Congelato il bando per le periferie Insorgono i sindaci, ma per il governo è «una riprogrammazione»

Congelato il bando per le periferie Insorgono i sindaci, ma per il governo è «una riprogrammazione»



«A ciascun giorno basta la sua pena». Sembra scritto da un componente del governo il celebre versetto del Vangelo di Matteo e non sembra esserci tregua per l' esecutivo in un'estate torbida che sta facendo emergere dopo i primi mesi di lavoro problematiche che sembrano affiorare come funghi dopo l'acquazzone. L'ultima polemica, per altro portata avanti senza distinzione di bandiere da una moltitudine di sindaci di ogni dove, anche quelli "amici" dell'asse pentaleghista, è legata al congelamento del bando per le periferie, con il conseguente stop ai fondi per finanziare diverse attività di riqualifica delle aree più disagiate della Penisola, molte delle quali già in atto. Un emendamento contenuto nel decreto Milleproroghe che, seppur passato all'unanimità in prima lettura, ha scatenato l'ira e lo sdegno di molti primi cittadini e le perplessità di membri dell'opposizione che già gridano allo scandalo.


Si parla di circa due miliardi di euro da destinare in due anni a 120 comuni e città metropolitane, soldi che non sono comunque stati sottratti alle periferie bisognose di interventi di riqualifica, ma «semmai redistribuiti fra tutti i comuni e non pochi», la difesa del viceministro dell'Economia Massimo Garavaglia che specifica come «fino ad ora fossero stati spesi zero euro» e che il provvedimento non è un congelamento ma una «riprogrammazione, se ci sono buoni progetti verranno ampiamente recuperati nei prossimi anni». Stando ai numeri, infatti, trasferendo queste risorse, il governo ha sbloccato 140 milioni di euro per il 2018, 320 milioni per il 2019, 350 milioni per il 2020 e 220 milioni per il 2021 e mentre scoppiava la polemica aizzata dai dei, dalle parti del governo si festeggiava il «cambio di rotta rispetto ai disastri del Partito Democratico. I vincoli di bilancio imposti dal Pd in questi anni hanno infatti impedito ai sindaci di utilizzare gli avanzi di amministrazione accumulati negli esercizi precedenti. È ridicolo che gli attacchi a un provvedimento che ridà finalmente respiro agli Enti locali vengano proprio da chi ha attuato queste scellerate politiche di austerity», così come rivendicato dal viceministro all'Economia, in quota 5Stelle, Laura Castelli.


Ma se il governo ha accolto di buon grado il provvedimento, lo stesso non si può dire per i diretti interessati, i sindaci, anche quelli schierati con l'asse gialloverde. Da Vicenza a Livorno, rispettivamente a gestione leghista e grillina, sono arrivate le prime voci "interne" di dissenso, che evidenziano una crepa sul fronte governativo pericolosamente esposta al sole africano di questi giorni. «Sono già partiti i lavori e, per alcune opere, abbiamo anche incassato il 20 per cento. Il problema riguarda tutti», questo il pensiero del primo cittadino vicentino Francesco Rucco, che non fa sconti nemmeno al referente nazionale Matteo Salvini ed esprime tutta la sua preoccupazione per il rischio che i progetti già in atto naufraghino a metà strada. Parla di «correttivo peggiore della toppa» il livornese Filippo Nogarin, anche lui scettico sull'emendamento votato, essendoci in ballo per il capoluogo toscano un ammontare di 18 milioni di euro.


Anche dalla Sicilia, una delle aree più penalizzate da questa decisione assieme a molte altre aree del Meridione, si sono fatti sentire i sindaci tramite il presidente dell'Associazione dei Comuni siciliani Leoluca Orlando: «Valuteremo ogni iniziativa utile al fine di evitare che le risorse previste dal bando periferie vengano sottratte ai comuni siciliani».


Se non altro il provvedimento che scontenta tutti sembra aver raggiunto l'incredibile e inedito risultato di aver messo tutti d'accordo nell'essere in disaccordo. Un dilemma filosofico degno di Amleto ma che cela nella sua sostanza un altro carico di polemiche che dovrà sobbarcarsi il governo, ormai sotto il tiro incessante del fuoco nemico. Se poi a questo dovesse aggiungersi anche l'arsenale "amico", la battaglia diventerebbe spietata e la carneficina politica che ne scaturirebbe coinciderebbe probabilmente con l'indizione di nuove elezioni.


di Alessandro Leproux

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