Elezioni, Castellani (Luiss): "Ho dei dubbi che il Pd saprà fare opposizione efficace".



Di Cristina de Palma


A pochi giorni dalle elezioni, lo scenario politico italiano si sta definendo. Ne abbiamo parlato con Lorenzo Castellani, politologo alla School of Government della Luiss di Roma, editorialista per World Energy Magazine e il Quotidiano Nazionale.


Meloni ha già detto che Matteo Salvini non avrà ministeri chiave. Si sta già aprendo una crisi nel centrodestra?

No, non credo. È fisiologico che in questi giorni ci siano molti retroscena dovuti alle negoziazioni tra i partiti. Ma non penso che ci sarà una rottura sulla composizione del governo. Meloni non ha interesse ad umiliare i suoi alleati, può offrire loro buoni posti per rinsaldare la maggioranza.


Letta ha confermato la sua volontà di non ripresentarsi come segretario del Pd. Quale destino si profila per il secondo partito d’Italia?

Ci saranno mesi difficili. La sconfitta va metabolizzata, le fazioni si scontreranno tra loro in attesa del congresso, molti sentiranno la mancanza del potere, non ci sarà una leadership chiara. Dopo il congresso si potrà avere forse una posizione politica più definita è una nuova leadership. Ad ogni modo il Pd è una nebulosa, priva di identità e dipendente dalle corporazioni che lo compongono. Sarà in grado di fare una opposizione efficace dopo tanti anni al governo? Ho dei dubbi, soprattutto sui primi mesi.


Il terzo polo di Calenda e Renzi potrebbe avere un peso sulle riforme che la Meloni ha in mente di attuare?

Innanzitutto Calenda e Renzi hanno fatto capire di essere pronti a discutere di riforme istituzionali, anche se con i loro voti non si riesce a raggiungere la maggioranza di due terzi necessaria per modificare la costituzione. Tuttavia, è comunque un buon segnale di apertura verso la destra. Inoltre, al terzo polo conviene avere un qualche rapporto con la maggioranza per evitare di essere schiacciati all’opposizione e diventare indistinguibili dalla sinistra. Possono avere un rapporto ad intermittenza con la maggioranza, su alcune questioni votare con essa e su altre opporsi nettamente. Un’ambiguità necessaria per sfruttare al meglio la propria posizione.


Le reazioni europee alla vittoria della Meloni non sono state molto accoglienti. Da Macron alla Von Der Leyen, tutti sono preoccupati per la deriva fascista di Fratelli D’Italia, ma sarà veramente così?

La Meloni parte con alcuni handicap: è l’unica leader a guidare un governo così di destra nell’eurozona; non fa parte delle famiglie politiche europee che governano Bruxelles; non è europeista né progressista. Opererà in un ambiente ostile, ma sarà pur sempre il capo di governo italiano. Dunque con Macron, Scholz, Von der Leyen e gli altri dovrà parlare direttamente e avviare un confronto diplomatico. Non deve snaturare se stessa e ciò che rappresenta, ma deve anche fare attenzione a non radicalizzarsi e farsi isolare. Servirà molto realismo e capacità politica. Non va dimenticato che siamo un paese fondatore dell’Unione Europea, non siamo un paese dell’Est Europa, il nostro rapporto privilegiato è con i paesi dell’eurozona e dell’Europa occidentale. Con questi paesi Meloni dovrà costruire un rapporto e con loro negoziare.

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