Cicchitto: «In “Hammamet" la dimensione umana di Craxi»


Spraynews ha intervistato l’On. Fabrizio Cicchitto in merito all’ultimo film, “Hammamet”, di Gianni Amelio, e sentire il suo parere dopo alcune critiche “contro” apparse su qualche quotidiano e online. L’On. Cicchitto non ha certo bisogno di troppe presentazioni, ma giusto per ricordare la sua attività in politica: inizia nelle fila socialiste per passare poi in area più riformista infine, facendola breve, lo ritroviamo nelle fila del Popolo delle Libertà; carriera politica molto lunga, attività parlamentare non da meno, l’On. Cicchitto ha conosciuto la stagione della cosi detta prima Repubblica, per intenderci quella stagione politica, che neanche troppo simbolicamente, si consuma con l’avvento di Mani Pulite, quando tra gli indagati risulterà proprio il Presidente del PSI, protagonista della pellicola di Amelio: l’On. Bettino Craxi. L’attività politica di Cicchitto prosegue poi da Forza Italia che confluisce nel PDL fino al suo discioglimento, entrando così a far parte del Nuovo Centro Destra ove resterà a sostegno del Governo Renzi e poi Gentiloni appoggiando così la maggioranza con il PD. Sciolto il NCD sarà in Alternativa Popolare proseguendo la sua attività di editorialista su diversi quotidiani.


Buona sera On.Cicchitto, allora ha visto il film “Hammamet” di Gianni Amelio?

«Si».

Cosa gliene è parso, e d’accordo con l’operazione cinematografica di Gianni Amelio?

«E’ un buon film, Favino è strepitoso, nel complesso la mia valutazione è positiva eccetto che per due cose».

Ce le vuole dire?

«Certamente, la prima riguarda la scena iniziale, a ridosso del Congresso del 1989 ove non erano presenti i prodromi di quello che sarebbe avvenuto con Tangentopoli; la seconda, il ruolo del figlio del socialista che poi si suicida, ecco sostanzialmente queste due discrepanze a mio avviso sono le note stonate».

Le risulta congrua con la realtà l’immagine del Presidente del PSI quella che ne scaturisce dal film?

«Come dicevo il protagonista dà un’interpretazione impeccabile dell’uomo lontano dalla ribalta politica e quanto accadde con Mani Pulite; la figura che ne viene fuori è una dimensione umana, la dimensione di un uomo sconfitto da un punto di vista politico, ma non solo. Certo alcune cose non sono l’esatta descrizione della realtà, altre non sono così vere, ad esempio mi viene in mente il momento in cui nessuno della DC, a parte Cossiga, andò a far visita a Craxi, nel film questo non risulta».

C’è attinenza con la realtà politica odierna, un legame, un continuum temporale, secondo lei, con la situazione di allora è quella di oggi?

«Si è voluto demolire un sistema, un equilibrio politico; in un altro paese ci sarebbe stata un’amnistia, qui la condanna è stata cruenta con tutti: centro destra, socialisti, laici, i post comunisti di Berlinguer, tutti insomma; poi i post comunisti non sono proprio mai arrivati. Dopo il ventennio, quello che chiamano così indicando l’arrivo di Berlusconi, eccoci con il PD che non fa votare e quindi a questi equilibri attuali; da un lato ritroviamo la Lega razzista di Salvini, dall’altro i 5 Stelle, venuto fuori come movimento di protesta, oggi dimostra tutta l’assenza di personalità politica che era già evidente. Il PD non ha più i socialisti, con quello che fecero al tempo persero una grande fetta di alleati, e questo si è riversato contro gli stessi che intrapresero una scissione che si riversò in un paradosso, una nemesi storica. In quel preciso momento storico, che precedette Tangentopoli, le strade aperte al centro sinistra erano due sostanzialmente: la prima via fu quella di uscire dal 1989 fondando un grande partito con il PDS; la seconda fu che i figli di Berlinguer, quindi: Occhetto, D’Alema, Veltroni trovassero una collocazione nello spazio occupato dal PSI cavalcandone l’onda, sarà poi la candidatura di D’ambrosio, un chiaro segno di quella eredità legata a mani pulite. Dopo fu tutto il prodotto di quella perversa soluzione con l’arrivo di Berlusconi e dei movimenti contro».

A proposito di movimenti contro, di protesta, prima i 5 Stelle, oggi le “Sardine”, cosa ne pensa?

«Nulla! Non ne penso nulla nel senso che Salvini ha suscitato questa mobilitazione spontanea ma in Politica bisogna saper parlare e le Sardine hanno fatto il coro muto della Butterfly. Si tratta delle elezioni in Emilia Romagna, dove ci si augura perdente la Bergonzoni per fermare quest’aria di odio e razzismo, d’altro canto sta facendo un buon lavoro di amministrazione territoriale il suo rivale Bonaccini, indipendentemente dal PD, che proprio non c’è».

Tornando al film, quindi al personaggio principale, tra pochi giorni ricorre il ventesimo anniversario dalla morte, se la sente di esprimere un suo pensiero in merito?

«Cosa dire, è scomparsa una delle 4/5 persone fondamentali della prima Repubblica, ne è stata fatta una demonizzazione barbara delle peggiori. Il PD è ancora rimasto schiacciato da quella stagione e in merito alle polemiche demistificanti che vedrebbero nel film un’immagine di “santificazione” del protagonista, no, proprio nessuna santificazione è in corso, viene fuori solo l’immagine di un uomo solo, che soffre e che a tratti si arrabbia, il resto lo lasciamo scrivere a Il Fatto».


di Cristiano Arni

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