Da Hammamet parla Stefania Craxi, i giovani riscoprono lo spirito garibaldino di mio padre



«Solo una parte minoritaria di una certa Italia ufficiale può non riconoscere i meriti di Craxi e la persecuzione che ha subìto. È tra la gente comune che la verità si è fatta strada. Grazie Tunisia che hai assicurato la libertà e la vita a mio padre, nel rispetto delle leggi internazionali».

Parla da Hammamet Stefania Craxi, senatrice di Forza Italia, vicepresidente della commissione Esteri di Palazzo Madama. È il 19 gennaio, giorno dell'anniversario della morte dello statista socialista. Con la Fondazione Craxi, presieduta da Margherita Boniver, in Tunisia sono giunti militanti socialisti ma anche per la prima volta giovani organizzati dal deputato socialista di Fi Alessandro Battilocchio.


Senatrice Craxi, siamo a un anno dal ventennale dalla scomparsa di suo padre, Bettino, statista socialista morto in esilio ad Hammamet. Che significato ha questo diciannovesimo anniversario?


Come sempre l’anniversario della scomparsa di Craxi non è e non vuole essere un mero momento commemorativo in cui ricordarne l’opera e la figura, ma un avvenimento in cui far vivere le sue idee e le sue visioni che sono tutt’oggi, nonostante il tempo trascorso, utili per affrontare le sfide del nostro tempo. È questa una caratteristica propria dei grandi: saper parlare alle generazioni future, senza restare ostaggi del tempo.


Perché la Fondazione Craxi ha scelto di ricordarlo quest’anno con una mostra ed una pubblicazione, speciale del suo periodico “leSfide”, su “Garibaldi a Tunisi”?


Bettino Craxi ad Hammamet

Non è certo un mistero la “passione” garibaldina di Bettino Craxi. Un vero e proprio culto che negli anni contaminò l’intera comunità socialista e non solo. Il destino, cinico e baro, volle che il leader socialista ne seguisse le orme nell’esperienza dell’esilio. Infatti, in pochi lo ricordano, ma Garibaldi trascorse un intero anno a Tunisi, dove ancora oggi è possibile visitare la sua dimora. Craxi e Garibaldi, due socialisti libertari, legano così, ancora una volta, le due sponde del Mediterraneo, l’Italia e la Tunisia. Attraverso le loro storie, la cultura e l’arte, la Fondazione intende così riannodare i fili della memoria, rinnovare il messaggio di vicinanza tra i due popoli ed il suo sostegno alla democrazia tunisina che, proprio in questi giorni, è stata interessata da prove di maturità.


Quale contributo può venire da questa ricorrenza, dalla testimonianza della figura di Craxi, per una nuova politica estera nel Mediterraneo ed un nuovo protagonismo del nostro Paese?


Il contributo viene dalle sue intuizioni che a distanza di tempo continuano a rappresentare una via di uscita ordinata al caos Mediterraneo. Una visione strategica di ampio respiro che guardava alla pacificazione, allo sviluppo ed alla crescita condivisa dell’area del “mare nostrum” come presupposto per far fronte alle sfide epocali che avrebbero interessato il nostro tempo. Non è un caso che oltre un quarto di secolo fa mise in guardia l’Europa e l’Italia dell’arrivo di flussi migratori incontrollati e da pericolose tendenze che portavano alla separazione tra le culture che abitano questo mare: cosa che si sta puntualmente verificando!


Cosa avrebbe dovuto fare l'Italia?


L’Italia, per Craxi, avrebbe dovuto giocare un ruolo di leadership nell’area, con una politica di dialogo e di confronto, autonoma ed autorevole, che le avrebbe consentito di avere voce e ruolo sullo scenario internazionale facendo così tanto i suoi interessi, che quelli europei ed occidentali. Invece, abbiamo distolto lo sguardo altrove salvo accorgercene quando era troppo tardi, abbiamo sposato politiche non nostre ed in contrasto con la nostra storia.


Oggi Craxi che avrebbe detto di Brexit e della politica in generale del governo giallo-verde e naturalmente, senatrice, cosa ne pensa lei?


Non mi avventuro in attività esegetiche del pensiero di Craxi che sarebbero tanto un azzardo quanto una forzatura. Quanto al mio giudizio sull’esperienza di governo giallo-verde questo è noto. È un esperimento inquietante, deleterio, che si basa su uno scambio ed un compromesso continuo, una sintesi al ribasso che danneggia il Paese tanto sul piano dei diritti e delle libertà, quanto su quello economico e sociale, come dimostra il varo di una manovra senza visione e senza respiro. La Brexit è un pasticcio che mette in evidenza come la democrazia non si possa ridurre a Si e No. Allo stato, in assenza di novità, non vedo soluzioni diverse da un nuovo referendum. Non per rimettere in discussione la scelta di fondo, ma per superare questo impasse chiamando i britannici ad una scelta responsabile tra un “No deal” e l’accordo raggiunto con l’Europa. I divorzi si fanno in due.


Se posso farle una domanda personale, si sente più a casa qui in Tunisia o in Italia?


L’Italia è il mio Paese, il Paese a cui mio padre ha dedicato la sua vita e per il cui bene mi batto e mi impegno quotidianamente con il lavoro parlamentare e l’impegno politico. La Tunisia è una sorta di seconda patria, lì vive tutt’oggi mia madre e li ci sono molti dei miei ricordi. Considero quel popolo parte della mia famiglia e ad esso sarò per sempre grata per aver accolto mio padre in un momento difficile della sua vita, garantendone, nel rispetto delle leggi internazionali, la libertà e la vita. L’ordine non è casuale.


Come vede l'Italia in questi giorni dalla Tunisia?


Un Paese bellissimo, dal grande potenziale inespresso, che potrebbe essere un punto di riferimento nello scenario internazionale, un motore che contribuisce alla riforma dell’Europa ed alla stabilizzazione del Mediterraneo, ma che sembra rassegnato al suo declino. Qualcuno sembra averci convinto che dobbiamo giocare partite di piccolo cabotaggio, di retroguardia, guardare all’assistenzialismo e non allo sviluppo, alla decrescita e non alla crescita, chiuderci anziché aprirci ad mondo che, nonostante tutto, guarda ancora a noi con grande interesse ed ammirazione. Vengano qui, nei Paesi della sponda sud del Mediterraneo o in quelli del mondo arabo per capire cos’è l’Italia e quale debba essere il suo orizzonte. Sa cosa mi fa rabbia?


Quale?


Che non difettiamo per talento, capacità, ingegno e voglia di conquista. Per questo penso che le energie migliori debbano fare un passo in avanti. Basta con l’arroganza dell’inesperienza e dell’incompetenza elevata a valore assoluto! Basta con il qualunquismo e lo sfascismo che ci stanno portando dritti verso una nuova recessione!


Su cosa state lavorando in vista del ventennale?


La Fondazione ha messo in cantiere un vasto programma di iniziative, di vario genere e natura. Di certo, come sempre nella sua attività ormai quasi ventennale, non mancheranno sorprese e tocchi di originalità. L’Istituto ha ereditato lo spirito craxiano di sfidare le convenzioni e lanciare lo sguardo oltre i confini.


Pensa che ci sarà finalmente quel riconoscimento che l'Italia ancora deve allo statista suo padre?


Solo una parte minoritaria di un certo paese “ufficiale”, un certo establishment che deve le sue ricchezze e le sue fortune a quella stagione di menzogne, infamie e di violenze, può non riconoscere oggi i meriti e la persecuzione di Craxi. Personalmente non mi interessa. E credo, non interesserebbe neanche a lui. È nei mercati, per le strade, tra la gente comune che fa il confronto con la realtà che la verità si è fatta strada. Da lì giungono i riconoscimenti più emozionanti. Ma la cosa più bella sono i tantissimi giovani che scoprono l’uomo e le idee, il suo spirito garibaldino. Lo apprezzano e lo consegnano al futuro.


di Paola Sacchi

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