Copyright: approvata la riforma europea sul diritto d'autore con il voto contrario dell'Italia



E per fortuna che dovevano essere il governo del cambiamento! Il Movimento 5 Stelle va a braccetto con Google e schiera l’Italia per il no alla riforma del copyright. Oggi il Consiglio dell’Unione Europea ha infatti approvato, con il voto contrario di Italia, Finlandia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Polonia e Svezia (3 invece i paesi astenuti), la direttiva per aggiornare le regole sul diritto d’autore dopo l’approvazione, il 26 marzo scorso, della riforma da parte del Parlamento Europeo. Si tratta di un testo bilanciato che salvaguarda la libertà d’espressione, introduce regole chiare per le piattaforme online e consente ai creatori ed editori di notizie di negoziare un equo compenso con i giganti del web. Viene riconosciuto il diritto a colmare il divario tra i ricavi che le grandi piattaforme commerciali fanno diffondendo contenuti protetti da copyright e la remunerazione offerta a musicisti, artisti o detentori dei diritti. Insomma, Davide ha vinto, se non la guerra, una importante battaglia contro Golia. Ma a lanciare le fionde assieme al pastorello i pentaleghisti non c’erano. Anzi, stavano dall’altra parte. Risultato: ancora una volta l’Italia ha scelto di prendere una strada diversa da quella dei grandi paesi continentali.


Il voto dell’Italia viene stigmatizzato dal vicepresidente di Forza Italia, Antonio Tajani: «L'Europa difende l'industria culturale e creativa mentre l'Italia ha votato contro. Perché?» si chiede il presidente del Parlamento. E non è il solo. Per la deputata di Forza Italia, Elvira Savino, «il Governo gialloverde si è schierato contro le imprese culturali e creative italiane, che offrono lavoro a più di un milione di italiani. M5S e Lega hanno preferito schierarsi con i giganti del web che in Italia pagano pochissime tasse ed hanno pochissimi dipendenti. Questa è una ulteriore prova che il Governo Conte è contro gli interessi dell'Italia e degli italiani». Duro pure il commento dell’ex ministro della Cultura Dario Franceschini, che su Twitter sottolinea che va a buon fine «una giusta battaglia per tutelare il diritto d'autore e la libertà creativa che ha sempre visto l'Italia in prima fila. Sino al voltafaccia della maggioranza nazionale, Lega e 5Stelle, oggi tra gli sconfitti da un voto storico». A pensare male si fa peccato ma si ha la netta sensazione che l’input a votare no al M5S arrivi dritto dritto non tanto da Palazzo Chigi, ma dalla Casaleggio associati. «Siamo contrari al metodo e alla formula adottata dall'Ue. Laddove si è tentato di applicare una normativa del genere è stato un fallimento», sentenzia l’ex cittadino Vito Crimi. Su Facebook il sottosegretario all'Interno, l’ex complottista Carlo Sibilia, sostiene che «oggi il Parlamento Europeo, con l'appoggio di Pd e Forza Italia, ha approvato la direttiva che impone ulteriori oneri di licenza ai siti web che raccolgono e organizzano le notizie rischiando così di colpire in modo rilevante la libertà di espressione e la partecipazione online».


Peccato che le cose non stiano esattamente così. Intanto va chiarito che gli utenti non rischiano più sanzioni per aver caricato online materiale protetto da copyright non autorizzato ma la responsabilità sarà delle grandi piattaforme come YouTube o Facebook, mentre le piccole sono esentate e le medie hanno obblighi ridotti. Gli utenti di Internet continueranno a poter condividere contenuti sui social media e link a siti web e a giornali (inserendo hyperlink) esattamente come avviene attualmente. Le nuove norme poi tutelano la libertà di espressione e consentono l'uso di opere esistenti a fini di citazione, critica, rassegna, caricatura e parodia. Non ci vuole certo un genio per capire che siamo in presenza di norme che tutelano il lavoro intellettuale e l’industria culturale. E infatti forti perplessità sull’operato del governo arrivano anche dal mondo della cultura. Il direttore di Confindustria Cultura Italia (CCI), Fabio Del Giudice, esprime «grande rammarico» per il voto dell'Italia. Un voto, aggiunge, «che la schiera accanto a Paesi con una storia e una tradizione molto lontana dalla nostra. Noi siamo uno dei principali Paesi produttori di contenuti culturali e creativi, un'eccellenza che esportiamo in tutto il mondo e che va tutelata. Storicamente in Europa abbiamo sempre avuto una posizione a favore della tutela e dello sviluppo della cultura e della creatività, ma oggi il Governo italiano ha chiaramente dimostrato il contrario nonostante le recenti affermazioni del Presidente del Consiglio, che in occasione di un'uscita pubblica di alcuni giorni fa, aveva sottolineato l'importanza della tutela del diritto d'autore. Dichiarazione che tuttavia non appare confermata dai fatti». Mentre Carlo Perrone, presidente degli editori di giornali europei dell'Enpa, sottolinea che il disco verde del Consiglio al voto sulla tutela del copyright è «storico» e sarà essenziale «per il futuro degli editori di stampa e il giornalismo professionista dove gli utenti del web si vedono ora garantito un Internet democratico e pluralista». Democratico e pluralista? Appunto. Perché rendere la Rete più democratica se proprio così com’è ha consentito al Movimento di prendersi il Paese?


di Giampiero Cazzato

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