trittico murale che, secondo Sgarbi: «Basta da solo per riabilitare il Premio Cremona».


Da Moscovici ad altri svariati analisti del momento attuale, si afferma a più riprese la preoccupazione su un certo ritorno di idee che consonerebbero con quelle fasciste, espresse da alcuni: «Piccoli Mussolini» in giro per l’Europa. Anche su questo timore diffuso Vittorio Sgarbi si è espresso con chiarezza, dichiarando: «Non c’è bisogno di creare un allarme sociale, perché non c’è un pericolo fascista. Neanche negli estremisti più radicali. Qualche fanatico ci sarà, ma un fanatico non fa il fascismo».


Di Giacomo Meingati e Niccolò Lumini

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