Coronavirus, Pechino replica alle 24 "bugie" degli Usa sulla pandemia

La Cina non ci sta ad essere accusata della responsabilità della pandemia e pubblica, sul sito del ministero degli Esteri, un testo di 30 pagine, in cui risponde punto per punto alle

"bugie" e alle "accuse assurde" fabbricate da politici e media Usa, la cui finalita' "e' di spostare la colpa" su Pechino della inadeguata risposta americana alla pandemia del Covid-19. Il testo è strutturato su 24 risposte date ad altrettanti quesiti per ampliare o ribadire le contestazioni ai rilievi piu' comuni e ha un prologo con una citazione dell'ex presidente americano Abraham Lincoln: "Puoi ingannare tutte le persone un po' di tempo e alcune persone tutto il tempo, ma non puoi ingannare tutte le persone tutto il tempo". La prima "accusa" citata nel documento di ben 11.000 parole - che fa riferimento a studi scientifici e dichiarazioni dell'Organizzazione mondiale della Sanità - è quella sul "virus cinese" o "virus di Wuhan", espressioni spesso usate da Donald Trump e Mike Pompeo e contestate da Pechino. "Essere stati i primi a segnalare il virus non significa che Wuhan ne sia l'origine. In realtà l'origine non è stata ancora identificata", afferma il testo ribandendo quanto ripetuto più volte nei giorni scorsi dalla Repubblica Popolare e dai suoi media ufficiali. Sulle accuse riguardo il laboratorio di Wuhan, il "reality check" di Pechino ripete che "tutte le evidenze a disposizione mostrano che il Sars-CoV-2 è di origine naturale". E sui tempi di diffusione delle informazioni del virus, viene fornito un calendario dettagliato per rivendicare come la Cina abbia agito in modo "aperto e trasparente". Non manca un riferimento a Li Wenliang, il medico che per primo ha lanciato l'allarme sull'epidemia di coronavirus e che è morto a febbraio dopo essersi ammalato a causa della pandemia. "Non era un whistleblower", si legge.

Iscrizione n° 144/2017       del 28/09/2017 del Registro della Stampa;        Tribunale di Roma

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