Caprarica: Putin è un pericoloso imperialista e nazional revanscista. Eppure c’è chi lo difende



Caprarica, nei talk televisivi, a cui ha partecipato, lei ha parlato, a proposito del conflitto in Ucraina, di UN capovolgimento della realtà. In effetti, Putin, viene percepito, giorno dopo giorno, sempre meno come aggressore da parte di tanti commentatori e di vasti settori dell’opinione pubblica. Quale misterioso meccanismo è scattato?


Forse quello che un tempo si chiamava antiamericanismo e antiatlantismo. Penso ai movimenti ribelli degli anni Sessanta e Settanta. Ho l’impressione che quella generazione continui a conservare la stessa memoria, senza accorgersi che il mondo è nel frattempo profondamente cambiato. Oltre a questo aspetto, pesa un fattore di pacifismo generico, che ha a che fare con le radici cattoliche del nostro Paese. Non a caso, non si rintracciano elementi di questo pacifismo religioso in Paesi di cultura protestante, come, ad esempio, l’Inghilterra. Poi, naturalmente, ci sono i rapporti incestuosi con il regime russo, su cui ognuno ha abbastanza occhi per osservare e capire. Infine, c’è la paura. Molta gente ha semplicemente paura di provocare la reazione del bullo. E’ lo stesso meccanismo, che si determina a scuola, quando trenta ragazzini sopportano le angherie del più grosso, perché temono di prendere sberle. L’unico modo di fermare quel bullo è, invece, dimostrare che non si ha paura delle sue sberle e che, anzi, c’è la possibilità di restituirgliene una più forte.


Dopo due anni di guerra, si ha l’impressione che a essere cresciuto è il sentimento anti Nato anziché quello anti Putin. Ci sono responsabilità della Nato e di Biden o è una conseguenza della propaganda russa?


La propaganda russa ha sicuramente un peso. La disinformatia è una vecchia tattica che i sovietici hanno utilizzato con molto successo nei decenni passati. Diciamo, però, la verità. Noi in Occidente siamo abituati a una vita comoda. Non abbiamo nessuna voglia di veder messe in discussione le nostre certezze. Proprio per questo l’Ucraina rappresenta una sfida per la nostra tenuta morale. C’è molta gente che guarda ai propri interessi. Le faccio l’esempio dei calzaturieri italiani, che non sono d per sé filoputiniani, ma che hanno grossi problemi oggettivi, perché avevano investito in Russia, che era diventata un mercato di nicchia, su cui puntavano molto. Il loro punto di vista è di voler continuare a fare business e ad andare in Russia, anche a costo di evadere le sanzioni. L’antiamericanismo italiano appartiene a una fetta di popolazione relativamente ridotta e, per di più, anagraficamente segnata. Credo che non sia questa fetta a influenzare l’opinione pubblica contro la Nato. A muovere il pregiudizio contro la Nato è quello che c’è dietro. La Nato significa mostrare i muscoli, armarsi e spendere per qualcosa di molto diverso da quello per cui si vorrebbe spendere. Si preferirebbe spendere per la scuola o per la sanità, ma questa aprioristica preferenza prende corpo perché quasi ottanta anni di pace ci hanno fatto dimenticare che, per preservare la pace, bisogna essere in grado di difendersi. Altrimenti si rischia di fare la fine dell’Ucraina.


Putin gode della comprensione e del favore di molte persone, che si dichiarano antifasciste e di sinistra, nonostante sia il finanziatore della destra sovranista europea e a tutti gli effetti un reazionario. Come spiega questa clamorosa contraddizione?


Sono strabici. E’ gente che continua a guardare la Russia di oggi con gli occhiali degli anni ‘50, ‘60 e ‘70, quando c’era l’Unione Sovietica, che era vista come il campione del movimento antimperialista planetario. Come lei ha ricordato, Putin è l’esponente di un’ideologia rossobruna, imperialista e nazional revanscista, teorizzata dal suo ispiratore Alexsandr Dugin, L’ispiratore di Dugin è, a sua volta, Lev Gumilev, figlio della grande poetessa Anna Achmatova, che si è inventato l’idea quasi mistica di un Russkj Mir, che unisce Oriente e Occidente e rappresenta un mondo capace di tenere lontano la corruzione e la sporcizia dell’Occidente liberale. Tutto questo non ha nulla a che vedere con i valori di una sinistra, che pure si è battuta per l’avanzamento dell’uguaglianza, della libertà e dei diritti in Occidente e che all’epoca si identificava nel movimento comunista mondiale. Quella sinistra è oggi così strabica da non riuscire a capire che sta tenendo bordone a un signore, che è l’espressione autentica di un movimento di estrema destra e che assimila la libertà a un orpello, di cui ci si può tranquillamente disfare. La domanda è: come possiamo guarire gli strabici se non mandandoli dall’oculista?


Chi è Vladimir Putin?


E’ un pericolo da venti anni. Sono purtroppo uno dei pochi in Occidente che, mentre tutti si affannavano, a trattare con Putin, a invitarlo a Pratica di Mare e a dire che era una personcina tanto carina, tanto simpatica e tanto dolce, aveva ben presente che questo signore nell’anno di grazia 2003 aveva espropriato il più ricco uomo della Russia e, non contento di aver suddiviso un vero e proprio impero fra i suoi amici, lo aveva spedito in Siberia, in un lager, dove era stato accoltellato quasi a morte. Due anni dopo lo stesso signore faceva ammazzare una delle sue critiche più esplicite. Sono stato testimone a Londra della morte di un critico di Putin, l’oligarca Boris Berezovskij, che pure era precedentemente un suo estimatore, suicidatosi nel bagno chiuso a chiave della sua casa. Di storie poco edificanti ce ne sono tante altre. Bastava leggere, ma nessuno, per un motivo o per l’altro, ha voluto leggere che cosa stava accadendo.


di Antonello Sette

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