Contrordine compagni, il Samsara di Gallipoli non deve chiudere

Contrordine compagni, il Samsara di Gallipoli non deve chiudere




Siamo ancora una volta in una storia di “ordinaria follia”. Questa volta ad essere interessato dalle contraddizioni dell’applicazione giurididica è il Samsara, il più famoso lido della movida di Gallipoli.


Stando a quanto rilasciato dal proprietario del locale, Davide Cicchella, lui e naturalmente la sua gestione era da tempo in attesa di una sentenza emessa dal Consiglio di Stato in seguito ad un accordo raggiunto tra le parti, eseguito dai legali del Samsara, dove si definiva una sospensione della richiesta di revoca per il locale per un “uso difforme”. Quindi il giudice ha stabilito di comune accordo di sospendere la richiesta di smobilitazione del Samsara e continuare a permettere all’esercizio di operare sino a ordine contrario.


Tuttavia, benché vi fosse tale delibera, di comune accordo, il proprietario, il giorno 7 agosto si è visto recapitare l’ingiunzione di smobilitazione, come se nulla fosse stato e dunque nuovamente attiva l'ordinanza che prevedeva lo sgombero e il ripristino dello stato dei luoghi. Ma il sindaco della bella cittadina pugliese si schiera a fianco del Samsara dicendo: «Il lido simbolo della movida non si tocca e non chiude». Il sindaco Stefano Minerva blocca quindi ogni atto dicendo che è stato tutto un errore quello dell'ordinanza emessa dal dirigente dell'ufficio Urbanistica Paola Vitali che imponeva 20 giorni di tempo per sgomberare la spiaggia e ripristinare lo stato dei luoghi e specifica:


«Il Samsara non chiude. Esiste un accordo tra le parti, tra Comune e legali della società, che prevede che non ci sarà nessuna decisione sino a quando il Consiglio di Stato non emetterà la sentenza».


Minerva fa dunque riferimento al contenzioso giudiziario pendente tra Comune e Samsara in merito alla revoca della concessione demaniale fatta a novembre scorso dopo le sanzioni e sopralluoghi effettuati dalla Capitaneria di porto che ha contestato alla società di utilizzare quell'area più come discoteca che come stabilimento balneare.


Un'estate molto calda, anche dal punto di vista amministrativo e giudiziario quella di Gallipoli che va ad aggiungersi a una situazione già troppo spesso non rosea dal punto di vista turistico e che non aiuta certo gli esercizi commerciali e la proposta di divertimento che dovrebbe essere invece il motore portante, insieme con le bellezze e la cultura dei luoghi, della regione.

Iscrizione n° 144/2017       del 28/09/2017 del Registro della Stampa;        Tribunale di Roma

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