Conflitto d’interessi e decreto Sicurezza bis: Salvini e Di Maio se le suonano di santa ragione

Conflitto d’interessi e decreto Sicurezza bis: Salvini e Di Maio se le suonano di santa ragione



Una nuova normativa conflitto di interessi, che i 5Stelle minacciano, e presto, di approvare in Parlamento e il decreto Sicurezza bis, che Salvini minaccia di presentare, presto, dentro il cdm, fanno litigare di nuovo Di Maio e Salvini. Il Colle è preoccupato. Intanto, Silvio Berlusconi promette al leader leghista che “se rompi, sei tu il leader”.


Scoppia l’ennesima grana: legge sul conflitto di interessi

Mentre continua a infuriare – tra Di Maio e Salvini, tra la Lega e l’M5S - lo scontro sul decreto Sicurezza bis, con il premier Conte che non ha alcuna intenzione neppure di convocarlo, il cdm, prima delle elezioni europee, sia per non dare ragione a Salvini sul tema nello specifico sia per evitare la rappresentazione plastica della frattura interna al governo, i 5Stelle studiano e sfornano l’ennesima provocazione contro la Lega in un continuo gioco al ‘più 1’. Infatti, l’M5S ha deciso di tirare fuori dalla naftalina un “pacchetto” di tre proposte (la legge Macina, sul conflitto d’interessi, la legge Dadone, sull’incompatibilità dei parlamenti, e la legge Silvestri, sui lobbysti in Parlamento), proposte di legge che giacevano, dimenticate, nei cassetti e che ora – annuncia Di Maio – confluiranno in una pdl unica di cui, martedì prossimo, verrà chiesta la calendarizzazione presso la I commissione Affari costituzionali della Camera, presieduta, guarda caso, dal grillino Giuseppe Brescia.

Detta in soldoni e tradotta in italiano, l’M5S vuole far ‘brillare’ come una mina lo scontro con la Lega portandolo all’ennesima potenza. Infatti, anche se i rapporti tra Salvini e Berlusconi non sono di certo più quelli di un tempo, la Lega – anche per una serie di ‘interessi’ territoriali – non può certo permettersi di mettere un dito nell’occhio al Cav.

Inoltre, sulla proposta di legge unica sul conflitto d’interessi i 5Stelle già fanno sapere, pur se sottotraccia, che il Pd – il quale già sta mandando alcuni segnali di ‘intesa cordiale’ con l’M5S sia su temi economici (il salario minimo) sia su temi altri (la Rai, la legge sulle Autonomie) – possa convergere con loro, votando una legge del genere.


Le assurde norme sul conflitto d’interessi: guai ai ricchi

La proposta – o meglio ‘le’ proposte, facendo dunque una sintesi e un mix delle tre proposte di legge sopra citate - mira a colpire non solo chi ha intrecci tra tv e aziende private, come Berlusconi, ma anche banalmente ‘i ricchi’, in una sorta di ‘egualitarismo rovesciato’ o ‘socialismo reale’ all’amatriciana che stravolge il senso della parità dei diritti dei cittadini. Una ‘utopia negativa’ che, in modo simmetrico a quando, nel Piemonte e nel Regno d’Italia dell’Ottocento, potevano votare ed essere eletti solo i cittadini italiani dotati di alto reddito e alta istruzione (il suffragio universale maschile arrivò nel 1919, il suffragio universale universale solo nel 1946), punisce solo i ricchi. Infatti, a leggere in modo comparato le pdl Dadone e Macina si scoprono tutta una serie di ‘paletti’ illogici e palesemente anticostituzionali. Le due proposte di legge sulle incompatibilità dell’esecutivo e dei parlamentari vietano ogni tipo di carica elettiva (statale, regionale e locale) a tutti coloro che detengono, anche per interposta persona, “un patrimonio mobiliare o immobiliare superiore ai 10 milioni di euro”, ma anche a chi ha “partecipazioni superiori al 2% di un impresa che opera in regime di autorizzazione o concessione” o di “imprese che operano nei settori di radio, tv, editoria e Internet o altre imprese di interesse nazionale”, anche all’estero e financo nelle onlus con quote superiori al 2% per i membri del governo e del 5% per i parlamentari o che abbiano anche solo dei “rapporti contrattuali di qualsiasi natura con la Pa”.


Inoltre, le tre pdl targate M5S presentano altri due aspetti assurdi: vietano ai “direttori e vicedirettori di testate giornalistiche nazionali” di essere eleggibili se hanno esercitato il loro incarico “fino a sei mesi prima la data di accettazione della candidatura”. Infine, con una norma palesemente illegittima – come notava, oggi, sul Messaggero, l’ex presidente della Corte costituzionale, Cesare Mirabelli - le tre pdl combinate introducono il tetto dei due mandati al massimo consecutivi per gli onorevoli. Una norma del tutto incostituzionale perché, per poterla introdurre servirebbe una modifica alla Costituzione. Infine, una delle tre pdl introduce introduce un “periodo di attesa” di oltre due mesi per i parlamentari, i membri del governo, i consiglieri regionali che, esaurito il loro mandato, vogliano svolgere attività di tipo lobbystico o di gestione di interessi.


Salvini e Di Maio si attaccano sul decreto Sicurezza bis

Poi c’è ancora tensione sul decreto Sicurezza bis che il ministro degli Interni vorrebbe introdurre. Il decreto Sicurezza bis rischia di stravolgere le fondamenta del diritto italiano, di quello internazionale, come il diritto del mare, e le prerogative del presidente del Consiglio e di vari ministri cui verrebbero scippate competenze che, con quel decreto, finirebbero tutte nelle mani del Viminale.


Conte non convoca il cdm, Mattarella è preoccupato…

Il premier Conte, per ora, non ha alcuna intenzione neppure di convocarlo, un cdm, almeno non prima delle elezioni perché teme che ne esca la rappresentazione plastica dello scontro già in atto, e ormai insanabile, tra Lega e 5Stelle.

A tal punto il dl sicurezza bis stravolgerebbe la legislazione ordinaria che al Quirinale hanno subito drizzato le antenne e ora aspettano pazienti che, prima o poi, il decreto diventi un atto legislativo per vagliarlo e, forse, anche di bocciarlo. Non a caso, già sul ‘decreto Sicurezza uno’ i rilievi del Colle erano stati notevoli e pesanti, con tanto di ‘lettera di richiamo’ indirizzata sia al governo Conte che alle Camere.


Di Maio: “Salvini usa arma di distrazione di massa”

Ma Di Maio si spinge oltre le questioni di metodo e, andando a guardare i contenuti dello schema di decreto, ne sottolinea la vacuità, avanzando il sospetto che si tratti di un’”arma di distrazione di massa” usata da Salvini per nascondere mediaticamente la sua sconfitta sul caso Siri: “Non vorrei che il decreto sicurezza fosse l’ennesima iniziativa per coprire il caso Siri e per coprire quello che è successo sulla corruzione in queste tre settimane, perché all’interno non vedo grandissime novità sui rimpatri, che sono oggi il tema centrale per l’immigrazione”, sottolinea.


Salvini ribatte: tranne l’M5S, tutto il governo è con me

Il leader leghista finge di non raccogliere le accuse e ‘tira dritto’: il decreto potrebbe essere presentato in consiglio dei Ministri già la prossima settimana: “Lo abbiamo già inoltrato a tutti gli altri ministeri. Quando gli altri ministeri rapidamente mi daranno le loro riflessioni, io sono pronto”.

Nel pomeriggio, poi, fonti del Viminale fanno sapere che, appunto, Giuseppe Conte e Enzo Moavero Milanesi hanno già risposto alla missiva di Salvini e parlano di “piena sintonia e condivisione degli obiettivi”: questo sarebbe il senso delle lettere che Conte e Moavero Milanesi hanno indirizzato al ministro dell’Interno. E, aggiungono le stesse fonti leghiste, “Le lettere del premier e di Moavero Milanesi sono una risposta positiva e molto apprezzata dal Viminale, a poche ore dal decreto sicurezza bis che interviene con decisione contro i trafficanti di uomini e gli aggressori delle Forze di Polizia. Obiettivi e proposte che saranno certamente condivisi da tutto il governo”. Dall’opposizione, il Pd, ovviamente, boccia senza appello Salvini e il decreto, definendolo, con Nicola Zingaretti, “una pagliacciata: non verrà mai approvata”.


Il caso politico: la telefonata tra Salvini e Berlusconi

Poteva mancare la ‘coda’ politica, in vista delle Europee, alla sfida all’arma bianca in corso tra Salvini e Di Maio? No, ovviamente. “Leggo che ci sarebbero state telefonate tra la Lega e Berlusconi – insinua Di Maio – dove si parla di far cadere il governo. Mi auguro siano smentite perché quello che stiamo facendo noi va proprio nella direzione opposta a Berlusconi e a quello che la sinistra e il Pd non hanno mai avuto il coraggio di fare in trent’anni”.


Un “asilo Mariuccia” molto chiassoso. Il rischio elezioni

La smentita di Salvini al presunto contenuto ‘politico’ della sua telefonata al Cavaliere arriva ma è un’altra mazzata: “Berlusconi l’ho sentito per fargli gli auguri di buona salute, spero che Di Maio non polemizzi anche quando qualcuno augura in bocca al lupo a uno che è ricoverato in ospedale, perché altrimenti saremmo all’asilo Mariuccia”. Ecco, appunto, l’asilo Mariuccia. Questo è diventato il ‘rapporto’ di governo, l’alleanza tra Lega e 5Stelle. Certo, il leader leghista ancora frena, con i suoi, sulla necessità di rompere l’alleanza (glielo chiedono i governatori del Nord, Zaia a Fontana, il sottosegretario Giorgetti, i ministri Centinaio e Fontana, i colonnelli), ma solo perché – dopo aver goduto a lungo dei favori dell’opinione pubblica – oggi la Lega è caduta nei sondaggi (dal 35-36% al 31-32%): quei voti vanno “tutti recuperati”. “Dopo – sospirava ieri Salvini con alcuni colonnelli leghisti – può succedere di tutto e io come voi sono pronto a tutto”. ‘Tutto’ vuol dire crisi di governo e rimpasto draconiano, tutto sbilanciato a favore della Lega, nella ‘migliore’ delle ipotesi, oppure crisi di governo e fuga al voto anticipato per tornare a presentarsi con un centrodestra da lui dominato. Berlusconi, nella telefonata che ha avuto con Salvini, questo gli avrebbe garantito: “Se rompi e torniamo al voto, la mia ingombrante presenza non ci sarà, io andrò in Europa e me ne occuperò. Il capo del governo sarai tu”. Un’offerta di quelle che, per Salvini, sarà difficile rifiutare.


di Ettore Maria Colombo

Iscrizione n° 144/2017       del 28/09/2017 del Registro della Stampa;        Tribunale di Roma

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