Con le nomine Rai son guai: continua il totonomi per manager, reti e tg, domani la stretta finale

Con le nomine Rai son guai: continua il totonomi per manager, reti e tg, domani la stretta finale


Son guai, in Rai. C’è tensione evolutiva, come la chiamerebbe Jovanotti. Nello slancio di produrre delle figure di garanzia, tanto per la Lega, quanto per il Cinque Stelle, in quella che, a conti storici fatti, è un’anomalia ideologica al Governo, che, per ora, sembra (r)esistere. Insomma, pare che la questione “nomine Rai”, non finisca qui, per la sua propensione a dover mettere tutti d’accordo. Come sempre, da sempre. Eppure qualcosa si muove, a tutte le latitudini. L’intesa tra Pd e Forza Italia, ad esempio, ha partorito due nomine importanti: quella di Lorenzo Guerini, al Copasir, Comitato parlamentare per la Sicurezza della Repubblica, e, per rimanere in tema, quella di Alberto Barachini, senatore di Forza Italia, come presidente della Commissione di Vigilanza Rai. E qui casca l’unico asino che c’è sicuro. L’unica certezza a fare da garante per gli interessi di tutti, specie quelli di Lega e Cinque Stelle che, a differenza di Fi e Pd, ancora non riescono a trovare la quadra sulle nomine in Rai che darebbero garanzie a entrambi, e non solo. Non resta quindi che sbrigarsi, visto che il “vertice” decisivo si terrà domani, per dare al Cda della Rai una guida, presidente e amministratore delegato, e trovare altre figure fondamentali come quelle a capo dei Tg. Il secondo incontro importante, quello di venerdì 27, in termini decisionali, che arriva dopo il primo di martedì scorso, in cui si è provato a scegliere l’amministratore delegato Rai, che spetta al Tesoro, alla presenza, oltre che del ministro dell’Economia e di quello dello Sviluppo Di Maio, anche del ministro dell’Interno Salvini e del presidente del Consiglio Conte. Nel meeting di martedì, che ha fatto infuriare proprio il Pd e Forza Italia, si è provato anche a fare la nomina dei direttori di Tg1, Tg2, Tg3, capitani della crociata dell’informazione sovranista, fondamentali per guidare gli eserciti del consenso verso le prossime europee. E qui, è cascato anche il secondo asino: appena nel ruolo, Barachini è stato costretto a fare il paladino della giustizia, riportando tutti alle regole, tirando su il cartellino giallo e chiamando all’attenzione anche i ministri Tria e Di Maio, poiché in base alla legge, spetta all'amministratore delegato nominare i direttori delle testate, mentre al consiglio di amministrazione spetta un parere vincolante a maggioranza di due terzi, quindi non sono ammesse “paraculate” di sorta. Insomma, forse domani si giunge alla fine di questa House of Cards fatta in casa, oppure la tensione evolutiva continua. Cambi di rotta “epocali”, però, visto il nuovo assetto sovranista e populista del Governo, in rotta di collisione con le visioni precedenti, specie dal punto di vista ideale e dell’approccio alle masse italiche, politico e comunicativo. Nomine che hanno lo scopo di rafforzare il Governo, sia per le prospettive nazionali, che internazionali, con le europee che si avvicinano lentamente.

E già la sceneggiatura della prima fiction per l’autunno Rai è stata scritta con due titoli facili, facili: “Rai, si Salvini chi può”, oppure “Rai, Di Maio in peggio”. Tra attori, intrecci e relazioni poliamorose.

Ma non solo di guida e “grandi nomine” si compone il mosaico Rai. Anche di una piccola costellazione di proposte ponderate a seconda degli equilibri. E di molti esterni. Alcuni dei quali potrebbero far gola a Cairo e Berlusconi, ad esempio, magari nella prospettiva di mettere una longa manus sulla pubblicità nella futura televisione pubblica? Viene in mente il nome di Fabrizio Salini, su tutti, in pole per il ruolo di Ad della Rai, fino a giugno direttore de La7. E poi Andrea Castellari, già amministratore delegato di Viacom International Media Networks (gruppo per il quale è già stato ceo di Mtv). Tra gli interni, per la poltrona di prestigio, Marcello Ciannamea, direttore dei palinsesti Rai, Gian Paolo Tagliavia e Valerio Fiorespino, soluzione tra insider e outsider, ex capo del personale della Rai.

E poi alla guida dei Tg e delle reti, si ripete lo schema. Volano prospettive politiche, dai sovranisti, come Alessandro Giuli e Mario Giordano, a meno sovranisti, come Milena Gabanelli. E ancora, Gennaro Sangiuliano, Giancarlo Mazzi, Giovanna Bianchi Clerici. Ma c’è anche il nome di Paolo Corsini, fra i nomi in crescita, attualmente caporedattore dei telegiornali di Rai Parlamento, che sarebbe un’ottima opzione al Tg3, gradita anche alla Lega, una figura di equilibrio, tra gli “interni”, con anni di Rai. Sembra affacciarsi anche l’ipotesi di riconferma di Danilo Scarrone, uomo di talento e grande esperienza professionale, a direttore di Isoradio. Dal 2013, Scarrone dirige i Canali Radio di Pubblica Utilità, la struttura del servizio pubblico che si occupa, tra le altre cose, di diffondere notiziari televisivi e radiofonici sul traffico e informazioni sulla mobilità ricevibili tramite i navigatori e le autoradio. Ipotesi, chi entra, chi esce, chi potrebbe essere già dentro, chi è sicuramente fuori. Il Tg1, ovviamente, è il sogno erotico. La rete ammiraglia dell’informazione è lottata da Lega e Cinque Stelle, spettando, al “primo partito d’Italia”. Che si torni al vecchio schema tranquillizzante? Il Tg1 al primo partito di governo (dunque i Cinque Stelle, come una volta era per la Dc o Forza Italia), il Tg2 all'alleato (dunque la Lega, come una volta accadeva col Psi o An), Raitre alla sinistra, ma con qualche innesto, idea che sembra gradita ai Cinque Stelle.

Nomi, cognomi, orizzonti politici.

Interni ed esterni. Esperienza degli equilibri Rai versus modernità di visioni e ventata di freschezza “al potere”, come quel Salini gradito a Di Maio. Ma tutti questi “esterni”, tattici, faranno bene? Faranno il bene della Rai o sarà un grande terreno di caccia e “speculazione”?

Di sicuro, con Salini al ruolo di Ad della RAI addio agli interessi dell’editore pubblico, pubblicità, film e varietà, rischiano di diventare terreno di conquista, con metodi di qualsiasi genere del Gruppo Cairo a basso prezzo.

Solo un AD interno, con lo stemma Rai sul petto, potrà difendere il palisensto rai dai rapaci predatori privati di Cairo e Mediaset.


Se è Rai, almeno al momento, son guai…


E.R.

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