Vantaggi ai detenuti delle cosche: in cella la criminologa Angela Tibullo

Vantaggi ai detenuti delle cosche: in cella la criminologa Angela Tibullo



Nessun vincolo familiare stavolta, solo semplice e umana ambizione. Ma illecita. Per questo è stata arrestata Angela Tibullo, criminologa trentaseienne di Polistena, conosciuta soprattutto per aver seguito il caso della morte della piccola Fortuna, al Parco Verde di Caivano. La donna è stata accusata di concorso esterno in associazione di tipo mafioso, corruzione in atti giudiziari e intralcio alla giustizia, aggravati dalle finalità mafiose. Aspirava al ruolo di "regina della penitenziaria" e, per questo, avrebbe creato un "sistema criminale" con professionisti, medici e funzionari compiacenti, anche minacciando di escludere da successivi affari quelli che dimostravano di non rispettare le sue indicazioni. E deve aver fatto "carriera", dato che, secondo gli approfondimenti svolti dai militari dell'Arma, il ruolo della donna sembra essere stato determinante nelle dinamiche di associazione e nel perseguimento degli interessi illeciti di alcune cosche di 'ndrangheta.


Sembra infatti che la criminologa consentisse ai suoi assistiti detenuti vantaggi penitenziari, come un regime domiciliare e il trasferimento in carceri più consoni. In certi casi avrebbe permesso ai detenuti affiliati alle cosche di ottenere la scarcerazione, per incompatibilità col regime carcerario, redigendo false consulenze e corrompendo medici e periti che erano chiamati a valutarne lo stato di salute. Non solo, la donna avrebbe anche portato all'esterno delle carceri alcuni messaggi dei detenuti. Un comportamento reiterato nel tempo, stando alle indagini. Fra i suoi clienti c’erano gli uomini dei più feroci clan come i Grasso e i Pesce di Rosarno, ma anche i Crea di Rizziconi, incluso il potente boss Teodoro. È stato proprio lui, indirettamente, la causa del suo arresto. Ormai ottantenne, il boss sperava di lasciare la cella puntando sugli acciacchi dell’età. La Tibullo aveva quindi cercato di convincerlo a redigere un referto ad hoc. Per farlo, gli aveva proposto anche denaro, escort e futuri affari. Lui ha rifiutato e si è rivolto ai magistrati, facendo partire le indagini. Il suo è uno dei quarantacinque arresti nell’ambito dell’operazione dei carabinieri di Reggio Calabria contro le cosche Cacciola e Grasso. Non è l’unica donna finita in manette: sono state arrestate anche Anna Maria e Antonietta Virgiglio e Marilena Grasso, di cinquantasei, cinquantotto e trentadue anni, tutte legate da vincoli parentali molto stretti con i vertici della cosca Cacciola-Grasso.


di Alessio La Greca

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