Casette marce, i terremotati fanno di nuovo le valige

Casette marce, i terremotati fanno di nuovo le valige



Molte sono arrivate da un paio di mesi, dopo due anni di attesa, ma sono già inabitabili. Trasudano acqua, sono marcie e pericolanti. Sulle pareti e sul soffitto ampie chiazze di umidità e puzza di muffa come fossero rimesse per attrezzi da lavoro. Stiamo parlando delle casette che avrebbero dovuto essere l’alloggio di emergenza per gli sfollati del terremoto del 2016 ma che, a causa di una ricostruzione, mai partita, stanno diventando le abitazioni definitive dei sopravvissuti alla tragedia.


Per le casette, le cosiddette Sae, Soluzioni abitative di emergenza (la definizione è un programma alla luce di quanto sta accadendo) sono stati spesi un miliardo e 188 milioni. Questi alloggi sono arrivati a costare fino a 5 mila euro al metro quadro, quasi quanto un appartamento ai Parioli. Dopo aver tanto atteso (a Visso le ultime sono state consegnate due mesi fa) e con tale onore, ci si sarebbe aspettato di avere delle abitazioni perfette, dotate di tutti i comfort. Invece Sono pressoché inabitabili. I terremotati si sono ritrovati con pareti e soffitti che trasudano umidità, il cartongesso che si deforma e minaccia di cedere, e sono stati costretti a traslocare nuovamente. Così hanno dovuto rifare le valige e tornare negli alberghi sulla costa, a centinaia di chilometri dalle loro città. Un’inchiesta effettuata dalle Jene, su Mediaset, ha raccolto le dichiarazioni di alcuni operai. Questi hanno spiegato che i pannelli delle case sono stati tenuti all’aperto e venivano montato ancora bagnati, perché erano lasciati sotto la pioggia e la neve, in assenza di un luogo coperto per lo stoccaggio. Inoltre per fare presto venivano montati senza completare la lavorazione. Inoltre starebbero emergendo situazioni di illegalità sulle quali sta indagando la Procura di Macerata. Alcuni operai, secondo quanto rivelano le interviste anonime effettuate da Le Iene, avrebbero lavorato in nero e senza avere l’attrezzatura di sicurezza prevista nei cantieri, cioè il casco e i guanti.


Eppure nei mesi successivi al sisma, quando ancora le casette non erano arrivate, ci sarebbe stata la soluzione dei prefabbricati utilizzati nel 1997 per il terremoto, tutte in perfetto stato. Ma non se ne fece nulla. E chi, stanco di attendere, ha investito di tasca propria per costruirsi un tetto sulla testa, sul proprio terreno, ha rischiato la denuncia per abuso edilizio. Allora non c’è stata via d’uscita, accettare le casette che arrivavano con il contagocce o trasferirsi al mare, negli alberghi Messi a disposizione, con convenzioni, dallo Stato. Anche questa avrebbe dovuto essere una soluzione provvisoria ma i mesi si sono susseguiti senza che i terremotati potessero tornare nei paesi d’origine. Chi poi pensava, entrando finalmente in una casetta, di aver vinto quasi un terno al Lotto, ora deve rifare le valige perché quelle strutture sono inabitabili. Non solo. L’arrivo dell’inverno rischia di complicare la situazione. I tetti delle casette, hanno fatto notare alcuni operai alle Jene, non hanno la pendenza necessaria per far scivolare la neve. Con una nevicata abbondante chissà se reggeranno.


di Laura Della Pasqua

Iscrizione n° 144/2017       del 28/09/2017 del Registro della Stampa;        Tribunale di Roma

Direttore Responsabile:      Monica Macchioni

Editore: Ultra! S.r.l.-Via E. Gianturco 5-Roma

                         P.I.: 13394291002