Credevano fosse la figlia invece era la sua schiava da anni: denunciato cinquantenne

Credevano fosse la figlia invece era la sua schiava da anni: denunciato cinquantenne



Quella di Maria Henselman è una di quelle storie che si spaccano in due tra l’assurdo e la realtà. La storia di una ragazza tedesca di 13 anni che inizia una conversazione in chat con un uomo di 50, che la rapisce a Friburgo e la porta in un paesino siciliano spacciandola per sua figlia. La storia di Maria si intreccia tragicomicamente con quella di Bernhard Manfred Haase, 54enne sposato, ex tesoriere dei Republikaner, formazione tedesca di estrema destra, che l’ha adescata e plagiata via chat spacciandosi all’inizio per un coetaneo, e che l’ha trascinata in un’odissea senza senso che dopo cinque anni ha finalmente trovato fine.

La storia di queste due persone è connessa infine al piccolo paesino di Licata, in provincia di Agrigento. Un paese di persone semplici e di cuore, che per anni credevano di aver a che fare con un padre e sua figlia indigenti. Credevano di doversi impegnare per la loro salute, per assicurarsi che avessero cibo e le giuste risorse per sopravvivere, e mentre si prodigavano erano all’oscuro dell’assurda verità.


Maria Henselman era stata rapita nel maggio del 2013, quando aveva 13 anni, ed è stata riportata dalla sua famiglia soltanto cinque anni dopo, quando ha trovato il coraggio di farsi viva e di rilevare su Facebook l’incredibile storia in cui si è trovata coinvolta. La ragazza è ricomparsa a Milano e da lì è stata riportata a casa, mentre il suo aguzzino è stato arrestato una settimana dopo per sequestro di persona e violenza sessuale su minore. Che cosa sia successo in questi cinque anni di sparizione della ragazza l’ha ricostruito l’ultima puntata di “Chi l’ha visto?”, dando una risposta alle innumerevoli domande che il caso ha suscitato. Come riusciva a mantenersi una ragazzina tedesca di 13 anni in un paesino della Sicilia senza saper parlare italiano? E soprattutto come è stato possibile che nessuno si sia accorto di niente durante tutto questo tempo?


Gli abitanti di Licata increduli hanno dichiarato ai microfoni del programma di Rai3: «Se avessimo saputo che quella ragazzina non era sua figlia saremmo corsi dalla polizia. Ma se c’era una mandato di cattura con tanto di fotografie come è possibile che nessuno sia intervenuto fino ad ora?». La stessa domanda è stata ripetuta con forza dall’avvocato Antonio La Scala, presidente dell’associazione “Penelope”, intervenuto anch’egli in trasmissione. Sul 54enne pendevano in effetti la denuncia dei genitori della ragazza e di sua moglie, che avevano scoperto l’assurda “storia” tra lui e la giovanissima Maria, ma le autorità tedesche si erano mosse tardi e male. La “coppia” aveva così potuto vivere per cinque anni sbarcando il lunario con piccoli lavoretti, campando di espedienti e ricevendo la carità all’angolo delle strade dai generosi e ignari paesani, che riferiscono: «Erano sempre zitti, ben vestiti e non chiedevano l’elemosina. Eravamo noi a chiedergli se potessero aver bisogno di qualcosa, e più volte gli abbiamo comprato zucchero, pane, latte e carne».


L’uomo aveva infatti lasciato credere ai cittadini di Licata di essere rimasto vedovo e di essere dovuto espatriare per problemi familiari. Era riuscito a inserirsi bene nel tessuto sociale di Licata, e tantissime persone lo ricordano come un tipo gentile, disponibile, pronto a risolvere tanti problemi per via della sua praticità. Il parroco aveva invitato più volte i due alla messa per i poveri, e l’uomo si era talmente adattato bene nel paese che, quando Maria lo ha denunciato, le autorità l’hanno trovato lì, non si era mosso da Licata. Sarebbe bastato un banale controllo sulla coppia e si sarebbe scoperto tutto da tempo, ma pare che nessuna delle forze dell’ordine impegnate sul territorio di Licata abbia mai speso un minuto del suo tempo per indagare, nonostante i due vivessero in una tenda davanti a un supermercato.



Di Giacomo Meingati

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