Parla Galli del coordinamento concessionari pertinenziali: noi non privilegiati ma strangolati

Parla Galli del coordinamento concessionari pertinenziali: noi non privilegiati ma strangolati



Walter Galli è il portavoce del Coordinamento dei concessionari pertinenziali, quelle concessioni demaniali cioè su cui sono state realizzate delle strutture in cemento. Quel cemento lui, come altri 300 concessionari demaniali, lo sta pagando salatissimo. Un conto stellare, di quelli che ci mette un attimo a mandarti sul lastrico. Nel 2006 Galli versava per lo stabilimento balneare che gestisce a Pomezia un canone annuo di 4800 euro a cui andava aggiunto il 15 per cento di addizionale regionale. Ebbene, l’anno dopo, nel 2007, il canone era passato a 55mila euro più il solito 15 per cento. Una mazzata. I canoni – solo per questa sfortunatissima categoria di concessionari - sono aumentati dal 3000 al 5000 per cento e arrivano a raggiungere anche i 200mila euro l’anno. Galli oggi era a Montecitorio per una conferenza stampa in cui è stata chiesta a gran voce una norma che sospenda le decadenze, i pagamenti e le cartelle esattoriali fino alla riforma dei canoni annunciata dal ministro del Turismo per la prossima legge di Stabilità. E domani una delegazione di iscritti al Coordinamento sarà in presidio davanti al ministero dell’Economia per chiedere un incontro con i sottosegretari di Lega e Cinque stelle, Massimo Bitonci e Laura Castelli, « per tentare di far comprendere al governo che inserire la sospensione dei pagamenti e delle decadenze non è un favore alla presunta lobby dei balneari, ma è unicamente lo strumento per consentire a centinaia di imprese e ai loro dipendenti di arrivare ancora in piedi all'agognata riforma dei canoni. Perché non vorremmo che dopo tante rassicurazioni ancora una volta tutto si blocchi e si continui a giocare sulla nostra pelle». Non solo alla politica si rivolge il Coordinamento, ma anche ai media affinché raccontino la loro storia. Quella vera. «Perché leggiamo spesso presunte inchieste che ci presentano come privilegiati che pagano canoni irrisori. Qualcuno fa addirittura intendere che siamo dei mafiosi. Ecco, basta con le menzogne, con le falsità e con i luoghi comuni. I concessionari pertinenziali sono strangolati. Se ci sono privilegiati non cercateli qui. Noi vogliamo pagare, ma pagare il giusto».


Walter Galli

Dunque Galli, partiamo da lei. Come è possibile passare da 4800 euro a 55mila. A sentirlo non ci si crederebbe.

«Nel 2003 l’allora governo Berlusconi, ministro dell’Economia era Tremonti, fece una norma che aumentava del 300 per cento i canoni concessori. Per tutti. A nessuno fa piacere vedersi aumentare il canone d’affitto, è vero, ma quell’aumento aveva una sua logica. Andava a intervenire su situazioni che oggettivamente potevano essere di privilegio ma salvaguardando le imprese. Ebbene quella riforma non è mai stata applicata. Ogni anno c’era una deroga. Ma c’è di più, il governo Prodi, entrato in carico nel 2006, abrogò la legge e condonò l’aumento dei canoni del 2004, 2005 e 2006. Parliamo di una cifra che si aggira sui 550 milioni di euro. Eppure chi stava in quella maggioranza allora, come l’esponente dei Verdi Angelo Bonelli a cui piace probabilmente atteggiarsi a paladino della giustizia, continua ad alzare lamenti al cielo contro gli “scandalosi” canoni minimi. Ma se sono stati loro ad abrogare la riforma del governo Berlusconi che prevedeva l’aumento dei canoni? Se sono stati loro, lo ricordo allo smemorato ambientalista, a lasciare invariato il canone minimo, che è ancora quello del 1989?».


Insomma, gli altri concessionari hanno continuato a pagare poche centinaia di euro e a voi vi hanno fatto schizzare il canone alle stelle?

«Esattamente. Il mancato aumento dei canoni del 2003 è stato, in buona sostanza, il motivo per cui l’intero gettito programmato dallo Stato venne riversato sulle nostre concessioni. Il canone minimo è rimasto a 351 euro e tutti i concessionari “normali”, chiamiamoli così, non si sono visti aumentare nemmeno un centesimo. Noi siamo diventati gli agnelli sacrificali. Siamo stati agganciati ai valori immobiliari Omi (peraltro in categorie pure sbagliate e che non prendendo in considerazione l’attività svolta dai concessionari) e i canoni che ne sono usciti sono inverosimili, fuori da ogni logica di mercato. Succedono delle vere follie; comuni ad alta valenza turistica che pagano 5 euro al metro quadro e città come Pomezia dove si arriva a 20 euro».


Tutto per un manufatto in cemento…

«Costruito legalmente e con tutti i permessi. Peraltro faccio notare che l’articolo 49 del codice della Navigazione prescrive che quando venga a cessare la concessione, “le opere non amovibili, costruite sulla zona demaniale, restano acquisite allo Stato, senza alcun compenso o rimborso, salva la facoltà dell’autorità concedente di ordinarne la demolizione con la restituzione del bene demaniale nel pristino stato”».


Ma non le viene voglia di mollare tutto. Chiudere e, come dire, restituire le chiavi?

«Ci ho pensato tante volte, nei momenti di maggior sconforto, ma vede su questa impresa ho investito il mio futuro. E ho 55 anni. Che mi metto a fare? Ci sono concessionari che si ritrovano con cartelle esattoriali da 4-500mila euro, ci sono comuni che fanno partire le decadenze delle concessioni. 300 pertinenziali sono oggi alla canna del gas e se non si interviene in tempo per loro la riforma dei canoni interverrà a babbo morto. Molti avranno gettato la spugna. Consideri poi che oltre ai costi proibitivi di cui le parlavo prima siamo tenuti ad una fideiussione di due anni di canone. Un conto è una fideiussione su 5mila euro un altro su 100-200mila. Molti di noi per ottenere la fideiussione sono stati obbligati a portare in garanzia la propria casa. Ma ne vuole sapere un’altra?».


Prego?

«Noi paghiamo l’Imu! Non siamo proprietari dell’immobile però paghiamo l’Imu. Per non dire dei contenziosi che nel tempo hanno generato ulteriori contenziosi. Sembra una vicenda kafkiana ma è proprio così. E come in tutte le situazioni kafkiane interviene anche l’opacità delle decisioni. Le faccio un esempio. Un concessionario di Genova che aveva un hotel ristorante sulle passeggiata di Nervi nel 2007 si vide applicare un canone di 60mila euro l’anno. Provò a resistere per un po’ poi decise di mollare. Tempo dopo il Comune fa un bando per assegnare il bene, bando che va deserto. Nuovo bando, ancora una volta deserto. Alle fine succede che l’Agenzia del demanio, in deroga alla legge, permette al comune di fare un bando con canone di concessine fissato a 3500 euro. Ma come? Hai distrutto una famiglia, l’hai mandata via, hai fatto degradare la struttura e poi la assegni per una cifra ridicola?».


Senta Galli, lei parla di circa 300 concessionari a rischio. Ma in termini di posti di lavoro?

«Parliamo di circa 2500 dipendenti con contrato a tempo indeterminato più gli stagionali. A tutta questa gente chi gli garantisce un lavoro se noi chiudiamo? Se non arriva questa benedetta riforma dei canoni e se non viene inserita nel decreto Crescita la sospensione dei canoni e delle cartelle esattoriali un terzo di noi non farà la stagione estiva».


di Pietro Roccaldo

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