Attentato fallito a Maduro, il Venezuela punta il dito contro la Colombia e arresta sei terroristi



È uno scambio d'accuse che alza il livello della tensione quello tra Venezuela e Colombia. Dopo l'attentato fallito al presidente venezuelano Nicolas Maduro le autorità di Caracas hanno arrestato sei terroristi.


Le sei persone sono detenute con l'accusa di tentato omicidio, come ha fatto sapere il ministro della Giustizia Nestor Reverol, il quale ha aggiunto che nel blitz messo in atto tra la notte di sabato e quella di domenica sono stati inoltre sequestrati diversi veicoli e eseguite perquisizioni in hotel di Caracas, dove il governo ritiene di aver raccolto «prove molto importanti». Il ministro Reverol ha detto che il tentativo di assassinio è stato effettuato con due droni telecomandati caricati ciascuno con un chilogrammo di esplosivo C4, «capace di danni effettivi in un raggio di circa 50 metri», ha precisato. Il titolare della Giustizia ha inoltre annunciato che due delle persone coinvolte nell'attacco sono state abbattute, otto sono in stato di fermo. Le indagini proseguono. Il gruppo degli assalitori sarebbe capeggiato dall'ex capitano delle Forze armate Juan Carlos Caguaripano, arrestato insieme ad uno dei suoi compagni l'11 agosto.


«Hanno cercato di uccidermi», ha detto Maduro in un intervento televisivo citato dalla stampa locale, additando l'estrema destra del Venezuela e della Colombia, oltre al presidente colombiano Juan Manuel Santos, come responsabili dell'attacco. «Non ho dubbi, è la sanguinosa ferocia dell'oligarchia colombiana, e sono sicuro che troveranno tutte le prove, ma i primi elementi di indagine puntano su Bogotà» , ha detto il capo di stato venezuelano. Dopo il messaggio di Maduro, il governo colombiano ha respinto le accuse. «Queste accuse non hanno fondamento, il presidente colombiano si è dedicato al battesimo di sua nipote Celeste e non a rovesciare i governi stranieri», ha precisato la presidenza colombiana in un messaggio ai giornalisti. Maduro, presente con sua moglie Cilia Flores all'evento militare a Caracas, era stato prontamente portato via dalle sue guardie di sicurezza dopo che una o due esplosioni avevano scosso la capitale durante la cerimonia sulla Avenida.


Il Fronte ampio Venezuela libera (Favl), piattaforma di opposizione politica e sociale al governo del presidente, ha da parte sua pubblicato un comunicato esprimendo dubbi sulla ricostruzione ufficiale dei fatti avvenuti a Caracas e preoccupazione per gli oppositori. Il Fronte ha lamentato che le prime reazioni dell'esecutivo non sono state volte a «chiarire i fatti, ma ad approfittare della situazione per attaccare in modo irresponsabile l'opposizione». Nella nota si sottolinea che «il regime ha rapidamente qualificato il fatto come un attentato e lanciato accuse in forma generica, irresponsabile e senza alcuna prova contro l'opposizione venezuelana, vale a dire tutti i venezuelani che si oppongono e criticano la gestione del suo governo. La cosa responsabile sarebbe attendere l'esecuzione delle indagini pertinenti, ma è molto difficile credere a quello che dicono i burocrati del regime». Il Favl ha avanzato il sospetto che gli eventi possano essere utilizzati «per cercare di distogliere l'attenzione dal vero problema che preoccupa e affligge il paese, ovvero la tragedia umanitaria e la catastrofe economica e sociale per cui soffre la maggior parte dei venezuelani». L'alleanza degli oppositori ha comunque preso le distanze da ogni iniziativa violenta: «Ribadiamo che la soluzione che il nostro popolo merita è la soluzione democratica e costituzionale». Il Fronte ha espresso il timore che gli eventi vengano usati per «criminalizzare coloro che si oppongono legittimamente e democraticamente», per «accrescere la repressione» e per «sopprimere il diritto costituzionale della gente a continuare a protestare per la difesa dei propri diritti», ha affermato il gruppo.

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