Carla Garlatti: "I bambini sono gli ultimi ad essere tutelati anche al tempo del Covid"

Carla Garlatti neo garante per l’infanzia e l’adolescenza


«I bambini sono gli ultimi a essere tutelati anche al tempo del Covid. Darò tutta me stessa per difendere i loro diritti troppo spesso calpestati »


« I bambini ci guardano: non dimenticherò mai la marcia solitaria di un bambino pakistano arrivato in Italia a piedi dalla Serbia »




Presidente Garlatti, innanzi tutto complimenti. Mi può dire come ha accolto la notizia della sua nomina?

Avevo dato la mia disponibilità tanto tempo fa, poi avevo letto di nomi in lizza di grande spessore e prestigio. Non pensavo più che fosse ancora una cosa possibile. Quando è arrivata la notizia della convergenza sul mio nome da parte dei Presidenti di Camera e Senato, sono rimasta sinceramente sorpresa. E naturalmente felice. Li ringrazio di cuore. Sento il peso gravoso della responsabilità di un incarico cosi delicato, conferitomi nel momento drammatico che tutti stiamo vivendo. Il mio compito sarà quello di promuovere e coltivare gli interessi e i diritti delle persone minori di età, come mi piace definirle, perché, prima che bambini e adolescenti, sono persone, come tutte le altre.

Il mondo dei bambini e degli adolescenti a volte assomiglia a un bollettino di guerra fra disagi e violenze subite?

Il sommerso delle violenze, che subiscono le persone minori, è un fenomeno diffuso e drammatico, anche perché la gran parte avvengono nell’ambito della famiglia. E penso, oltre che alle violenze propriamente fisiche, a quelle assistite, con i minori spettatori inerti e impotenti delle violenze fra il padre e la madre, con la donna quasi sempre nella parte della vittima sacrificale. Senza che ci sia spesso alcuna consapevolezza, da parte degli adulti, dell’enorme danno provocato a chi guarda e ascolta. Sento scuse irricevibili: era girato dall’altra parte, la porta era chiusa. Non è mai vero, i bambini vedono e ascoltano tutto. Una piaga tanto diffusa, quanto difficile da fare emergere. Se non c’e una denuncia da parte della vittima delle violenze, lei capisce bene che tutto è destinato a rimanere drammaticamente confinato dentro le mura domestiche. I numeri vanno interpretati. Le violenze, a danno dei minori, sono di una tipologia infinita. Ho davanti agli occhi e nel cuore quelle subite dai minori stranieri non accompagnati, di cui mi sono occupata, come Presidente del Tribunale dei minorenni, nella mia regione, il Friuli Venezia Giulia. Arrivano in Italia, avendo visto e subito di tutto. Violenze di cui, per quanti sforzi si possano fare per aiutarli, avranno memoria e porteranno, probabilmente, i segni per tutta la loro esistenza. E, a questo proposito, non posso sottacere l’orrore della tratta, della sparizione di tanti minori , soprattutto bambine, per fini ignobili, che non sono solo quelli a sfondo sessuale, ma anche dello sfruttamento lavorativo. Le dò un dato, che lascia attoniti. Nel Friuli ci sono in questo momento 824 minori stranieri non accompagnati. Uno solo di loro è di sesso femminile. Le bambine e le adolescenti sono come svanite nel nulla. E’ agghiacciante.

I servizi sociali, che si occupano dei minori, finiscono spesso sotto accusa nelle cronache quotidiane. Perché questa malevolenza, in luogo del riconoscimento dell’importanza di un ruolo così, delicato?

Gli assistenti sociali si muovono su diversi livelli, che vanno dal sostegno psicologico ai genitori e a i loro figli fino a quello estremo della separazione dei bambini dalle famiglie, perché per loro rimanere in casa può rappresentare a quel punto un danno ancora più grave. Ci si dimentica troppo spesso di quanto è scritto nella convenzione di New York. Il bambino ha si diritto ad avere un padre e una madre, ma anche quello di non vivere in una famiglia, che sia per lui fonte di disagio psicologico e di maltrattamenti, in una famiglia nociva. L’allontanamento è sicuramente la soluzione estrema, ma in alcuni casi anche l’unica salvezza per il bambino.

Ma perché allora si parla così spesso di bambini indebitamente strappati alle loro famiglie?

Non trovo corretto che i servizi sociali vengano sempre stigmatizzati, perché i casi, che emergono, di bambini portati via a forza dalle loro famiglie sono molto spesso buttati in pasto alle cronache proprio da parte di chi si è macchiato di colpe gravi. Ho visto personalmente i segni di danni indicibili procurati a un bambino e poi, nel momento, in cui viene tolto ai genitori, che lo stanno massacrando psicologicamente e fisicamente, ci si rivolge alla stampa e si comincia a gridare: « Mi hanno portato via il bambino, me l’hanno rapito ». Non escludo, ovviamente, che ci possano essere casi specifici di responsbilità dei servizi.

A me personalmente non sono mai capitati. Altrimenti sarei intervenuta. Sono certa, però, che l’imputare ai servizi colpe e responsabilità, he sono altri, sia un fenomeno tanto diffuso quanto ingiusto. E non dobbiamo dimenticare, che i servizi sociali sono composti da persone e, quindi, al di là delle responsabilità individuali, c’è chi, come dappertutto, fa bene il proprio lavoro e chi lo fa male.

Il Covid ha comportato, fra tante altre conseguenze, la scuola a distanza per bambini e adolescenti e, quindi, l’esclusione dal diritto allo studio di tutti quelli che non hanno un computer a disposizione. L’ennesima ingiustizia ai danni dei minori ?

L’ho letto anch’io. Non ho dati diretti a mia disposizione. E’ evidente che non tutte le famiglie dispongono di un computer per ciascuno dei loro figli e non tutte sono in grado di acquistarli. E’ altrettanto evidente che questo determini una lesione del diritto allo studio. Senza contare, i problemi allarmanti, che la didattica a distanza provoca di per sé. A parte l’isolamento coatto, è dannosa, perché rende sempre più esclusivo un rapporto con il computer, che nega la compagnia, il colloquio e la crescita sociale, in nome della virtualità. Sento a dire a tanti ragazzini: «Ho 5000 amici », che è come dire che non ne hanno nessuno. Sono amici in rete e, quindi, non esistono. Al tempo del Covid è, piu che mai necessario, cercare di trovare un equilibrio fra il diritto allo studio e quello primario alla salute.

Dei bambini in questo periodo si parla poco. Eppure, sono forse le vittime principali del distanziamento. Ai bambini impediscono di fatto di giocare ?

Lei sfonda una porta aperta.Le racconto un episodio capitatomi lo scorso inverno, durante la prima ondata. Avevo fatto notare che trovavo assurdo si potessero portare i cani a passeggio e non consentire a un bambino di poter fare neppure il giro dell’isolato. Apriti cielo, tutti a venirmi contro. Mi hanno quasi aggredita dicendo che, invece, era giustissimo. Io non ho cambiato idea: era ed è un scelta incomprensibile. Quella dei bambini non è certo la prima categoria, che viene in mente quando si parla di tutele. Mi domando chi, ad esempio, abbia pensato ai figli di genitori separati, che i lockdown ha allontanato magari per mesi da quello non convivente. Forse qualcosa, però, si sta finalmente muovendo.

C’è un bambino che avrà sempre nella mente e nel cuore?

I bambini sono capaci di resilienze incredibili, A me è capitato un bambino pakistano, che è arrivato a piedi in Italia dalla Serbia. A nove anni ce l’ha fatta da solo, senza nessun aiuto.

E’ un’immagine splendida quella del piccolo pakistano in marcia solitaria verso la speranza. Non si poteva trovare un modo migliore per chiudere questa intervista e augurarle buon lavoro.

Grazie di cuore. Io ci metterò tutta me stessa, l’impegno e la determinazione, la ragione e il sentimento, la passione e il cuore. Che Dio mi assista


di Antonello Sette


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