Da Bruxelles un “aiutino” a Salvini per il voto anticipato

Da Bruxelles un “aiutino” a Salvini per il voto anticipato



Si lavorerà per tutto il week end a Bruxelles sulla manovra. I tecnici del Tesoro saranno impegnati a ridefinire l’impianto della legge di bilancio a stretto contatto con gli uffici della Commissione europea. Juncker ha apprezzato lo sforzo del governo di ridimensionare le spese ma quello che preoccupa è il deficit strutturale. Il bersaglio, come ha lasciato intendere il Cancelliere Angela Merkel nell’incontro bilaterale con Conte, è la modifica della riforma Fornero che inciderà in modo permanente sui conti pubblici. Quota 100 di fatto è stata già ammorbidita e sono stati posti paletti tali da rendere le uscite anticipate poco vantaggiose. Ma, o alla Commissione non sono arrivati messaggi chiari di come sarà declinata la riforma (ed è assai probabile giacché ogni giorno si accavallano ipotesi diverse) o Bruxelles vuole un segnale più importante che la quota 100 sarà tale da non pesare sul bilancio in modo consistente.


Quei 7,5 miliardi da sottrarre alla manovra devono per forza di cose sacrificare misure strutturali. Matteo Salvini finora ha ribadito che le due misure bandiera, reddito di cittadinanza e quota 100, non saranno toccate ne’ nei saldi, ne’ nei contenuti. Ma è una ostentazione di forza più di facciata che reale. È consapevole che la strada è obbligata, che dovrà cedere qualcosa ma ha anche intuito, da abile stratega quale è, che un incidente può essere trasformato in opportunità. Dentro la Lega circola con insistenza la voce che potrebbe venire proprio da Bruxelles quell’aiutino per staccare la spina ai 5Stelle. Stretto dalle richieste della Commissione europea da una parte, dal malumore delle categorie imprenditoriali dall’altra, di fronte allo spettro dell’ingovernabilità del Paese, potrebbe dirsi costretto ad andare al voto anticipato. Anche il Quirinale avrebbe fatto intendere che questa strada non sarebbe sgradita. Non ora, in piena sesssione di bilancio, ma la prossima primavera potrebbe essere la finestra giusta. Salvini si mostrerebbe quale il salvatore del Paese dall’instabilità riuscendo a pescare consensi tra gli indecisi e delusi dai 5Stelle. A guardare il sondaggio di Emg per la trasmissione Agorà, è in atto un travaso di elettorato dal Movimento alla Lega.


Alla domanda su quale sia l' esponente di governo che conta di più, il 62% degli intervistati ha risposto Salvini , il 17% Conte, e soltanto il 9% Di Maio. È chiaro, quindi, che anche tra gli elettori pentastellati più di qualcuno ritenga il ministro dell'Interno il vero leader dell'esecutivo. Sulla Tav emerge che il 58% degli italiani è a favore dell'opera in quanto la ritiene fondamentale per l' economia italiana. Questa percentuale sale all' 87% fra gli elettori della Lega, ma anche tra quelli del Movimento raccoglie un buon 33% di favorevoli. Tra le priorità del governo, il 41% degli italiani risponde «abbassare il debito pubblico». Per il 22% invece gli interventi urgenti sono quota 100 e il superamento della Legge Fornero mentre il reddito di cittadinanza, su cui Di Maio sta investendo moltissimo, viene indicato come priorità solamente dal 10% degli intervistati. Emerge inoltre che il centrodestra sta risalendo con Forza Italia all’8,4% (+0,2%), Fratelli d' Italia al 4%, mentre il Pd fa segnare un nuovo calo dello 0,8% e si ferma al 17,7% delle preferenze. Che le elezioni anticipate non siano più un tabù lo ha detto chiaramente il sottosegretario Giancarlo Giorgetti che al convegno di Giorgia Meloni ha usato la parola “voto” qualora “non sarà più possibile realizzare il contratto di governo". A questo ha aggiunto quello che imprenditori, artigiani, commercianti pensano vanno dicendo da settimane ed è emerso anche mercoledì alla manifestazione di Confartigianato. E cioè che il reddito di cittadinanza "magari piace all'Italia che non ci piace con cui dobbiamo governare". È il segnale che l’ingranaggio del governo si sta inceppando, che il rapporto con i 5 Stelle si è logorato ed è vicino al capolinea. Non è un caso che Giorgetti, solitamente defilato, abbia usato frasi così forti proprio davanti al popolo di Fratelli d’Italia. Fa pensare a un messaggio al centrodestra a tenersi pronto. Non è un mistero che la campagna acquisti di “responsabili” marci a pieno ritmo. Le urla di Grillo verso i fuggitivi e la sirena di Di Battista, sulla via del ritorno in Italia dopo il lungo sabbatico, non sembrano costituire un argine alla lenta erosione del bacino grillino.


di Laura Della Pasqua

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