Buon compleanno Silvio Berlusconi, unico vero leader superstite della Seconda Repubblica

Buon compleanno Silvio Berlusconi, unico vero leader superstite della Seconda Repubblica


Silvio Berlusconi

Domani mattina Silvio Berlusconi, quando compirà 82 anni, al suo “oggi 29 settembre mi sono svegliato e…”  potrebbe aggiungere: e sono rimasto di fatto l’unico leader politico che resiste sulla scena ormai da 24 anni. Via tutti gli altri, spazzati dai nuovi, e anche nel volger di pochi anni, dal Pd alla Lega, è rimasto lui come unico superstite della cosiddetta seconda Repubblica. Certo il Cav non ha più il potere politico di un tempo, certo Forza Italia è stata sorpassata dalla nuova arrembante Lega di Matto Salvini che viene descritta propensa a un’Opa massiccia dei voti di Fi nelle urne elettorali, e i problemi di rilancio del progetto azzurro per poter intercettare i voti della cosiddetta “Altra Italia” moderata e rifomista che non si riconosce nel governo giallo-verde e di ridare smalto e grinta al suo gruppo dirigente, ci sono tutti. La traversata nel deserto, che ha visto la nomina del presidente del parlamento europeo Antonio Tajani a vicepresidente di Fi, quindi a numero due di “Silvio”, con Adriano Galliani a capo dei dipartimenti, è appena iniziata. Ma è un dato di fatto e non un’opinione che Berlusconi sia rimasto l’unico superstite in campo degli ex della cosiddetta seconda Repubblica.Un leader che ha attraversato la storia italiana per oltre un ventennio, tra alti e bassi, bassi e alti, contrastato, bersagliato da ogni dove, ma comunque presente. E pronto come lui stesso ha annunciato a Fiuggi, alla convention di Tajani, a rimettersi in gioco con una candidatura alle elezioni europee del prossimo anno. Paradossalmente, a tutti quelli che gli suggeriscono sommessamente o più o meno indirettamente, anche tra i vittoriosi alleati leghisti di coalizione a livello locale, di ritirarsi vista l’età, Berlusconi potrebbe replicare che lui fa più o meno politica forse anche da meno tempo dello stesso Salvini e anche di Matteo Renzi, ex leader del Pd. Perché uno dei più forti paradossi di “Silvio” consiste nel fatto che discese nell’agone politico proprio alla soglia dei sessant’anni. E il suo essere ottantenne viene fatto risaltare come un’anomalia che però suona come un’anomalia molto italiana, un po’ intrisa di mentalità ancora paesana, dal momento che in tutto il mondo delle grandi democrazie occidentali non si vedono leader giovincelli: il leader dei labouristi inglesi Corbyn è anche lui un ottantenne e tra i motivi di contestazione al suo operato nella civile e progredita Inghilterra mai nessuno anche dei più acerrimi avversari si è mai sognato di mettere l’età. Così come nessuno ha mai messo le non poche primavere di Donald Trump sul piatto delle accuse. Ora Berlusconi, che domani festeggerà con la propria famiglia, il suo compleanno a Villa la Certosa in Sardegna, si trova insieme con il suo partito ad affrontare innanzitutto il “primum vivere”, ovvero il motto che Bettino Craxi fece suo quando nel ’76  dalle macerie e dal rischio di una rapida scomparsa risollevò il Psi e lo portò a dominare gli anni ’80.  Sono epoche e partiti diversi e i paragoni spesso servono solo per rendere un’idea.  Ovvero “il primumvivere” dal quale Berlusconi e Fi stanno ripartendo. I problemi ci sono e molti. Ma ci sono anche autostrade da riempire che consistono in quella grande fetta di elettorato che è rimasta il 4 marzo a casa e che nessuno sembra prendere mai in considerazione. Ci sono quei circa 5 milioni di voti azzurri che solo secondo una lettura approssimativa e superficiale sarebbero pronti tutti a trasformarsi in automatico in verdi o blu sovranisti. Il problema sarà però proprio come Berlusconi con Tajani e Fi sapranno interpretare questo “primum vivere”. La cui pietra di base c’è già. E consiste nel fatto che i voti di Fi sono stati indispensabili per l’elezione di Marcello Foa a presidente della Rai, che altrimenti la Lega non avrebbe ottenuto, e che senza quei voti il Carroccio non potrebbe vincere alle prossime regionali. Ma c’è un a meno che…E cioè, a meno che Salvini, di fatto rafforzatosi al governo dopo che i Cinque Stelle si sono rabboniti perché hanno ottenuto il reddito di cittadinanza (anche se circola l’indiscrezione su una preoccupazione del sottosegretario Giancarlo Giorgetti per la tenuta sui mercati), in una manovra di Bilancio bollata da Fi come “sfascia Paese, che ha bruciato in un giorno 25 miliardi”, non decida alla fine di giocare di sponda con gli alleati di governo anche sul territorio. Il ministro dell’Interno e vicepremier che ha siglato un patto con Berlusconi e Giorgia Meloni (Fratelli d’Italia) per rilanciare il centrodestra il quale andrà compatto alle urne locali ha sempre tassativamente smentito ogni sospetto. Ma proprio l’altro giorno l’agenzia di stampa AdnKronos ha battuto un retroscena in cui si parla di una circolare firmata dai big azzurri, addetti al tavolo delle regionali, Gregorio Fontana, Maurizio Gasparri e Marcello Fiori, in cui a tutti i coordinatori regionali si chiede di tenere d’occhio le mosse leghiste sul territorio per evitare “inciuci Lega-Cinque Stelle”. Non si sa mai. Sembra che la richiesta sia arrivata da Arcore, da Berlusconi in persona. Ottantadue anni oggi, ancora sulla scena. E ora alle prese con un nuovo “primum vivere”azzurro. Tornando un po’ simbolicamente in mini anche alle origini calcistiche con l’acquisto del Monza, presentato in una conferenza stampa da Galliani. “Un Monza che vedrete ora in breve tempo lui porterà in serie A”, si dice sicuro dentro Fi chi conosce bene tutte le settevite del Cav.

di Paola Sacchi

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