Coronavirus, è crollo del settore manifatturiero in Italia: mai così male dal 1997


Il Covid-19 ha causato ad aprile un inasprimento della contrazione del settore manifatturiero italiano, con un peggioramento delle condizioni operative al tasso maggiore da giugno 1997, data di inizio dell'indagine. Anche la produzione e i nuovi ordini, per via delle chiusure delle aziende e delle misure di emergenza che hanno avuto un forte impatto sul settore, sono diminuiti al tasso più veloce in oltre i 22 anni di storia dell'indagine. Allo stesso tempo, le imprese manifatturiere hanno ridotto ulteriormente la loro forza lavoro e al tasso maggiore da aprile 2009. L'Indice Pmi (Purchasing Managers Index®) IhsMarkit del settore manifatturiero italiano - che con una sola cifra dà un'immagine degli sviluppi delle condizioni generali del settore manifatturiero - ha registrato ad aprile 31.1, in diminuzione da 40.3 di marzo, segnalando un forte crollo delle condizioni operative del settore manifatturiero italiano. Il valore di aprile rappresenta l'indice più basso mai registrato in oltre i 22 anni di raccolta dati. L'ennesima contrazione della produzione e dei nuovi ordini è stata la causa del peggioramento. L'Indice destagionalizzato della Produzione ha riportato un calo mensile di 16.4 punti sino a raggiungere il nuovo record negativo, e segnalando la maggiore riduzione della produzione mai registrata. Allo stesso modo, i nuovi ordini sono diminuiti per il ventunesimo mese consecutivo e al tasso più veloce in più di venti anni di raccolta dati. Le aziende campione hanno collegato la riduzione della produzione e dei nuovi ordini all'impatto sull'attività economica della diffusione del Covid-19. Conseguentemente alle simili restrizioni in atto nei paesi limitrofi, le esportazioni sono diminuite notevolmente al tasso più veloce mai registrato in precedenza -continua Ihs MARKIT-. Allo stesso tempo, le aziende campione hanno ridotto i loro livelli del personale per l'undicesimo mese consecutivo, e al tasso di contrazione che è stato il maggiore da aprile 2009. Il lavoro inevaso è rimasto generalmente invariato, anche se i minori ordini ricevuti hanno alleviato la pressione sulla capacità. Conseguentemente alla minore esigenza di produzione, le aziende hanno ridotto notevolmente la loro attività di acquisto, con i dati di aprile che hanno mostrato il declino maggiore da quando è iniziata la raccolta dei dati a metà 1997. Aumentano le giacenze a causa del crollo della produzione e l'impossibilità dei clienti di completare gli acquisti per via delle restrizioni. Le giacenze degli acquisti sono aumentate al tasso più veloce mai registrato prima, mentre quelle dei prodotti finiti sono incrementate al tasso più veloce da giugno 2019. Continua la diffusione delle interruzioni nella catena di fornitura, i tempi medi di consegna dei fornitori si allungano infatti al tasso più elevato nei quasi 23 anni di storia dell'indagine. Allo stesso modo, per il terzo mese consecutivo diminuiscono i prezzi d'acquisto a causa del prezzo più basso del petrolio e delle materie prime. Il tasso di declino è rallentato rispetto a marzo ma è rimasto in generale solido. Anche i prezzi alla vendita sono diminuiti e al tasso più rapido da agosto 2009. Infine, migliorano ad aprile le previsioni sulla produzione dell'anno prossimo e il livello di ottimismo ha raggiunto il livello più alto in tre mesi. Le aziende campione hanno collegato l'ottimismo alla speranza di una ripresa tempestiva dell'economia globale.

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