Cesare Battisti è in Italia e sconterà l'ergastolo ad Oristano, la fine di una fuga durata 40 anni

Cesare Battisti è in Italia e sconterà l'ergastolo ad Oristano, la fine di una fuga durata 40 anni



Dopo quasi quarant'anni di latitanza in fuga per scampare al braccio della giustizia e scontare la pena per i quattro omicidi imputatigli, Cesare Battisti, ex terrorista rosso del Pac, ha terminato la sua corsa in Bolivia ed è stato estradato questa mattina, quando è atterrato all'aeroporto di Ciampino. Fatale per lui la tecnologia, che grazie alle tracce lasciate dalla sua "pista" informatica, per mezzo di un intricato sistema di controllo messo in atto dall'Interpol alle sue calcagna, con oltre quindici dispositivi tra telefoni, tablet e cellulari a lui riconducibili per mezzo di presta nome, messi sotto controllo, ha permesso ad un nucleo composto da agenti italiani, boliviani e brasiliani di arrestarlo mentre si trovava a Santa Cruz, nella Bolivia centrale.


Dopo una lunghissima vicenda che lo ha visto rifugiato prima in Francia per un anno, agli inizi degli anni '80, poi in fuga in Messico (dove nacque la sua prima figlia), nuovamente in Francia dove trovò una folta comunità di rifugiati italiani sotto l'ala protettrice della celebre dottrina Mitterand e grazie all'amicizia e solidarietà di membri di spicco della società intellettuale, francese e non, Battisti ha poi condotto gran parte della sua latitanza in Brasile, dove fuggì nel 2004 quando l'Italia ottenne l'estradizione da Parigi. Lì, nel 2009, per mezzo di un decreto presidenziale firmato dall'ex presidente Lula poco prima del termine del suo mandato, gli era stato garantito un visto permanente e la rassicurazione circa la negazione dell'estradizione verso l'Italia. Questo sino all'elezione presidenziale di fine ottobre scorso del nuovo Capo di Stato Jair Bolsonaro, che aveva già più volte esternato in campagna elettorale la volontà di estradare il terrorista. Battisti, grazie all'aiuto di una rete di protezione su cui in Italia, da parte della Procura di Milano, è già stata aperta un'indagine esplorativa, si era nuovamente dato alla fuga, facendo perdere le sue tracce a novembre. Ma questa volta gli sforzi congiunti dell'Interpol hanno avuto la meglio.


Arrestato, l'ex terrorista rosso è stato da subito estradato in Italia, dove ad attenderlo sulla pista dell'aeroporto di Ciampino c'erano i ministri degli Interni e della Giustizia Matteo Salvini e Alfonso Bonafede. Appena sceso dall'aereo, Battisti è stato preso in custodia dagli agenti del Gruppo operativo mobile della Polizia penitenziaria che lo condurrà nel carcere di massima sicurezza ad Oristano, perché «la sicurezza sia garantita nel migliore dei modi», ha spiegato Bonafede. Ergastolo senza possibilità di benefici: sventata dunque l'ipotesi della pena di trent'anni, stando alle parole del ministro Bonafede, frutto del precedente accordo tra Italia e Brasile per favorirne l'estradizione. Battisti morirà in carcere.

Per Matteo Salvini si tratta ovviamente di una vittoria diplomatica da cui prendere slancio per annunciare future operazioni: «È un punto di partenza e non di arrivo», le sue parole. «Sono sicuro che le forze dell’ordine, con i servizi di intelligence, potranno riassicurare alle galere altre decine di delinquenti, vigliacchi e assassini che sono in giro per il mondo a godersi la vita». Appena toccato il suolo italiano, Battisti, apparso rassegnato e in uno stato di apparente serenità, avrebbe pronunciato: «So che andrò in prigione». Durante il volo dalla Bolivia verso Roma, funzionari dell'antiterrorismo l'hanno descritto come calmo e rassegnato, quasi liberato da un peso. «Cesare, mio fratello, rientra a Roma e così abbiamo risolto tutti i problemi dell'Italia, le pensioni, il debito, tutto risolto con Battisti. Non aggiungo altro, ha già detto tutto il ministro Salvini», le parole del fratello Vincenzo.


di Alessandro Leproux

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