Benedetto Pinto, della Natural Pharma International,che commercializza il test rapido Gmate Covid-19




«Penso che oggi è assolutamente urgente e necessario individuare i soggetti asintomatici, che rischiano di essere un grosso problema, una vera e propria bomba ad orologeria». Benedetto Pinto, ortopedico di fama mondiale e responsabile scientifico del board della Natural Pharma International - la società che ha l’esclusiva per la commercializzazione in Italia e in altri paesi europei del Gmate Covid-19, l’apparecchio made in Corea, che permette il test rapido per diagnosticare il coronavirus - spiega a Spryanews che la strada da seguire è esattamente quella utilizzata nel paese asiatico. «Grazie ai test rapidi e allo screening di massa la Corea è uscita dall’emergenza sanitaria in tempi relativamente brevi».

Ci spiega in cosa consiste il Gmate Covid -19?

«Gli scienziati coreani hanno messo a punto una tecnologia che sfrutta l’immunocromatografia e hanno messo a confronto questo test rapido con quello classico dello studio genomico del Rt –Pcr. Ebbene hanno visto che il test rapido – e quando dico rapido dico venti minuti appena per avere la risposta - ha una accuratezza del 93 per cento. Da sottolineare che il Gmate utilizza la tecnica del tampone nasale o del cavo orale, esattamente come quello genomico. Questo piccolo apparecchio ha permesso in sostanza alla Corea del Sud di fare test di massa, permettendogli in questo modo di individuare i soggetti asintomatici».

Perché è preferibile il test rapido a quello classico?

«Per diverse ragioni. Con il test classico ci vogliono laboratori specializzati e molto tempo per ottenere i risultati. Con il Gmate, invece, qualsiasi centro di analisi può realizzare il test per individuare rapidamente i postivi asintomatici. Anche i medici di famiglia si possono attrezzare con questo apparecchio. Non solo, occorrendo per il test di tipo genomico laboratori e personale altamente specializzati, è evidente che questo tipo di analisi avrebbe dei costi proibitivi per i sistemi sanitari dei singoli paesi, senza dire che per le risposte occorre aspettare non ore ma giorni».


Insomma, il Gmate potrebbe essere l’uovo di Colombo nell’individuazione rapida dei soggetti postivi. Con tutto quel che ne consegue in termini di libertà personale e di ripresa dell’economia del Paese.

«Certamente. Perchè tenere tutti chiusi in casa, anche le persone che sono sane? Ma altra cosa fondamentale è la tutela della salute all’interno delle famiglie. Lì dove ci sono soggetti deboli o anziani avere la certezza che nessun componente è positivo è una garanzia per la salute di tutti gli altri familiari. Ove dal test rapido un soggetto risultasse positivo asintomatico si potrebbero mettere in campo immediate misure di quarantena. Ovviamente a fare il test deve essere sempre un medico o in ogni caso personale sanitario, il Gmate non è certamente una soluzione fai-da-te».

Ma allora perché non si dà il via a test di massa in Italia?

«Le do una notizia. La validità del test rapido comincia finalmente ad affermarsi anche da noi. Il Policlinico di Bari, ad esempio, ha già preso tre macchine. E so che altre strutture sono interessate al Gmate.

Quanto costa fare il test rapido con il Gmate?

«I costi sono bassissimi se solo li si confronta con il test di genomica, che richiese strutture ospedaliere e personale specializzato impiegato 24 ore su 24. Il test classico non si può fare a tutti gli italiani: sarebbe una soluzione impraticabile e insostenibile. Il Gmate Covid-19 è la soluzione: tra costo del kit e del tampone siamo sotto i 100 euro».

Affinché il test rapido sia efficace dovrebbe essere effettuato su tutto il territorio e non a macchia di leopardo, giusto?

«Assolutamente sì. E’ ovvio che ci vuole l’autorizzazione della Protezione civile e il raccordo continuo con le istituzioni se si vuole che la misura risulti efficace».

La curva degli infetti e dei morti sta scendendo professore. Un segnale positivo?

«Senza dubbio. Il punto è sapere quanti sono realmente gli individui infetti e se non si farà uno screening di massa non lo si potrà mai dire con certezza. Credo che la Protezione civile costringa gli italiani a rimanere in casa esattamente perché ha paura degli asintomatici. E per fortuna al Sud l’epidemia non è esplosa con violenza, altrimenti sarebbe stato un vero problema in considerazione del fatto che il sistema sanitario del Mezzogiorno è deficitario rispetto alle regioni del nord».

A suo giudizio come si è mosso il governo italiano in questa crisi?

«All’inizio c’è stata un po’ di leggerezza nel capire la drammaticità di quel che stava avvenendo, ma adesso ritegno che il governo si stia muovendo bene e con misure che in qualche misura ricalcano quelle messe in atto in Cina. Certo, se non si fosse indugiato troppo all’inizio forse oggi saremmo nella fase di uscita dall’emergenza. Ma col senno di poi…»

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