Bonomi, Sarmi e Gentiloni si contendono il vertice di Fs


Ricomincia, tra luci e ombre, il bailamme sui vertici di Fs. Dopo la tabula rasa effettuata dal ministro dei Trasporti, Danilo Toninelli, si apre, proprio come in Rai, il totonomine: «Ho appena firmato la decadenza dell'intero Cda di Fs per chiudere con il passato. Siamo il governo del cambiamento e pensiamo che non esista attività industriale, soprattutto se prodotta al servizio dei cittadini, che non abbia un risvolto etico», ha spiegato l'esponente del Movimento Cinque Stelle. Nessun dubbio sulla fine: lascia, in qualità di Amministratore Delegato, Renato Mazzoncini, rinviato a giudizio per truffa nell'ambito del processo Umbria Mobilità. E si affacciano alla porta dell’ufficio più importante delle Ferrovie dello Stato, alcuni nomi di peso, come Giuseppe Bonomi, ex ad di Sea, e quello di Poste Italiane, Massimo Sarmi. Tra i papabili, c’è anche quello di Maurizio Gentile. E si passa di Gentiloni in Gentiloni. Per il primo, Paolo, si è arrivati all’azzeramento dei vertici di Fs, dopo che aveva nominato, in carica fino al 2020, ormai a camere sciolte prima della fine della sua legislatura, l’ultimo amministratore delegato, il renziano Mazzoncini, di cui ora si mette in corsa o potremmo dire in campo anche il pupillo, il capo della divisione passeggeri regionali di Trenitalia, Ad di Trenitalia, e ad Orazio Iacono, che scambia con la Figc una sponsorizzazione di quindici milioni con un incarico, sempre nella Federcalcio, del “suo” presidente di Trenitalia, Tiziano Onesti, il quale, chiamato da Malagò, diventa capo della “Figc servizi”. Il secondo, Maurizio, che salta agli occhi per alcuni “casi”. Gentile, attuale ad di Rfi, la società che gestisce i binari, ex alfaniano ed ex renziano, potrebbe essere rinviato a giudizio per la strage di Pioltello, evento drammatico dello scorso 25 gennaio, in cui la cattiva manutenzione delle rotaie portò al deragliamento di un treno pendolari e la morte di tre donne. E qui scatta il problema. Come riporta Il Manifesto: «per una clausola nello statuto (articolo 10), i manager di Ferrovie rinviati a giudizio devono dimettersi. Quindi anche il nome di Gentile, attualmente il candidato interno più accreditato, potrebbe rotolare nella polvere e portare un esterno». Ma c’è di più. Al di là della strettoia “burocratica”, potrebbe esserci altro. Pare che ci siano delle polemiche, evidenziate anche dal quotidiano Il Manifesto, in merito al “piazzamento”, all’assunzione di suo figlio Lorenzo, come direttore finanziario delle ferrovie greche Trainose, che fanno parte di Fs. Trainose è legata a Gentile, ingegnere protagonista proprio dell’acquisizione per quarantacinque milioni delle azienda ferroviaria ellenica, in virtù delle privatizzazioni che la troika ha imposto al premier greco, Alexis Tsipras.

Potrebbe essere un caso, inoltre, anche il trasferimento di Vincenzo Macello, tuttora iscritto nel registro degli indagati dell’inchiesta condotta dal procuratore aggiunto Tiziana Siciliano e dai pm Maura Ripamonti e Leonardo Lesti, a Roma? L’allora responsabile di produzione per la Lombardia di Rfi, Vincenzo Macello, infatti, lo scorso aprile è stato destinato ad altro incarico nella Capitale. Rivestirà il ruolo di responsabile dell’Ufficio risorse umane. Stando a quanto spiegato dall’azienda, come riporta il giornale lamartesana.it, il trasferimento del manager non sarebbe legato ai fatti di Pioltello, ma si tratterebbe di un avvicendamento dei dirigenti all’interno della società.

Semplici interrogativi, mentre oggi si decide il futuro di Fs, anche in prospettiva di una fusione con Anas, che creerebbe un gigante industriale, la più grande realtà appaltante del Paese, con la gestione di 108 miliardi di investimenti garantiti nei prossimi dieci anni e un totale di 80mila dipendenti. Fusione che rischia di essere fredda. E di rompersi. Anche Toninelli, infatti, frena e dichiara che la fusione: «è sbagliata perché è stata fatta senza capire perché, quindi è certamente sbagliata», dicendosi d'accordo con il vicepremier e ministro del Lavoro, Luigi Di Maio, sull'interruzione dell'operazione.

Sarà un binario morto?


E.R.

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