Ddl Anticorruzione, passa l’emendamento sul peculato e il governo va sotto



1-Ddl Anticorruzione. Il governo va sotto, la colpa della Lega. Un’altra maggioranza di centrodestra è possibile.

Oggi, come era prevedibile, “ci metteremo una pezza”, sbuffano, mentre fumano nervosamente, nella galleria fumatori del Transatlantico, i deputati leghisti ‘colpevoli’ della defaillance del governo che, ieri, alla Camera dei Deputati, è andato sotto sul ddl anticorruzione. Del resto, lo stesso loro leader e Capitano, Matteo Salvini - uscendo ieri notte da un lungo e drammatico vertice consumato ad altissima tensione con Di Maio e Conte a palazzo Chigi - lo ha detto in modo esplicito e a favor di telecamere: «Quel voto è stato un errore, non è stato fatto con il mio consenso e, nella Lega, fino a prova contraria, decido io». Insomma, tutto è bene quel che finisce bene? Sarà. Certo è che, ieri, si è consumata la prima vera, e vistosa, crepa all’interno della maggioranza di governo. Al confronto, i mal di pancia dei senatori pentastellati sul decreto Sicurezza votato appena una settimana fa, al Senato, sono già stati derubricati a episodi di ‘normale’ tensione tra Lega e M5S su un tema, a sua volta, assai controverso, dentro la maggioranza. E, peraltro, a partire da venerdì prossimo, proprio il dl Sicurezza arriverà alla Camera e saranno, forse, altri dolori considerando che sono ben 19 i deputati grillini ‘dissidenti’ che, in sostanza, il decreto Salvini non vogliono votarlo. Ieri, invece, no. Lo strappo è stato reale, pesante, duro e tutti – improvvisamente – si sono resi conto della notevole novità politica emersa durante la votazione che ha visto il governo gialloverde finire ‘sotto’. Al di là dei tecnicismi, infatti, dell’emendamento – che vedremo appena qui sotto – è chiaro che, da ieri, «Un’altra maggioranza è possibile». Infatti, l’emendamento su cui il governo Conte è andato sotto è passato grazie al ‘no’ di Lega, Forza Italia, Fratelli d’Italia e gruppo Misto (compresi alcuni ex-M5S già fuoriusciti). Senza, cioè, che servissero i voti del Pd che ha, invece, e molto curiosamente, votato ‘sì’ insieme ai 5Stelle. Insomma, possiamo catalogare l’episodio alla voce “prove tecniche di maggioranza alternativa” a quella gialloverde. Ma questa ipotesi, al momento, è solo ‘fantapolitica’. Vediamo, invece, cosa è successo ieri, e nel dettaglio.


2. Una ‘normale’ seduta di paura. Il patatrack sul ddl anticorruzione va in scena alle 8 di sera dentro l’Aula.

Erano le otto di sera e le votazioni si susseguivano alle votazioni, nell’Aula della Camera, sul ddl anticorruzione. Che qualcosa non andava per il verso giusto i cronisti parlamentari lo avevano capito subito: «La maggioranza mantiene circa 20 voti di scarto sulle opposizioni – dice uno – e sono troppo pochi, potrebbero andare presto sotto…». Ed ecco che, l’incidente, si materializza. A sorpresa, infatti, l’Aula approva - a voto segreto e contro il parere di governo e relatore, con ben 45 voti di scarto (284 si, 239 no) - un emendamento in materia di peculato (“caro al Carroccio”) sul quale Lega e M5S si erano già divisi in commissione. E mentre l’opposizione esulta di pazza gioia, con i deputati di FI a urlare in Aula in coro “Libertà, Libertà!”, l’M5S chiede, ovviamente, una sospensione dei lavori e punta il dito sulla Lega, “forte” di numerosi indizi: i deputati di Salvini non avevano applaudito il Guardasigilli Bonafede quando aveva difeso la riforma della prescrizione e, durante le votazioni, anche quelle segrete, erano molti i banchi vuoti. I leghisti, ovviamente, si difendono dalle accuse. Il loro capogruppo, Riccardo Molinari, assicura che “non siamo stati noi” e tutti gli altri leghisti contrattaccano prendendosela con gli “ortodossi” grillini, cioè con i deputati vicini al presidente della Camera, Roberto Fico, ieri usciti allo scoperto criticando il decreto Sicurezza. Altri, invece, sottovoce, ammettono di aver voluto dare un “segnale” ai Cinque Stelle anche perché alcuni parlamentari avevano avvertito prima del voto che, sull’emendamento dell’ex pentastellato - ora nel Maie/Misto - Catiello Vitello «Ci sarebbero state sorprese». Insomma, gli elementi per pensare a una sorta di “agguato” della Lega c’erano tutti. Matteo Salvini prova tappare la falla: il voto in Aula è stato «Assolutamente sbagliato. La posizione della Lega la stabilisce il segretario». Il ddl anti-corruzione, assicura, «arriverà alla fine come concordato dalla maggioranza».


Il capogruppo del M5S, Francesco D’Uva, però, non è così ottimista e uscendo dall’Aula subito dopo il voto sbotta: «Così non si può andare avanti. Noi non salviamo i furbetti dalla galera. Chi ha votato Sì a un emendamento che va a favore dei delinquenti si sta assumendo una responsabilità enorme agli occhi dei cittadini». Poi tira ‘la bomba’: «Va trovata una soluzione, il ddl va approvato senza modifiche oppure possiamo anche andare tutti a casa». Parole pesanti. Si racconta anche che, poco prima del voto, il relatore dell’M5S, Francesco Forciniti, avesse fatto “una sorta di comizio attaccando le leggi ad personam», che però, ai tempi, erano state votate anche dalla Lega, alzando così- senza alcun motivo apparente - il livello dello scontro. A quel punto, raccontano esponenti dell’opposizione dem che hanno assistito alla scena, la Lega avrebbe reagito dicendo sì all'emendamento che “risolve anche alcuni problemi a esponenti come Rixi e Molinari” (accusati di peculato in due distinti processi, il primi in appello, il secondo in primo grado, per le ‘spese pazze’ di quando erano consiglieri regionali, rispettivamente, in Liguria e in Piemonte) con il vantaggio di non metterci la faccia perché la proposta di modifica era di un ex M5S, Vitiello, passato al gruppo Misto in quanto espulso dai 5Stelle perché è un massone.

E, non a caso, dal Pd si alza subito un coro di critiche verso una norma che, appunto, per dirla con le parole di Andrea Bazoli, “salva la Lega” da diverse vicende giudiziarie. L’emendamento, spiega lo stesso Vitiello, “prevede una forma aggravata di abuso d'ufficio laddove c’è una distrazione che non configura però peculato. Per quanto riguarda la prescrizione si applicano quindi le regole dell'abuso di ufficio”. Ma è una norma a favore della Lega? «Se avevano un problema di questa natura se ne gioveranno come chiunque», risponde Vitiello. Subito dopo il voto che ha visto la maggioranza andare sotto, intanto, la seduta viene – come si diceva - sospesa e viene convocata la Conferenza dei Capigruppo che decide di riconvocare l’Aula oggi. Si riprende con l’esame degli emendamenti, anche se molti (FdI e Pd), ipotizzano che si possa andare verso un voto di fiducia: si taciterebbero i malumori e si potrebbe correggere il testo con un maxi-emendamento. Ma l’M5S insiste: il «testo del ddl deve essere approvato così com’è», e cioè che l’Aula della Camera deve dare il via libera allo stesso testo licenziato dalle commissioni, salvo piccole modifiche ma assolutamente concordate.


3. Il timing dei lavori dell’Aula è un vero ginepraio…

Ma c’è il rischio concreto di ‘ingolfamento’ dei lavori, con il decreto Sicurezza, ancora all'esame della commissione Affari costituzionali e sul quale ‘pesano’ oltre 600 emendamenti e le perplessità di 15 deputati pentastellati. Se governo e maggioranza, infatti, dovessero porre la questione di fiducia sul ddl anticorruzione, rischia di slittare il decreto Sicurezza calendarizzato in Aula venerdì. Insomma, M5s e Lega si potrebbero trovare di fronte a una scelta di priorità: il decreto Sicurezza, caro alla Lega (Salvini aveva detto che “o viene approvato o salta tutto”), e il ddl anticorruzione, vitale ma soltanto per i 5 Stelle. Analizzando il timing dei lavori di Montecitorio, quindi, la strada della fiducia appare stretta, sempre che l’ipotesi venga condivisa da entrambi gli alleati di governo. Il calendario dell’Aula prevede, ad oggi, che entro stasera venga approvato il ddl anticorruzione, giovedì ci sia una pausa per consentire alle commissioni, come la Prima, di lavorare e terminare l’esame del decreto Sicurezza. Venerdì discussione generale e poi probabile fiducia, da votare tra lunedì e martedì. Dunque, se il governo dovesse porre la fiducia anche sul ddl anticorruzione se ne potrebbe riparlare solo dopo il via libera al decreto Sicurezza, a meno che non lo si faccia slittare alla prossima settimana.


E su tutti questi provvedimenti, va ricordato, che incombe la sessione di Bilancio. Al momento, spiegano fonti di maggioranza, una soluzione non è stata individuata, anche perché pesano i sospetti reciproci e i diversi nodi ancora da sciogliere che ‘incombono’ su entrambi i provvedimenti: sul ddl anticorruzione la Lega chiede modifiche alle norme sui partiti, ma l’intesa non è stata ancora trovata. Sul decreto Sicurezza sono alcuni M5S a chiedere modifiche. Viene poi spiegato che ci sarebbe, all’interno della maggioranza, chi suggerisce di proseguire con la tabella di marcia già fissata e porre rimedio a quanto accaduto ieri alla Camera in occasione dell’esame da parte del Senato. Soluzione che metterebbe al riparo dal rischio ‘ingorgo’ e da ben due voti di fiducia consecutivi su due diversi provvedimenti. Sul tavolo resta anche l'ipotesi di un tour de force in Aula, tra oggi e giovedì, per chiudere il ddl anticorruzione e passare, come da calendario, al dl Sicurezza a partire da venerdì. Ma serve una conferenza dei capigruppo o comunque un accordo tra i capigruppo per modificare il calendario. E resterebbe in stand by il dl Sicurezza in commissione, visto che i deputati sarebbero impegnati in Aula: ne conseguirebbe l’impossibilità, per il decreto caro a Salvini, di rispettare i tempi previsti, salvo che la maggioranza non decida di bissare il tour de force anche nel week-end. Una di quelle soluzioni che i deputati – di ogni partito – vivrebbero come una vera Maledizione.


di Ettore Maria Colombo

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