Bagarre al Comune di Sutri, aggredito il sindaco Vittorio Sgarbi

Bagarre al Comune di Sutri, aggredito il sindaco Vittorio Sgarbi


On. Vittorio Sgarbi

Bagarre durante il consiglio comunale di Sutri. Il sindaco Vittorio Sgarbi è stato oggetto di una vera e propria aggressione fascista, messa in atto dal consigliere comunale di Casapound, Matteo Amori, tra l’altro cognato del vice sindaco Felice Casini, di area Udc. Le minacce gli oltraggi al sindaco Sgarbi sono stati causati da motivi del tutto futili, cioè una presunta mancanza di rispetto del critico d’arte verso gli altri consiglieri per essere arrivato in ritardo al precedente consiglio comunale. Un’accusa del tutto infondata, visto che in quell’occasione Sgarbi era impegnato in Parlamento, aveva prontamente avvisato della seduta fiume a Montecitorio e aveva delegato il vicesindaco Casini a presiedere il consiglio comunale. A scoppio ritardato, cioè a distanza di oltre 2 settimane, Amori ha pensato bene di far pagare ”l’affronto” interrompendo la riunione della giunta con urla violente e minacce che hanno costretto i carabinieri ad intervenire per calmare gli animi e raccogliere la denuncia del sindaco.


Si legge nella querela: «Prima che potessimo dar corso alla riunione della giunta, preso atto dell’assenza del segretario comunale, sono stato sopraffatto da una serie di ingiurie, minacce ed insulti da parte del consigliere comunale Matteo Amori, sedicente fascista, con toni aggressivi e violenti, del tutto irrispettosi della mia persona e del luogo pubblico dove avevo indetto la riunione, nella sede di villa Savorelli, dove io ho il ruolo di presidente del Parco Regionale dell’antichissima città di Sutri. Fatico a credere che un consigliere comunale possa trascendere al punto che è stato avvertito da numerosi presenti, fra i quali il vicesindaco Felice Casini e gli assessori Claudia Mercuri, Stefano Proietti, Giulia Cacchiarelli, i consiglieri Roberto Zocchi, Ferdinando Maggini, Nunzia Casini, soggiogati e passivi, mentre mi venivano indirizzati insulti di ogni natura da ”non conti un cazzo”, ”sei l’ultimo dei coglioni”, ”chi ti credi di essere”, ”stronzo”, ”hai rotto il cazzo”, con minaccioso tono da teppista e squadrista, come io non ho mancato rilevare chiamandolo ”fascista”. L’Amori ha risposto ”mi onoro di essere fascista”, ”non me ne frega un cazzo”, continuando a disprezzare me, la sede della riunione e vaneggiando la mia mancanza di rispetto verso i consiglieri per essere arrivato in ritardo all’ultimo consiglio, che io, documentatamente impegnato in Parlamento, avevo chiesto di presiedere al vice sindaco Felice Casini.L’azione si è veramente rappresentata come un’aggressione fascista alla istituzione che rappresento e ritengo giusto, essendo avvenuta in presenza di numerosi testimoni, a sporgere formale denuncia».  

Iscrizione n° 144/2017       del 28/09/2017 del Registro della Stampa;        Tribunale di Roma

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