Cinema. Venezia 76, 'j'accuse' di polanski conquista il lido

Cinema. Venezia 76, 'j'accuse' di polanski conquista il lido

Aggiornato il: 31 ago 2019

Barbareschi: Venezia non è tribunale morale, "J'accuse" per giovani

Mostra del Cinema Venezia, Barbareschi: "Ringrazio Dio di avermi fatto lavorare con Polanski" https://www.youtube.com/embed/jcvhwmicuTg Barbareschi: Venezia non è tribunale morale, "J'accuse" per giovani Applausi per Polanski. La moglie: Roman conosce la persecuzione Roma, 30 ago. (askanews) - E' stato lungamente applaudito "J'accuse", l'opera monumentale di Roman Polanski con una ricostruzione storica accurata che mostra come il seme dell'antisemitismo nasca proprio con l'affaire Dreyfus. Applausi anche in conferenza stampa per Louis Garrel, che interpreta Alfred Dreyfus, Jean Dujardin nel ruolo di Georges Piquard, Emmanuelle Seigner amante di Piquard. Oltre agli attori c'erano anche l'autore delle musiche Alexander Desplat e i produttori Alain Goldman e Luca Barbareschi, che per stemperare le polemiche nate dopo le dichiarazioni del Presidente della giuria Lucrecia Martel, ha affermato: "Non è presente Roman Polanski quindi noi rispondiamo per gli aspetti produttivi, questo non è un tribunale morale ma è un luogo in cui far vivere l'arte. - ha detto - Ringrazio Dio di avere lavorato con Polanski. Il passato è passato, pensiamo al presente. Il film deve parlare, la giuria deve giudicare e il pubblico, se vuole, può applaudire". Jean Dujardin, che regala una splendida interpretazione di Piquard, ha rivelato: "Ho affrontato questo ruolo con molto pudore e mi sono messo al servizio della storia. Auguro a tutti gli attori del mondo di girare con Polanski, sono fiero del ruolo di Piquard e della fiducia che mi è stata data. Non è semplice girare con lui, pretende molto, a volte può essere duro. E' come la voce di uno sciamano che ti guida". Emmanuelle Seigner, che oggi festeggia 30 anni di matrimonio col regista, ha affermato: "Il modo in cui Polanski affronta il sentimento della persecuzione è facile da capire, basta vedere la sua vita. - ha detto - Come regista è un uomo molto preciso con l'inquadratura ma al contempo lascia molta libertà agli attori". Lousi Garrel, che interpreta magistralmente Dreyfus, ha detto: "Non sapevo che i discendenti di Dreyfus fossero stati deportati nella Seconda Guerra Mondiale, anche loro hanno vissuto l'inferno. Quando ho visto il film sono stato felice di constatare che alla fine la giustizia ha trionfato". A proposito della crescita dell'antisemitismo in Francia, Barbareschi ha aggiunto: "Questo è un film importante per le giovani generazioni e la storia va conosciuta". A fargli eco Goldman, che ha detto: "Il cinema, come strumento e mezzo per conoscere gli eventi, è una delle risposte più forti per risolvere il problema dell'ignoranza. Il caso Dreyfus è il caso che ha creato il germe che ha portato all'Olocausto". "È il film che deve parlare, la giuria giudicare e il pubblico, se vuole puo' applaudire". Cosi' Luca Barbareschi, coproduttore e interprete del film di Roman Polanski "J'Accuse" ("An officer and a spy"), mette a tacere in conferenza stampa le polemiche nate nei giorni scorsi, relative alla selezione del film in concorso alla 76esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia. È giusto dividere l'uomo dall'artista o la condotta morale di un regista puo' o dovrebbe comportare l'esclusione delle sue opere da vetrine cinematografiche importanti come quella di Venezia? A rispondere sono gli applausi scroscianti che accolgono il cast e i produttori della pellicola durante la conferenza stampa di presentazione. "Dobbiamo tenere in piedi l'arte e lasciare da parte le polemiche. Ringrazio Dio di aver potuto lavorare con Polanski e avere potuto raccontare una storia che e' di un'attualita' disarmante", prosegue Barbareschi, con in capo la kippah ebraica. La storia a cui fa riferimento e' quella relativa a un avvenimento che sconvolse la Francia di fine '800: il famoso caso Dreyfus. A tessere le lodi del regista 86enne anche il protagonista della pellicola, il premio Oscar Jean Dujardin. "Polanski e' molto esigente come regista. Per lui conta sempre la verita' sopra ogni cosa, la verita' di cio' di cui racconta- ha dichiarato Dujardin in conferenza stampa- Pensa al periodo dell'anno in cui e' ambientata la scena, a come si aprira' la camicia il personaggio se avra' caldo ed e' capace di chiederti di rifare la stessa scena 40 volte. Un po' ti sfinisce. Non e' facile girare con lui, a volte puo' essere molto dura. Spesso pero ti dice anche di prendere il tuo tempo, e allora e' un po' come la voce di uno sciamano che ti guida. Auguro a tutti di lavorare con lui". l film, che si apre con un'affermazione perentoria ("Tutti i fatti narrati sono reali"), rappresenta la ricostruzione minuziosa di uno degli errori giudiziari piu' gravi della storia. La pellicola inizia nel 1895, quando il capitano dell'esercito francese, Alfred Dreyfus (Loius Garrel) viene accusato di essere un informatore dei nemici tedeschi e percio' arrestato e mandato in esilio nell'isola del Diavolo. A dimostrare che essere di fede ebraica era 'l'unica colpa' del militare, fu George Picquart (Jean Dujardin), un ufficiale neo promosso a capo dell'unita' del controspionaggio militare, che aveva montato le accuse contro Dreyfus. Il caso divise l'opinione pubblica francese per ben 12 anni, costringendo anche personaggi celebri a prendere una posizione. Tra questi Émile Zola, autore del celebre editoriale di denuncia "J'Accuse" che da' il titolo alla pellicola, e a causa del quale venne incarcerato. Zola fece nomi e cognomi di tutti gli ufficiali e i politici che avevano incastrato il capitano ebreo, portando a riaprire il caso. "La storia di Dreyfus l'avevo studiata a scuola- ha raccontato Dujardin- ma ignoravo per esempio chi fosse Picquart", personaggio da lui interpretato nel film e protagonista di "J'Accuse". Polanski invece sceglie di raccontare la sua storia proprio dalla prospettiva del del militare disposto a perdere tutto e a rischiare la vita pur di fare giustizia. "Picquart e' il vero eroe del caso Dreyfus. Con il suo modo di agire da' speranza alle generazioni future. Nello stesso film ci sono uomini ignoranti, ma anche eccezionali, come Picquart, grazie ai quali la societa' puo' cambiare". "Quando ho assistito alla proiezione del film mi sono emozionato- ha raccontato Louis Garrel in conferenza stampa- Mi sono ricordato di un libro di Tolstoj in cui lui dice: "L'arte deve spingere gli uomini a fare il bene". E allora in me e' nata l'ammirazione per personaggi come Picquart e Zola, per la loro passione e il loro impegno".

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