Cinquemila euro per imprenditori nomadi, il piano Raggi che discrimina i romani
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Cinquemila euro per imprenditori nomadi, il piano Raggi che discrimina i romani


Reddito d’inclusione? Sì, se sei nomade e vuoi avviare un’attività imprenditoriale partendo dai tuoi già noti passatempi, vale a dire il commercio di cavi elettrici e rame ed il rovistaggio all’interno dei cassonetti. No, non si tratta di una battuta o di uno scherzo, bensì di un provvedimento che la giunta Raggi, attraverso il suo assessore ai Servizi Sociali Laura Baldassarre, vuole mettere al più presto a registro. Cinquemila euro ad un nomade che decida d’avviare un’attività imprenditoriale regolare all’interno del Comune di Roma.


Il provvedimento, inizialmente studiato per placare la rabbia dei romani a proposito di degrado e roghi tossici, rischia d’essere un clamoroso boomerang, dato che esclude di fatto i “non nomadi” dalle possibili graduatorie che verranno a crearsi.


“Nel rispetto delle normative di settore”, è scritto nel Piano, “d’intesa con Ama, nel rispetto del piano rifiuti e di quello per la riduzione e la gestione del materiale post consumo del Comune, il nomade che voglia mettersi in regola dovrà farsi autorizzare e iscriversi all’albo dei Gestori Ambientali del ministero dell’Ambiente”. Della serie, se non puoi batterli, unisciti a loro.


Qualora l’imprenditore aderisse al piano, riceverebbe l’assegno di 5mila euro pagato dal Comune di Roma di Virginia Raggi.

Il portavoce di “Difendiamo l’Italia” Fabrizio Santori evidenzia dubbi e contraddizioni rispetto all’idea: “Ci chiediamo come il Campidoglio potrà gestire un flusso di domande superiore alle aspettative e verificarne l’autenticità, per evitare truffe ed ulteriori costi a carico dei romani”.


Non si tratta di un’ipotesi aleatoria o di uno slogan per raccogliere un po’ di voti dispersi della sinistra, bensì di un reale piano ideato dal Comune di Roma, che l’assessore Baldassarre ha sempre difeso e propugnato, definendolo una terza via che si pone a metà tra le “ruspe di Salvini” e l’assistenzialismo di Di Maio.


Il “politicamente corretto” che sfocia nella “discriminazione al contrario”, in particolare verso i tanti imprenditori romani, che vengono invece puntualmente vessati dall’amministrazione e dai suoi endemici cavilli burocratici, a fronte di zero incentivi e sgravi fiscali.


Alessandro Sticozzi

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