Buste esplosive, anarchici traditi dal copia e incolla

Buste esplosive, anarchici traditi dal copia e incolla



Traditi dal copia e incolla da Internet. Stavolta il dettaglio è di quelli che non ti aspetti. Infatti, sarebbe stata questa traccia telematica ad aver condotto gli investigatori ai tre presunti anarchici accusati di aver spedito nel giugno 2017 le buste esplosive: due alla Procura della Repubblica di Torino, l’altra al ministero di Giustizia di Roma. Destinatari: in Piemonte i pm Antonio Rinaudo e Roberto Sparagna, nella Capitale l’ex direttore del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, Santi Consolo. In carcere sono finiti Giuseppe Bruna, Natascia Savio, Robert Firozpoor, rispettivamente risultati residenti nell’Agrigentino, a Torino e Bologna. Le indagini sono state coordinate dalla Procura di Milano e condotte dai carabinieri del Ros di Torino, in collaborazione con i colleghi del Ris di Parma.


COSÌ IL ROS HA TROVATO IL “PHONE CENTER”

È stato un lavoro di squadra ad aver portato passo dopo passo i militari sulle “impronte” lasciate dagli indagati. Accertati il meccanismo a strappo dell’ordigno, i circa 20 grammi di polvere pirica contenuti in ciascun plico che avrebbero reso gravi le conseguenze delle esplosioni, inquirenti e specialisti sono andati a vedere se c’erano eventuali particolari da scandagliare. E li hanno trovati nelle etichette con nome e cognome dei mittenti delle missive. Si trattava di tre avvocati. I carabinieri hanno osservato i caratteri di stampa, hanno controllato se per caso qualcuno nei giorni prima della spedizione avesse cercato su Internet di connettersi al sito degli avvocati italiani. E hanno fatto bingo. In effetti, nelle ore precedenti alla consegna dei pacchi ignoti sono andati sul sito Internet e hanno cercato i nomi degli ignari professionisti. Hanno fatto letteralmente copia e incolla di nomi e indirizzi scelti completando la messinscena. Però non è sfuggita agli investigatori. Dapprima sono arrivati a Genova al “phone center” gestito da un bengalese dal quale gli indagati si sono collegati all’indirizzo Internet degli avvocati italiani. In seguito, i carabinieri hanno addirittura trovato il negozio (di cinesi) che ha venduto le buste inviate con l’esplosivo dentro.


DAL CARCERE MESSAGGIO “AI CANI SCIOLTI”

Il contesto “ideologico” che fa da cornice al possibile movente degli attentati lo spiega nell’ordinanza il giudice Stefania Pepe rivolgendosi in particolare a un pm in particolare: “Roberto Maria Sparagna, sostituto procuratore della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Torino – spiega il Gip - rappresenta per il mondo anarchico un obiettivo di assoluto rilievo ed interesse, per il suo ruolo di pubblico ministero nel noto processo "Scripta manent" contro gli esponenti della FAI/FRI (Federazione anarchica informale/Fronte rivoluzionario internazionale). In diverse rivendicazioni dei detenuti di quel processo – aggiunge - ed in particolare in quelle di Alfredo Cospito, è stata palesata la richiesta di compiere azioni dirette nei confronti del dr. Sparagna. In particolare – è scritto nell’ordinanza - Cospito, prima dei fatti per cui si procede, ha richiesto apertamente il compimento di azioni dirette, da rivolgere "anche come cani sciolti" contro il proprio ‘carceriere’".



IL PM: MI COSTITUIRÒ PARTE CIVILE

"Non ho mai avuto dubbi, sapevo che l'area era quella anarchica. Non mi tirerò indietro e mi costituirò parte civile al processo", commenta l'ex magistrato Antonio Rinaudo. "Senza timore o remore - dice - mi costituirà parte civile nel processo. Non per ottenere un risarcimento, che, se ci sarà, verrà devoluto alle vittime del terrorismo, ma per dimostrare la mia presenza al fianco dei colleghi e dei carabinieri che hanno operato. Doverosamente - conclude - ringrazio i carabinieri dei Ros e i colleghi di Milano per la professionalità e il lavoro svolto. In questi casi, spesso si ha un sospetto. Qui sono stati individuati gli autori".


di Fabio Di Chio

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