Bizzarri, del Mamaflò di Ostia: enogastronomia, la carta vincente per rilanciare il litorale romano

Bizzarri, del Mamaflò di Ostia: enogastronomia, la carta vincente per rilanciare il litorale romano

Aggiornato il: 27 giu 2019


I fratelli Bizzarri Erica e Mirko

Mirko Bizzarri, 36 anni, è un figlio d’arte. La passione per l’enogastronomia, l’amore per la terra, gli viene da lontano. Dal nonno, che lì nelle sue Marche, ha fatto per una vita il fattore in una azienda agricola. E poi da papà Arnaldo e da mamma Floriana. Il locale che la famiglia Bizzarri gestisce alla Nuova Pineta Pinetina di Ostia si chiama Mamaflò, proprio in onore della signora, regina incontrastata delle cucine. Il Mamaflò è un ristorante sul mare dove un pesce freschissimo si accompagna a verdure, l’olio e vino biologici che vengono dalla tenuta Casale 500 che si trova nel comune di Pomezia. I prodotti dell’azienda agricola, che Mirko Bizzarri segue in prima persona, fanno pochi chilometri e si ritrovano sulle tavole del Mamaflò. Sapori veri, decisi, genuini. Casale 500 è una location perfetta per eventi ma non chi vi mette piede non vi trova i classici laghetti, gli zampilli d’acqua che fanno tanto scena, ma orti. Sul litorale i Bizzarri sono arrivati nel 2012. Ma l’avventura per questa dinastia di ristoratori marchigiani era iniziata molto prima, negli anni Ottanta, in un piccolo locale dei castelli romani. «Da piccolo ricorda Mirko – giravo tra pentole e padelle. È lì che l’amore per il buon cibo mi è cresciuto dentro in modo naturale. Noi figli al lavoro dei nostri genitori abbiamo aggiunto la creatività, la gestione manageriale, la realizzazione di eventi. Ma senza il background che ci viene dalla terra, dalle nostre radici oggi non staremmo qui». Domenica 30 giugno sulla terrazza del Mamaflò si terrà un evento da segnare con la matita sul calendario. “Il turismo incontra l’agricoltura”, un percorso enogastronomico che oltre alla famiglia Bizzarri vede la presenza dell’azienda vinicola, o meglio della cantina-boutique, Formilli Fendi di Valfabbrica, in Umbria. A promuovere l’iniziativa è la Sib, il sindacato balneari aderente alla Confcommercio, che ha deciso di sostenere negli stabilimenti associati le eccellenze enogastronomiche del Belpaese. I fratelli Bizzarri, Mirko e la sorella Erica, gestore del Mamaflò, che puntano molto sul connubio turismo-agricoltura, hanno aderito subito e con entusiasmo al progetto.


Un mix interessante quello tra stabilimenti balneari e enogastronomia. Può avere ricadute positive per il nostro turismo?

«La balneazione attrezzata oggi conta circa 30mila aziende e decine di milioni di clienti. Abbiamo pensato che questi luoghi di svago e relax possano essere anche spazi della socializzazione e del buon cibo, in una parola delle eccellenze che il nostro Paese offre. Nulla di più riduttivo pensare che il mare sia un posto dove andare a prendere il sole e basta. I bagni possono rappresentare un potente volano per la promozione del territorio, per la valorizzazione del turismo di qualità, per la scoperta e riscoperta dei luoghi d’arte e della cultura gastronomica. Parliamo insomma di un valore aggiunto che può creare, se solo ci si investisse adeguatamente, ricchezza diffusa. Nel nostro piccolo al Mamaflò restaurant ci proviamo ogni giorno. Ci piace far tornare le persone ad apprezzare i prodotti fatti e coltivati un certo modo. Per dire, abbiamo fatto con un maitre chocolatier, e la presenteremo domenica, una linea di cioccolatini assai particolare: all’olio di oliva, al rosmarino e con confettura di cipolla rossa».



Il suo cuore batte più per la terra o per la ristorazione?

«È una domanda difficile. Però quello che mi muove, anche nella promozione degli eventi, è l’amore per la terra. Il segreto del nostro successo lo sa qual è? È la riscoperta delle cose semplici che abbiamo perso, è il piacere di una insalata raccolta dieci minuti prima nell’orto. È il filo di olio che si sposa con una fetta di pane. I miei coetanei hanno perso la passione per la cucina, tranne che (risata ndr) per seguire Masterchef in tv. Ma la cucina non è una gara, è cultura, è amore per i prodotti del territorio, è il rifiuto dell’omologazione alimentare, che tiene assieme, prezzi sì bassi ma anche bassissima qualità. Promuovere l'enogastronomia italiana oltre che essere utile all'agricoltura, rafforza la competitività dello stesso segmento balneare nel mercato internazionale delle vacanze. La concorrenza degli altri paesi è spietata. Per vincere la partita occorre saper offrire di più e di meglio, non accontentarsi di quel turismo mordi e fuggi che soffoca le nostre città».


Il mare di Roma accoglie un milione di persone a domenica. Numeri importanti.

«Ma dal punto di vista dei mezzi e delle strutture alberghiere sta ancora alla preistoria. E pensare che gli ingredienti per farne un polo turistico di eccellenza ci sono tutti, l’aeroporto vicino, il più grosso museo a cielo aperto del mondo, che è Roma, gli scavi di Ostia antica che non hanno nulla da invidiare a Pompei. Gliela dico tutta: Miami, Ostia potrebbe essere come Miami! Ci vuole coraggio, energia, unità d’intenti, lo dico anche alla categoria dei balneari che non riesce ad essere unita come dovrebbe».


Ostia, tra criminalità organizzata e corruzione politica, non ha goduto di buona stampa in questi ultimi anni.

«È vero, gli ultimi anni sono stati difficili. Però il litorale romano non è Suburra. Pensi che quando uscì la serie televisiva i nostri parenti dalle Marche ci chiamarono per sapere se stavamo tutti bene! Sono sette anni che noi stiamo sul mare di Roma e non abbiamo avuto nessun problema. Il nostro locale è uno dei più frequentati dalle forze dell’ordine. Non ci sentiamo di vivere in trincea. Le persone hanno bisogno di percepire che vivono in un territorio sicuro. Dove le cose funzionano. Vedere la “Spiaggetta” abbandonata da anni, ridotta a rifugio di fortuna non è un bello spettacolo. Era un posto che faceva mille persone a sera, oggi è un monumento al degrado. La passeggiata è un cantiere… Per non parlare della ferrovia Roma-Lido, che da tre anni vince il non lusinghiero “premio Caronte”. Insomma è ora che ci si metta pancia a terra per ridare un futuro al territorio».


Qualche anno fa Ostia provò a staccarsi da Roma per diventare comune autonomo. Ora ci riprova. Poche settimane fa è stata presentata una proposta di legge di iniziativa popolare per l'istituzione del Comune di Ostia ed Ostia Antica. Che ne pensa?

«Guardi, Roma in tutti questi anni non ha fatto molto per Ostia. Dovrebbe considerarlo come volano di ricchezza, invece lo tratta come uno dei tanti municipi della città. È una scelta miope. È per questo che l’idea di Ostia comune non mi dispiace. Potremmo finalmente avere una amministrazione consapevole delle esigenze e delle potenzialità del territorio».


di Giampiero Cazzato

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