Casinò di Saint-Vincent, con milioni di debiti rischia la chiusura

Casinò di Saint-Vincent, con milioni di debiti rischia la chiusura

Nelle prossime ore, il Casinò che era considerato il più ricco d’Europa, potrebbe andare in pezzi. Tra i verdi boschi e le montagne della Val d'Aosta si erge Il Saint-Vincent, la casa da gioco che un tempo era la più ricca d’Europa, ora produce milioni di debiti. Nel 2017 il bilancio aveva portato ad un rosso che superava i 21 milioni e mezzo.

Oggi pomeriggio dunque, l’assemblea dei soci si riunirà per nominare un avvocato tributarista che possa avviare una procedura di concordato in bianco. L’obiettivo è quello di evitare che qualche creditore chieda il fallimento.


La storia di questo casinò inizia il secolo scorso; dallo splendore, alla politica che non poteva gestirlo, i conti sballati, il declino, fino al giorno in cui non c’è più nulla da fare. Ma andiamo con ordine. Negli anni Novanta era la prima Casa da gioco d’Europa. La politica poi ha deciso di sostituirsi ai privati nella gestione dei giochi. Una politica che però non poteva gestire aziende operanti sul mercato, come appunto, i casinò italiani. Un bancomat sfruttato dalla politica, questo è finito presto per diventare il casinò, con lo scopo di finanziare attività che non c’entravano nulla con il business dell’azienda e assumendo personale con stipendi d’oro. Ventotto anni così, senza badare al gioco, che era ormai un giocattolo delle varie correnti politiche.

La regione, piano piano, ha introitato miliardi di euro, senza reinvestirne uno solo. Poi, 10 anni fa, tra soffitti decadenti, norme sanitarie indecenti, lampadine rotte, sono iniziati i lavori. Si ma i soldi? Chi gestiva l’azienda, a conti fatti, si rese subito conto che tra lavori e personale da pagare, c’era qualcosa che non tornava. I vari manager che si sono susseguiti sono intervenuti tra riduzione degli stipendi, poi del personale, non un gioco da ragazzi insomma, ma forse avrebbe riportato i numeri in attivo.

Niente da fare, nonostante i cambi di giunte, le denunce, i processi, i prestiti bancari, la politica non ce l’ha fatta.


Una storia che ci ricorda quella di Campione d’Italia, la casa da gioco lombarda che dopo mesi di resistenza tra un’inchiesta a l'altra, alla fine di Luglio 2018 ha chiuso i battenti. Con il crack del casinò 486 dipendenti sono rimasti per strada e trascinando nel baratro il Comune di Campione che era proprietario dei giochi.

https://www.spraynews.it/blog-1/fallisce-il-casinò-di-campione-d-italia


E ora anche Saint-Vincent, che vive con la casa da gioco, è una cittadina vicina al tracollo. La preoccupazione non è solo per i 450 dipendenti, ma si parla anche dell’indotto di negozi, alberghi, ristoranti, che senza l’azzardo rischiano una decadenza totale.

Dopo l’uscita dei privati e la pessima gestione pubblica, la piccola Montecarlo valdostana ha vissuto un declino inevitabile che porterà alla strada del fallimento.


Intanto anche Sanremo, con l’attesa del fine mese, non se la passa bene. I dati sono abbastanza preoccupanti, a soli due mesi dalla fine dell’anno, il calo degli introiti sfiora i 2 milioni di euro. Con l’arrivo di Dicembre però, grazie al gioco nei bar ed online, potrebbero risollevarsi le sorti dopo questo 2018 tutto da dimenticare.

Vento positivo invece per il Casinò di Venezia, dopo lunghi anni di difficoltà, scioperi e pessimi incassi. L’unica casa da gioco tra le quattro italiane che aveva chiuso il primo semestre 2018 in crescita rispetto allo stesso periodo precedente. Una ripresa economica generale, sia degli incassi che delle slot. La casa da gioco veneziana è tornata ai livelli del 2016, quando introitò circa 95 milioni di euro.


Di Ilaria Proietti Mercuri


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