Carige: via libera dalla Ue, Tria apre lo scontro coi vicepremier per il no alla nazionalizzazione

Carige: via libera dalla Ue, Tria apre lo scontro coi vicepremier per il no alla nazionalizzazione


La Commissione Europea ha detto sì al supporto del governo italiano col suo decreto su banca Carige e alla garanzia pubblica sui titoli in via di emissione, fino a un massimo di 3 miliardi di euro. Immediata la richiesta della banca al ministero del Tesoro, cui ha presentato subito la richiesta. Secondo Bruxelles le garanzie statali sui titoli di Carige sono «in linea con le norme Ue sugli aiuti di stato» e la misura appare «mirata, proporzionata e limitata nel tempo e nella portata», quindi in linea con la comunicazione bancaria del 2013.


Il ministro dell'Economia Giovanni Tria

Ma la vicenda Carige porta un nuovo scontro nel governo, tra il ministro dell'Economia Giovanni Tria e i vicepremier Matteo Salvini e Luigi di Maio. Dopo il decreto del 7 gennaio che dà garanzie sulla liquidità dell'istituto e copre una eventuale ricapitalizzazione precauzionale, Tria è andato in audizione davanti alle commissioni Finanze riunite di Camera e Senato, ribadendo che proprio la ricapitalizzazione precauzionale è «volta ad assicurare il rispetto di tutti gli indici di patrimonializzazione anche in scenari ipotetici di particolare severità e altamente improbabili, quelli che devono essere definiti scenari avversi». Una clausola inserita nel decreto «con l'intenzione di dare il più ampio ventaglio possibile di soluzioni per fornire adeguata tutela dei risparmiatori a fronte di tutti gli scenari. Una misura da considerarsi del tutto residuale in quanto del tutto remoto è il relativo scenario».

Ma, di più, Tria parla a nome di tutto l'esecutivo: «Il governo auspica una soluzione privata della crisi». Insomma, tutto il contrario di quanto affermato dai due vicepremier che avrebbero fortemente voluto, con questo decreto, assicurarsi una sorta di Carige di stato, una banca che non pensasse tanto a far quattrini quanto si dedicasse alla mission più pura degli istituti bancari: prestare soldi a chi ne ha bisogno. E che il no alla statalizzazione sia impensabile lo sottolinea dicendo: «L'accostamento alla nazionalizzazione appare improprio». Quindi no allo Stato che getti soldi pubblici nel calderone di Carige ma un partner che entri nel capitale per rafforzare l'istituto.


Per la conversione del decreto dalla prossima settimana inizieranno le audizioni, a partire da Bankitalia e Consob. Ma a complicare la situazione della Cassa di risparmio genovese arriva il downgrading dell'agenzia Fitch, che ne abbassa il rating da CCC+ a tripla C proprio in conseguenza delle misure prese da governo e Bce e in attesa di conoscere il parere di Bruxelles su quelli che potrebbero essere considerati aiuti di Stato. La bocciatura, che sottolinea i rischi anche per i titoli ancora in mano ai risparmiatori, porta all'immediata reazione dell'istituto di credito: «Quanto rappresentato dall'agenzia evidenzia la mancata comprensione dei recenti avvenimenti». Per la banca l'amministrazione straordinaria di Carige disposta dalla Bce il 2 gennaio nelle persone dei commissari straordinari Fabio Innocenzi, Raffaele Lener e Pietro Modiano serve per dare impulso a decisioni immediate su crediti deteriorati, aggregazione e rafforzamento del patrimonio, ribadendo che Carige è in condizioni di solvibilità. Insomma, per usare le parole della stesa banca, «il commissariamento disposto dalla Bce è temporaneo e si è reso possibile in funzione del fatto che banca Carige rispetta tutti i coefficienti patrimoniali vincolanti richiesti. Riguarda quindi una banca in condizioni di solvibilità, che si riserva ogni valutazione sulla rilevanza di eventuali comportamenti tenuti dall'agenzia Fitch. Si riserva altresì la facoltà di sottoporre all'attenzione delle autorità di vigilanza tali irrituali comportamenti». Possibili quindi azioni legali contro l'agenzia di rating.


di Paolo dal Dosso

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