Cold Case negli Usa, trovato dopo 32 anni il killer di Michella Welch
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Cold Case negli Usa, trovato dopo 32 anni il killer di Michella Welch


Il brutale omicidio di Michella Welch è stato risolto in pieno stile “Cold Case”. Gary Hartman, infermiere di 68 anni residente a Tacoma, nello stato di Washington, è stato arrestato dalla polizia americana grazie al riscontro fornito ad un sito di genealogia, dove l’uomo fermato dagli inquirenti aveva volontariamente fornito il suo Dna. Si chiude così un caso che risale addirittura al marzo del 1986, con la piccola dodicenne brutalmente uccisa in un parco e col colpevole rimasto ignoto, appunto, sino all’inizio di giugno.


La storia riferita all’assassinio risale alla mattina 26 marzo 1986, quando nel Puget Park di Tacoma, l’allora dodicenne Michella giocava con le sorelline, per poi spostarsi velocemente a casa in bici per recuperare, verso le ore 11, le merende.


Tornata al parco, non scorgendo da subito le sorelle, che si erano spostate nel frattempo in un negozio vicino, provò a cercarle tra i cespugli, trovando invece la morte per mano di Hartman.

Da subito si pensò ad un dramma, con la sparizione e l’indicazione, da parte di un testimone oculare, di aver visto Michelle parlare attorno alle 13.30 con un uomo vestito con jeans strappati e scarpe malconce. La descrizione, seppur sommaria e di difficile ausilio per l’identificazione di un possibile sospettato, fece già temere il peggio. La conferma dei tragici presentimenti giunse la notte stessa, con il ritrovamento del cadavere seviziato della piccola vittima da parte degli investigatori.


La teste aveva descritto l’uomo come un adulto tra i 25 ed i 35 anni, con i baffi e con vestiti logori e scarpe rovinate. Un identikit molto vago dal quale fu praticamente impossibile per gli inquirenti delineare un profilo per le ricerche, che si fermarono, in maniera provvidenziale, al recupero del Dna.


Il reperto fu poi conservato con estrema cura negli archivi della scientifica.  Venne analizzato solo nel 2006, dato che a fine anni ottanta la tecnologia non offriva alle forze dell’ordine i moderni strumenti investigativi.


Gli inquirenti, a partire dal 2006, sperarono quindi di poter trovare un riscontro negli archivi dei pregiudicati o di chi magari era in galera per un reato diverso, ma gli incroci tentati diedero sempre esito negativo.


Altri metodi però nel frattempo si erano fatti largo nell’analisi scientifica, che è riuscita, solo molto tempo dopo, a sfruttare l’aiuto inaspettato di un sito di genealogia.

La squadra omicidi di Tacoma ha perseverato ed alla fine trovato un riscontro positivo in una coppia di fratelli dello stato di Washington, che non vivevano lontani dalla vecchia abitazione della piccola Michelle Welch.


Nei primi giorni di giugno, giusto qualche settimana fa, Gary Hartman, è stato incastrato grazie alla traccia lasciata su un fazzoletto di un ristorante nei pressi di Tacoma, che gli inquirenti trovarono perfettamente corrispondente a quello lasciato sul corpo della piccola Michella nel lontano 1986.

Lo scorso venerdì, l’arresto in strada, come nei film, col sospettato fermo al semaforo e le frasi dei vicini che descrivono Hartman come “tutto, fuorché un mostro”.


Alessandro Sticozzi

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