Caso Pamela.Cortese (Aispis ): scarcerazione nigeriani fortifica violenti, umilia e mortifica donne
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Caso Pamela.Cortese (Aispis ): scarcerazione nigeriani fortifica violenti, umilia e mortifica donne


“Sul caso di Pamela, purtroppo, si rischia di dare un messaggio gravissimo: se il mostro che commette violenza può stare in libertà, è evidente che chi oggi, magari in silenzio e senza il clamore mediatico, commette violenza fisica e psicologica a danno di tante donne si sente più forte. Dove è finito il principio della custodia cautelare? La non certezza della pena umilia e mortifica le tante donne che subiscono violenza”. Così Antonella Cortese, segretaria generale dell’Aispis (Accademia italiana scienze di polizia investigativa e scientifica ) intervenendo sugli sviluppi del caso della 18enne romana trovata morta, smembrata, a Macerata, dopo che due dei tre nigeriani inizialmente coinvolti sono stati scagionati dall'accusa di omicidio.


La senatrice di FdI Daniela Santanchè è intervenuta sugli sviluppi del caso: "Il massacro di Pamela Mastropietro non è stato commesso da una sola persona nè nell'organizzazione né nell'esecuzione, questo è evidente. Qualche mostro è in libertà di sicuro". La Santanchè ha poi aggiunto: "Se non sono i due nigeriani, vuol dire che le indagini non sono state adeguate, che devono riprendere con immediato vigore, perchè ai cittadini sia restituito un minimo di fiducia". "Si parla molto in questi giorni di certezza della pena, ma che certezza in queste ore ha la madre di Pamela, dopo che sono cadute le accuse di omicidio nei confronti dei nigeriani?", conclude la senatrice di FdI.


Il caso è stato commentato anche dall'europarlamentare Elisabetta Gardini, capogruppo di Forza Italia al Parlamento Europeo: "Il caso di Pamela Mastropietro sta diventando una ferita e una vergogna nazionale. Non intendo in alcun modo interferire nel lavoro della magistratura e degli inquirenti, ma sono profondamente vicina alla richiesta di giustizia che sua madre Alessandra Verni grida disperata. Tutte le donne di buona volontà impegnate in politica dovrebbero starle accanto". "L'omicidio orribile di una povera ragazza è stato fin dall'inizio coperto dall'ambiguità e dal timore fuori luogo dell'accusa di razzismo. La nazionalità degli accusati non può né deve far velo alla denuncia della efferatezza del crimine” ha aggiunto. “La condizione di disagio della povera Pamela”, ha concluso la Gardini, “non può né deve in alcun modo essere un alibi nel giudicare coloro che quel crimine hanno commesso".



Iscrizione n° 144/2017       del 28/09/2017 del Registro della Stampa;        Tribunale di Roma

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