“Che errore abolire le mascherine a scuola e negli uffici pubblici!”

Intervista esclusiva di Antonello Sette (SprayNews) ad Andrea Crisanti, docente di microbiologia all’Università di Padova.





Professor Crisanti come siamo messi? Omicron due buca il vaccino e il contagio dilaga?

Anche il primo Omicron sfugge al vaccino. Siamo in una situazione di elevata trasmissione, ma ancora di altrettanto elevata protezione dalla malattia.

Conferma che da qualche mese la maggior parte delle persone che muoiono sono vaccinati fragili?

E’ assolutamente vero.

E questo che cosa significa?

Significa che bisogna cambiare strategia e paradigma. Se non si può controllare il numero dei contagi, bisogna diminuire l’impatto del contagio sulle persone fragili.


In che modo?

Si può fare la quarta dose, per quello che può servire. Bisogna mettere in atto delle politiche di protezione per i fragili. Bisogna dare la possibilità a chi lavora di farlo da casa. Bisogna fare un’opera di informazione e di convincimento con le famiglie, con le badanti e con tutti quelli che accudiscono le persone fragili perché continuino a usare la mascherina. Bisogna aiutare economicamente i pensionati a reddito basso, per fare in modo che tutti quelli, che si prendono cura di loro, facciano regolarmente il tampone molecolare. E’ importante che la vita di relazione delle persone fragili avvenga nella massima sicurezza possibile. In questo momento non mi sembra ci sia altro da fare.


Lei è favorevole all’abolizione delle mascherine al chiuso dal primo maggio?

Posta così, la domanda è sbagliata. Esistono contesti talmente diversi da non consentire una scelta secca fra sì e no. Per farle degli esempi concreti, nelle scuole e negli uffici pubblici, dove bisogna proteggere chi ci lavora e gli utenti, la mia risposta è che le mascherine sono ancora necessarie e che non è il caso di abolirle. Se, invece, un negoziante decide che non è importante indossare la mascherina nel suo negozio, fa una scelta legittima, che non ha nessun impatto sulla dinamica del contagio. Rimane, però, il dovere per il negoziante, se non lavora da solo, di proteggere la salute dei suoi dipendenti, imponendo a tutti, clienti compresi, l’utilizzo della mascherina. E’ questione molto complessa. Dal punto di vista dell’impatto sulla trasmissione, l’incidenza della mascherina è attualmente molto bassa. L’impatto diventa, però, gigantesco a livello di responsabilità e di protezione di chi la mascherina la usa e, ancor più, di chi è costretto a usarla. Le faccio ancora un esempio. Se uno ha un figlio malato di leucemia, che è in terapia, con un conseguente effetto pazzesco sulla soppressione, perché diventa immunosoppresso, e fa di tutto per proteggerlo, vorrà che anche scuola sia protetto con la stessa attenzione.


E’ giusto continuare a riservare ai no vax un’attenzione specifica e obbligarli a fare un tampone per andare a lavorare?

Guardi, i no vax sono marginali, sia come numero che culturalmente. Non me ne voglio, quindi, più in alcun modo occupare.


di Antonello Sette

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